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23/04/2011 h. 17.23 Registi: Playlist libera
Cosa successe al Cinema durante il Terzo Reich? (parte 1)

Cosa successe al Cinema durante il Terzo Reich? (parte 1)

Prima che Goebbels s’impadronisse dell’UFA (nel 1933), quest’ultima era stata una delle più importanti case di cineproduzione mondiale con oltre 600 film prodotti ogni anno. Il paradosso del cinema tedesco dell’epoca, fu il fatto che praticamente il 90% dei registi e attori di maggior bravura e successo fossero di origini ebree e che l’avvento della politica di Hitler ne causò l’emigrazione in America verso: Hollywood, la Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), la Universal Pictures Company, la Columbia Pictures Industries, la FOX e la Paramount, tutte cineproduzioni fondate da ebrei. Tra gli inizi degli Anni ’10 e la fine degli Anni ’20, epoca di massimo splendore del muto, ebbe inizio il cinema tedesco d’avanguardia. Tra queste avanguardie spiccava il cinema espressionista i quali temi trattati contemplavano la grande crisi economica della Repubblica di Weimar, la sua crisi sociale e politica, creando mondi di sogno (per evadere) o più spesso d’incubo, come per esempio “Il gabinetto del dottor Caligari” di Robert Wiene. A differenza di prestigiosi registi russi come Dziga Vertov, Sergej M. Ejzenštejn, Vsevolod I. Pudovkin e Aleksandr P. Dovženko, cui punto forte nelle pellicole era il montaggio, nel cinema tedesco erano le inquadrature e la fotografia con lo scopo di impressionare gli spettatori giocando sul lato psicologico ed emozionale. Inoltre il cinema espressionista fu tra i più grandi innovatori del cinema mondiale. Tra queste pellicole, alcune copie furono scelte personalmente dal Fuhrer, verso la fine degli Anni ’30, per delle proiezioni private.  Molti di questi capolavori scelti erano film diretti da Fritz Lang e G.W. Pabst e con protagonisti Emil Jannings e Rudolf Klein-Rogge, dove questi ultimi sono stati i più grandi attori tedeschi di sempre. Jannings fu dichiarato essere il preferito in assoluto da Hitler, e inoltre fu l’unico dei nomi citati senza origini ebraiche ad essere iscritto al Partito Nazionalsocialista e ad essere amico del Ministro della Propaganda J. Goebbels. Ciò nonostante, non partecipò mai alla produzione di film propagandistici. Mentre da una parte cominciava il cinema di propaganda  di Goebbels, dall’altra si evolveva d’impatto il cinema americano, grazie alla grossa emigrazione. E’ incredibile come, non solo all’epoca, ma nell’intera storia del XX secolo, la presenza degli ebrei nel cinema sia stata fondamentale per la nascita ed evoluzione della Settima Arte e come la Seconda Guerra Mondiale abbia favorito l’evoluzione e la crescita in particolare del cinema americano, infatti, anche se il padre del cinema statunitense è considerato David W. Griffith, l’Espressionismo tedesco e le inventive dei cineasti di origini ebree sono stati fondamentali per rendere il loro cinema il più importante e amato del mondo. Dopo l’avvento del Nazismo furono molti tra registi e attori ad emigrare negli USA o ad essere assassinati nei campi di concentramento (uno di questi fu Kurt Gerron). Tra i più illustri emigranti ricordiamo:
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Oltre a quelli elencati qua sotto, altri grandi nomi furono: Ernst Lubitsch (che scoprì Jannings),  Josef von Sternberg (che scoprì e plasmò la futura diva internazionale Marlene Dietrich), László Benedek (ungherese, che fece successo negli USA grazie alla MGM, collaborando anche con Alfred Hitchcock ed essendo uno degli ideatori della celeberrima serie televisiva degli Anni ’60 Perry Mason), Anatole Litvak, Max Ophuls (che al pari del polacco Krzysztof Kieslowsky contribuì ad influenzare in parte il cinema di Stanley Kubrick), William Dieterle, Michael Curtiz (famoso soprattutto per essere stato il più grande esponente dei film d’avventura con protagonisti la coppia di divi Errol Flynn e Olivia de Havilland fra gli anni ’30 e ’50) e Fred Zinnemann autore del famosissimo cult del genere Western “Mezzogiorno di fuoco” (1952) e altri...

  1. Fritz Lang Fritz Lang, è stato probabilmente il più grande esponente della storia del cinema tedesco insieme a F. W. Murnau e G. W. Pabst. Emigrò negli USA proprio nel 1934, dopo aver ricevuto la stima di Hitler e la proposta da parte del Partito di diventare il direttore dell’industria cinematografica tedesca come segretario di Goebbels, ma, egli dopo aver accettando con un ‘bluff’, scappò di nascosto in America, lasciando tutti i suoi averi, che poco dopo, vennero confiscati dal regime nazista. Lang fu autore del capolavoro “Metropolis” (1926), scritto con la moglie Thea von Harbou (autrice di molte importanti sceneggiature di Lang), che in seguito divorzierà e aderirà all’NSDAP scrivendo anche diverse sceneggiature per Goebbels. “Metropolis” fu tra i film prediletti del Fuhrer. Inoltre Fritz Lang fu anche autore di film pubblicamente antinazisti come la trilogia de Il Dr Mabuse. Il protagonista de “Il Dottor Mabuse” (1922), l’attore Rudolf Klein-Rogge è l’incarnazione del Male Assoluto, una forza che traversa i corpi, gli uomini, i film, la società, una forza terribile, a cui la Repubblica di Weimar dopo la Prima Guerra Mondiale ha dato per la prima volta una chiara forma storica, perchè Mabuse non è solo il "genio del male" con delirio di onnipotenza e follìa, esperto di magia, di arti mesmeriche e di arte del costumismo, ma, è anche un concetto terribilmente concreto e materialista, inserito in un contesto storico-sociale ben determinato, infatti era visto come incarnazione stessa di Hitler e della perdita dei valori a ridosso della rivoluzione industriale. Ebbe un seguito nel ’33 (“Il testamento del Dottor Mabuse”), trattando simbolicamente l’avvento del nazismo e dell’imperversazione del male nel mondo. Entrambe le pellicole furono per ovvi motivi censurate in Germania, ciò però non impedì ad un montatore e regista tedesco, Luther Wolff, di rimontarli in Francia e in seguito produrli negli Stati Uniti, dove ebbero entrambi una premiére a New York appena nel 1943. Infine “I 1000 occhi di Mabuse” è il terzo capitolo della trilogia e fu anche l’ultimo film del regista tedesco, realizzato nel 1960. Di Lang oltre ai film su Mabuse si ricordano i grandissimi capolavori: “I Nibelunghi” (1920) che tuttavia fu vittima di re-editing da parte del regime cinematografico di Goebbels, “Furia” (1936) esordio oltremare di Lang ed è un attacco durissimo e impietoso alla società americana, “Il grande caldo” (1953) uno dei capisaldi del noir -ed uno dei tanti del regista- cupo e amarissimo, manifesto della corruzione urbana, in conclusione “Quando la città dorme” (1955), dove Lang salutando l’America manda in frantumi il Sogno Americano, dopo aver delineato in precedenza anche la sua posizione anti-New Deal.
  2. Billy Wilder Wilder di origini polacche fu uno degli autori che più s’inserì in modo versatile e a pennello nella società americana. Lascia la Germania nel ’33 nella quale non aveva avuto grande successo se non con qualche sceneggiatura. Approdato negli USA continua a scrivere sceneggiature per diversi autori, spesso rimanendo nel genere della commedia. Presto il suo genio si espanderà a tal punto da dimostrare al grande pubblico di essere abile in ogni genere, passando dal noir, al thriller, alla commedia come il ruscello sulle rocce mentre scende dalla montagna. Il genere di commedia che sfoggia Wilder è ai livelli di quella Hawks e sicuramente superiore a quella di Cukor. Ciò che lo rende grande è l’abilità nel sapere usare l’ironia e la satira in modo pungente. Oltre è curioso notare l’equilibrio e la completezza che dall’inizio alla fine della carriera del regista s’è manifestata. Ciò si può notare prendendo in esame “L’asso nella manica” (1951) e “Prima pagina” (1974), entrambi film trattanti in modi opposti il giornalismo, il primo in modo aspro e cinico ed il secondo con umor nero, sono le due facce della stessa medaglia. Ma Wilder verrà ricordato nella storia principalmente per alcuni film chiave della storia del cinema e per le presenze di dive e divi memorabili e con storie encomiabili: (1944) “La fiamma del peccato”, considerato da molti come l’emblema della perfezione nella narrazione del film noir, (1950) “Sunset Blvd.” con un’immortale Gloria Swanson ed un irripetibile Erich von Stroheim è una parabola sul “viale del tramonto” che ogni artista raggiunge a fine carriera, ma il Sunset Boulevard è anche il viale chilometrico dove a Hollywood soggiornano i più grandi divi statunitensi, (1955) “Quando la moglie va in vacanza” con il vento che solletica le caviglie di Marilyn Monroe mentre si alza la gonna del celeberrimo abito bianco è una delle più famose commedie mai realizzate, (1960) “L'appartamento” uno dei film che gli valsero più premi in assoluto è anche una delle commedie più amate dai più; infine “L’asso nella manica” citato pocanzi.
  3. Georg Wilhelm Pabst Emigrato negli USA, valorizzò Louise Brooks, figura femminile prototipo della femme fatale, e firmò capolavori di inestimabile valore artistico come “Lulù – Il vaso di Pandora” (Die Büchse der Pandora) e “Diario di una donna perduta” (Das Tagebuch einer Verlorenen) entrambi del 1929, oltre ad altri grandi capolavori fra i quali il famoso “Die weiße Hölle vom Piz Palü” (1929) fatto insieme al collega ebreo Arnold Fanck.
  4. Robert Siodmak Dopo essersi rifugiato per un periodo in Francia, poi a Hollywood e alla Universal dove il suo nome presto verrà consacrato come uno dei più importanti cineasti del genere Noir. Film come “La scala a chiocciola” (1945) e “I gangsters” (1946) sono due fra i tanti titoli della sua filmografia ricca di grandi capolavori. Ciò che caratterizzerà le sue pellicole sarà l'argomentazione della dualità della psiche fra il bene e il male giocando sulla tensione ora psicologica ora fisica, sia dello spettatore che del protagonista della pellicola. Inoltre sarà spesso sfruttato l'uso degli specchi, nei quali ogni cosa riflessa ha un suo impatto e significato importante, ma a volte anche illusorio o addirittura nascosto.
  5. Edgar G. Ulmer Di grandi capacità e tecnica cinematografica ma di grandi pretese e ideali, venne sopraffatto dalle regole e dall’imporsi delle direttive hollywoodiane e anche della Universal che gli impedirono di realizzare le sue pellicole come lui desiderava, ciò però non gli tolse la possibilità di manifestare nel suo destino la sua enorme innovazione e il suo genio. Nonostante abbia diretto alcuni grandi film considerati di serie B, in quanto low-budget, è riuscito ad essere nel suo piccolo uno dei massimi esponenti, con Siodmark e Lang del genere Noir. Di lui si ricordano i classici: “Detour” (1945), “The black cat” (1934) e “Sangue nel sogno” (1945).
  6. Otto Preminger Emigra nel ‘34 negli Stati Uniti dopo una una già buona carriera cinematografica ed approda a Broadway prima di farsi abbracciare da Hollywood. Agli inizi primeggia nel genere noir, ma poi si dimostra anche lui un regista versatile e di ottimo tocco registico, anche se altalenante e non costante nel successo, passando per diversi generi, dal musical all'western, dalla commedia ai film di spionaggio.Rimarrà non influente il suo coraggio dimostrato nel proporre spesso opere cinematografiche apertamente antinaziste. Le sue opere più importanti sono state: “Vertigine” (1944), (1954) “La magnifica preda” con Marilyn Monroe, e infine nel 1955 vengono realizzati “Corte marziale” e “L'uomo dal braccio d'oro”.
  7. Douglas Sirk (Pseudonimo di Hans Detlef Sierck), si è allontanato dalla Germania nazista nel 1935 ed è stato il più importante esponente del genere Mélo negli USA, infatti per i suoi film è considerato quasi il padre del genere nell’epoca del cinema classico, tra questi da ricordare: (1956) “Come le foglie al vento” e (1959) “Lo specchio della vita”.
SI

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