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04/05/2011 h. 10.50 Film: Playlist libera
Frankenheimer Sessanta: preveggenze singolari

Frankenheimer Sessanta: preveggenze singolari

Fatta eccezione per Colpevole innocente (1957), lungometraggio d'esordio tempestato da inconvenienti di lavorazione, e L'uomo di Alcatraz (1962), pellicola d'impegno civile limitata dall'impossibilità di girare nel vero penitenziario di San Francisco, la produzione cinematografica degli anni '60 di John Frankenheimer rappresenta un imponente corpus che ha intaccato il canone della tarda classicità hollywoodiana.
Ricorrendo a procedimenti linguistici messi a punto nella gavetta televisiva e avvalendosi di cast eccellenti (Burt Lancaster, Karl Malden, Angela Lansbury, Janet Leigh) nonché di apporti tecnici di assoluto valore (Lionel Lindon e James Wong Howe come direttori della fotografia, Richard Sylbert alle scenografie e Saul Bass quale visual consultant), il cineasta newyorkese ha sgretolato film dopo film le regole visive e produttive del cinema americano degli anni '50, prediligendo riprese on location e svecchiando moduli rappresentativi ormai incapaci di fare presa sulla realtà.
Più vecchio di una decina d'anni (classe 1930) dei cosiddetti movie brats (Scorsese, Coppola, De Palma), Frankenheimer ha dato una spallata al frusto repertorio classico, muovendo da una prospettiva personale contraddistinta dal realismo aggressivo e preparando il terreno alla libertà espressiva della New Hollywood.
Sette pellicole che, tra il 1961 e il 1966, segnano il passaggio dal cinema paludato delle major alla tumultuosa stagione della sperimentazione indipendente degli anni immediatamente successivi. Preveggenze singolari.

  1. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Il giardino della violenza (1961) Film dal robusto impianto classico e dalla vigorosa traiettoria morale, ma scosso in apertura da una turbolenta sequenza on location crudamente e aggressivamente realistica. La vena sperimentale di Frankenheimer bussa alla porta.
  2. E il vento disperse la nebbia (1962) Vicenda di disincanto adolescenziale tutta giocata sulla fascinazione provata da Clinton (Brandon De Wilde) per il fratello maggiore Berry-Berry (Warren Beatty). Splendide le brillanti sequenze iniziali girate nelle Florida Keys e grande inventiva nella composizione delle scene nell'abitazione della famiglia Willart. Profondità di campo, sporadiche soluzioni di montaggio e movimenti di camera sorprendono per inaspettata sinteticità.
  3. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile Va' e uccidi (1963) Primo film coprodotto insieme allo sceneggiatore George Axelrod e prima pellicola integralmente controllata da Frankenheimer: l'impetuosa visualità del cineasta newyorkese può finalmente dispiegarsi senza freni. Sventuratamente profetico nell'anticipare l'omicidio Kennedy e fantasiosamente sbrigliato nella rappresentazione delle tecniche di brainwashing. Panoramiche che destabilizzano a 360°.
  4. Sette giorni a maggio (1963) Trattati di disarmo in piena guerra fredda, colpi di stato militari orditi da falchi delle forze armate, presidenti dalla salute traballante: Frankenheimer descrive le tensioni interne di un paese sull'orlo del collasso. Teorie del complotto e manie di controllo si oggettivano nell'onnipresenza degli schermi televisivi: minacce di visioni oblique che congiurano contro le rassicuranti inquadrature cinematografiche. Realismo della paranoia.
  5. Il treno (1964) Contattato da Burt Lancaster per rimpiazzare Arthur Penn (che il divo aveva licenziato dal set dopo due sole settimane di lavorazione), Frankenheimer approfitta della possibilità di girare in Francia e tramuta un film d'avventura resistenziale in una trascinante cavalcata di acciaio e vapore. Azione sul campo e zero riprese di repertorio per i bombardamenti: meglio sporcarsi le mani e piazzare le cineprese rasoterra. A rischio rottura.
  6. Operazione diabolica (1966) Presentato al festival di Cannes del 1966 tra ululati di disapprovazione, Seconds immerge occhi e corpi in un'operazione di svecchiamento da cui non sarà più possibile tornare indietro. La vertiginosa sequenza della festa bacchica di Santa Barbara, interamente girata con camera a spalla e luce disomogenea, rade al suolo ogni convenzione calligrafica. Il punto di non ritorno del linguaggio hollywoodiano classico.
  7. Grand Prix (1966) Ispirandosi al documentario To Be Alive! (1964) di Francis Thompson e ai film di Charles Eames per la IBM, Frankenheimer, fiancheggiato dal genio visivo di Saul Bass, fa dello split screen e delle immagini multiple il segno di un iperrealismo batticuore. 179' di riprese dal vero e spericolatezze cinematografiche: un inno alla velocità di inaudito fragore audiovisivo.
SI

Commenti

  • 4 maggio 2011, 13:49 di panflo

    Doveroso omaggio a un regista che non ha mai sbagliato un film ; quelli elencati sono tutti diversissimi e lasciano tutti il segno ; "Gran Prix" è un enorme "puzzle" sulla Formula 1 degli anni '60 che ci lasciò senza fiato; era appena morto il nostro campione Bandini proprio su lungomare di Montecarlo . Bravo, bravissimo @Joseba a ricordarci Frankenheimer e i suoi film

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  • 4 maggio 2011, 17:54 di Baliverna

    Frankenheimer mi piace. Purtroppo di questa lista ho visto solo "Operazione diabolica", "Il treno", e "Va' e uccidi". I suoi film li trasmettono molto raramente, o mai. E' un regista originale di cui oggi si sente la mancanza.

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  • 4 maggio 2011, 19:00 di jonas

    Mi mancano il primo e l'ultimo. Su Frankenheimer in generale concordo: mai banale, ha contribuito ad aggiornare l'estetica hollywoodiana.

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  • 4 maggio 2011, 23:54 di billykwan

    Complimenti per l'ottima disanima su un regista che non mi ha mai convinto appieno, l'ho trovato un po' discontinuo ma la tua analisi dei suoi anni sessanta mi aiuta a inquadrarlo in un'ottica che non avevo considerato. Un saluto

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  • 5 maggio 2011, 00:51 di mmciak

    Bella la Playlist,però manca "Ronin".

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  • 5 maggio 2011, 11:10 di joseba

    Grazie a tutti dei commenti. Mi compiaccio dell'apprezzamento condiviso per un cineasta troppo spesso considerato un mestierante che ha sparato tutte le cartucce nel primo decennio della sua carriera. In realtà nei decenni successivi ha messo a segno pellicole tutt'altro che trascurabili quali Un uomo senza scampo, 52 gioca o muori e, pochi mesi prima della sua scomparsa, quel Path to War girato per la HBO, premiato nel settembre 2002 con un Emmy postumo per la miglior regia (il quinto della sua lunga attività) e presentato nella sezione Americana del Torino Film Festival dello stesso anno. Mmciak: la play si concentra deliberatamente sulla produzione frankenheimeriana degli anni sessanta, Ronin è del 1998.

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  • 5 maggio 2011, 17:54 di Dalton

    IL TRENO e L'UOMO DI ALCATRAZ sono indimenticabili. A mio avviso, FRENCH CONNECTION 2 ha ben poco da invidiare al capostipite della saga.

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  • 7 maggio 2011, 09:46 di kikisan

    Recuperai Va' e uccidi dopo aver visto il remake di Demme; la scena di apertura dove Frank Sinatra ed i suoi commilitoni credono di assistere ad una allegra riunione di dame della buona società americana con i loro cappellini e vestiti a tema floreale, mentre invece sono sottoposti ad un esame da parte della commissione di gerarchi cinesi che vogliono verificare gli effetti del "lavaggio del cervello" è folgorante e da antologia. Un capolavoro di movimenti di macchina e montaggio. Grazie anche per la segnalazione dei primi 2 titoli della play (non li conoscevo). Forse ho sempre commesso l'errore (e non credo di essere il solo) di considerare Frankenheimer "solamente" un abile "mestierante", sottovalutando probabilmente gli aspetti su cui tu hai posto l'accento. Playlist utilissima. Ciao.

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  • 9 maggio 2011, 22:19 di joseba

    Dalton complimenti, hai beccato i due film meno frankenheimeriani tra quelli da lui girati negli anni '60 :) Su French Connection II invece la penso esattamente come te: la lunga sequenza dell'astinenza di Popeye è un pezzo di cinema a 24 carati, così come la sequenza dell'inseguimento finale nel porto di Marsiglia. Kiki grazie del commento, mi fa molto piacere che la play ti abbia suscitato quella riflessione: Frankenheimer è stato troppo a lungo considerato soltanto un buon professional director. E' mia convinzione che sia molto di più. Buona serata e grazie ancora a chi ha lasciato

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