William Friedkin - Satan goes to Hollyood
Esiste un regista che riesce nell'impresa di mettere d'accordo quasi tutti? Si, si chiama William Friedkin.
- Il salario della paura (1977) Fu un flop colossale. Remake di Vite vendute di Clouzot. Rimane un capolavoro di tenacia narrativa.
- L'esorcista (1973) Film reazionario? Film sui sensi di colpa repressi della borghesia americana negli anni '70? Film indemoniato anche all'interno del set, dove pare ne siano accadute di tutti i colori. Forse, dopo 38 anni il fascino de L'esorcista di Friedkin si regge su un enorme enigma: verità o finzione? Nel film la verità supera la finzione.
- Cruising (1980) Il Menarini lo ha definito "l'olocausto di Cruising". Il film venne linciato a spada tratta dall comunità gay di New York. Il film era talmente crudo che all'epoca dovettero ingaggiare uno della commissione censura, pagandolo mille dollari al giorno, perché provedesse a tagliare diverse scene. Alla fine vennero tagliati ben 50 minuti di girato, che Friedkin ha giurato che non verranno mai integrati nel film. Del film esistono due versioni: la prima è una versione televisiva, dove non si capsice quasi nulla della trama, la qualità è infima. La seconda è la digitally remastered presentata alla Quinzaine di Cannes nel 2007, in v.o.s., ed è un gioiello incredibile: immagine completamente ripulita. Si vede un altro film. E lo si capisce molto meglio.
- Vivere e morire a Los Angeles (1985) Spartiacque del genere anni '80. Friedkin viviseziona l'action.
- Jade (1995) Non capito, non capito, non capito. Perché? Film quasi reazionario, Linda Fiorentino viene lanciata nell'Empireo delle Dive, peccato che nessuno se ne sia accorto. A Sharon Stone ai tempi del mediocre Basic Instinct andò molto meglio. Bisogna rivedere Jade, si riscoprirà una perla. E' uscito da poco in Blu Ray nel mercato estero.
- Il braccio violento della legge (1971) Lo rivedrò tra poco, me lo ricordo pochissimo. Ma Gene Hackman vinse il suo primo Oscar con il ruolo di Popeye, che nella versione italiana diventa "papà". Il personaggio gli è rimasto incollato per sempre.
- The Hunted - La preda (2003) Non capito neanche questo. Eppure è senza respiro, una "tirata" action naturalistica e primordiale. Forse non è per tutti. Cinema in fuga, dagli altri e da se stesso.
Commenti
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8 maggio 2011, 14:38 di Travis Bickle 1979
Ti consiglio la mia recensione su "Il braccio violento della legge". Bella play, ciao.
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8 maggio 2011, 17:17 di Marcello del Campo
Lodi postume a Sidney Lumet e a John Frankenheimer (meritate, immeritate in quanto postume da chi, in America, tra i critici ottusi, avrebbe appeso volentieri all'asta della bandiera a stelle e strisce Stanley Kubrick, se fosse rimasto lì), ma a questo grande 'umanista', colto, raffinato, tecnicamente sempre avanti, si nega ancora (ignobilmente) qualsiasi 'apertura' critica. Il presunto 'fallimento' di Friedkin è il 'vero' fallimento di una critica ottusa. As young man, Friedkin intervistò, senza timori riverenziali, Fritz Lang. Il suo è grande cinema. Ciò che a lui è stato negato in termin di entusiasmo, è finito nell'omaggio sperticato al più malleabile e 'imputtanato' Michael Mann, - un emulo di grande talento, ma sempre un emulo. E che dire di quel "Bug", finito nei videostore, come ulteriore, insensata ferita inferta al meno addomesticabile regista degli ultimi cinquant'anni?
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8 maggio 2011, 20:28 di sasso67
Grande regista, uno di quelli che non aveva paura di spiazzare e per il quale ogni film era una vera e propria avventura. Mi ha fatto piacere avere l'apprezzamento, per la mia opinione sul "Braccio violento della legge", di una vera esperta friedkiniana come Daniela Catelli.
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8 maggio 2011, 21:09 di michii
Michael Mann emulo di Friiedkin? No, le cose non sono così semplici. Il regista di Manhunter, Heat, Insider, Collateral, Public Enemies ha una sua estetica ben precisa da noir urbano, classico, tardo romantico (cosa che Friedkin non ha mai avuto). Il cinema manniano vive l'anima dello western di Anthony Mann, il regista che con Winchester '73 aveva rifondato lo western, donandogli un'anima langhiana. E Michael Mann ha rifondato il noir urbano con Heat, vera e propria "Divina Commedia" del cinema americano. Opera imprescindibile, capitale. In quanto a perfezione della macchina cinema, solo sotto questo aspetto, mi spiace, ma Michael Mann è anche superiore a Friedkin. Ma solo in quanto le strutture drammatiche manniane sono più "fluide" più funzionali al racconto di quelle di Friedkin. Friedkin lascia esplodere la contraddizione del reale. In questo, Friedkin è più corposo, più denso, più complesso di Mann.
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8 maggio 2011, 21:09 di Thobia
Beh, tutto si puo' dire di Friedkin, tranne che abbia messo d'accordo tutti! Io lo adoro ma dopo i primi grandi successi (sembrava Re Mida, qualunque film facesse era un successo) la fortuna gli ha voltato le spalle. Oggi è snobbato da critica e pubblico, altro che messo d'accordo tutti!
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8 maggio 2011, 21:42 di michii
The French connection-The exorcist-The sorcerer-Cruising-To live and die in L.A.-Jade. Sono un bel po' di film. Se poi la critica va a braccetto con Ron Howard o Nanni Moretti, beh se li possono anche tenere. Non è che la "fortuna" gli ha voltato le spalle. Semplicemente, ha cominciato a fare film per sé, film che voleva lui. Spielberg dopo Riders of the lost ark ha fatto poco, solo Minority Report era veramente eccellente. Munich è a metà. Il cinema di Friedkin mette dubbi e crea dibattiti.
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9 maggio 2011, 03:46 di spopola
Io aggiungerei anche "The boys in the band" (Festa per il compleanno del caro amico Harold) fra le cose egregie e coraggiose che ha rappresentato sulla scena cinematografica.. e perchè no? il delizioso "quella notte che inventarono lo spogliarello": la conferma di come era in grado di "cavalcare" i generi più disparati
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9 maggio 2011, 09:44 di Baliverna
"L'esorcista", oltre a essere un buon film, ha avuto il merito di mostrare la realtà della possessione diabolica quando taluni sacerdoti della Chiesa dubitavano persino sull'esistenza del demonio. Di "Cruising" a me piace soprattutto il discorso che sta sotto. Il poliziotto protagonista cioè si immerge nell'ambiente marcio dei circoli omosessuali di New York per eseguire un'indagine, con la presunzione che il marciume non lo contaminerà e non lo intaccherà. Si tratta appunto una presunzione. Dal male bisogna semplicemente tenersi lontani. Quanto alle proteste degli omosessuali non le capisco, perché quegli ambienti esistono veramente come vengono dipinti dal film, e ciascuno può accertarsene.
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9 maggio 2011, 10:43 di Marcello del Campo
Si dicono parole grosse ("Heat", la "Divina Commedia" del cinema americano'): ma il cinema degli anni Quaranta/Cinquanta altro che 'inferni urbani' da Fritz Lang a Jules Dassin che avevano letto "Night and The City" nel 1938 ("La notte e la città", grande affresco di Gerald Kersh, inarrivabile, - anche per James Ellroy - incunabulo del noir). Diligente cineasta di talento pre-moderno, Michael Mann aggiorna ai nuovi tempi il notturno urbano in un film ("The Heat") che sarebbe stato un capolavoro (uso il termine corrivo in senso corrivo, a motivo della celebrazione che ogni film del nostro ingenera, nonostante l'epica altisonante che minaccia ogni suo film) se Micharl Mann, dopo il memorabile "Manhunter" cui preferisco il perfetto "Violent Street", si fosse liberato dai cascami del "sistema della moda" (inteso in senso barthesiano). Alludo alla tendenza di stipare le sue opere di una superfetazione di resine extradiegetiche (la'moda' prima di tutto, - un lascito del serial "Miami Vice", ospitate di Miles Davis e Frank Zappa; l'invadenza di musiche Massive Attack, Calexico, Roots Manuva, Husker Du, utilizzate in funzione di climax retorici, posti nel finale dei film per vellicare l'aura iper-romantica - un film con una sceneggiatura pasticciata come "L'ultimo dei Mohicani" si eternizza nella corsa finale, grazie a un 'reel' finto Chieftains, finito nelle fauci della pubblicità; scelta accurata degli interpreti migliori dello star system, con l'imbarazzante gara Pacino-De Niro; insistenza su 'scene madri' - ci sono grandi film con 'una' scena madre, il cinema di Michael Mann è un susseguirsi di 'scene madri', niente di più retorico!). Mi chiedo dove sia Fritz Lang, soprattutto mi sembra stonato leggere Lang vs Anthony Mann vs Michael Mann: suggestioni onomastiche o il cielo azzurro terso dei landscape anthonymanniani richiama analogie improprie con i filtri azzurrini spinottiani? Stiamo ai fatti: Friedkin è 'cinema' (e teatro. vedi le molte regie del teatro d'opera), Michael Mann è 'spettacolo del cinema' (melodramma hors de l'opera), per tacere di imprestiti del tipo "City on Fire" da Ringo Lam, mai dichiarati, - perché a Hollywood anche i grandi come Scorsese, negano il plagio, vedi "Infernal Affairs" vs "The Departed", un po' come Strawinski che copiava (dada aggregando) "Lo frate 'namorato" di Pergolesi e alla domanda se... rispondeva: "Pergolesi? No, mai sentito. Chi sarebbe?"
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9 maggio 2011, 14:44 di michii
Il primo Friedkin "commediante", autore di cose come "Festa di compleanno", "Quella notte inventarono lo spogliarello" e "Festa per il compleanno del caro amico Harold" li devo ancora vedere. Per il solito motivo: sono difficili da trovare, sono circolate pochissimo. All'epoca il Friedkin che girava commedie (a quanto dicono i ben informati, pare siano estremamente spassose e acide) pare abbia riscontrato molto successo al box office. Eppure, vista la fama che il regista ha acquistato come regista horror-noir-thriller, le sue prime commedie sono state progressivamente "eliminate" dal mercato home-video. Di quegli anni si ricordano di più le commedie di Blake Edwards e di John Landis. Ma in pochi ricordano che Friedkin iniziò la sua carriera con delle commedie. Di Friedkin a dir la verità ho visto molto poco. Mi mancano L'albero del male (The Guardian), Basta vincere con Nick Nolte, Pollice da scasso, oltre che Rampage. Friedkin dopo l'Oscar è stato davvero trattato male, è stato fortemente travisato. Ma un regista che ha girato due "cose", due colossi seventies arrabbiati, furiosi come The Exorcist e Cruising non è un regista normale. Conserva in sé una vena urticante, devastante che in molti non hanno voluto notare. Forse per paura. Per Marcello Del Campo: Michael Mann con la Moda non c'entra niente. E comunque se c'è un film che non ho affatto apprezzato di Mann è Miami Vice.
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9 maggio 2011, 23:13 di Marcello del Campo
Q.E.D. ["iL SISTEMA DELLA mODA
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9 maggio 2011, 23:22 di Marcello del Campo
[... è sfuggito il commento] Q.E.D. [per 'sistema della moda' non si intende nulla di sartoriale, ma si vuole alludere alla precipua attenzione di Michael Mann verso tutti gli hit, gli 'ismi, gli 'up to date'].
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13 maggio 2011, 23:34 di kubritch
Amo Friedkin nonostante sia gay, politicamente parlando, come essere umano sono solo me stesso e come disse a suo tempo Einstein alla dogana americana 'appartengo alla razza umana'. Penso che sia ancora un regista sottovalutato, uno dei più liberi che ci siano mai stati. Forse paga lo scotto di essersi prestato alla propaganda cattolica con 'L'esorcista', tale è: subdola propaganda cattolica. Se è vero che esiste il diavolo e se è vero che l'acqua santa e la croce sono efficaci allora vuol dire che la religione cattolica corrisponde al vero. In tutte le epoche ed in tutte le religioni ci sono possessioni demoniache. allora vuol dire che anche Zeus esiste. Infatti Friedkin tratta il tema intenzionalmente con eccessi da horror gore infarciti di tanta ironia. Si presta per poter continuare a fare ciò che più ama al mondo. Il cinema è un'industria e costa salato dunque qualche compromesso bisogna accettarlo ma non fino al punto di svendere anche l'anima. La sfida è quella di riuscire ad aggirare i limiti della propaganda politico-economica. Friedkin lo fa dotando il film di un sottotesto, un doppio fondo, che riguarda l'ambiguità del sistema sociale. Ciò che interessava a F. era rivelare il cuore nero della nostra civiltà, dell'uomo. L'innocenza è una maschera dietro cui si nascondono i peggiori istinti e i peggiori crimini. Abbiamo la coscienza sporca come il prete protagonista. E se lui ce l'ha sporca figuriamoci chi non è tenuto a rispettare certi principi. La religione ci solleva dalla responsabilità di essere onesti. L'esistenza dei religiosi giustifica contempraneamente la presenza dei non-religiosi. 'Cristo è cristo noi non siamo figli di dio come lui': giustifica morale. Noi lo sappiamo benissimo. Perché possiamo mentire alla testa ma non al cuore. Friedkin comunica direttamente ai nostri cuori, o se preferite, al nostro inconscio. Lo sa benissimo che la credenza del diavolo in quelle modalità è una cazzata pazzesca, un'illuione per stupidi allocchi. Le superstizioni sono tanto potenti da far sentir male la gente. Il male sta dentro di noi cme nell'altro. Non sta solo nell'altro.
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14 maggio 2011, 12:25 di michii
Bel commento di kubritch, se solo avesse epurato il testo di qualche banalità di troppo. Perché a Friedkin non interessa minimamente "dimostrare" che il Diavolo esiste, sarebbe un'ingenuità colossale. Friedkin doveva dare credibilità al progetto, doveva far detonare l'ordigno mefistofelico, il potenziale insito nello script, che era immenso. Che poi la regia di Friedkin sia ambigua è assolutamente un punto a favore. Il fatto che The Exorcist possa essere una concessione agli stuidos mi fa veramente sorridere. E
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14 maggio 2011, 12:30 di michii
Proseguo il discorso, ho per sbaglio cliccato su "invio". Io fatto che The Exorcist possa essere una concessione agli stuidos mi fa veramente sorridere. Pensare questo significa non avere capito molto della strategia di potere contrattuale che stava acquisendo Friedkin negli anni '70. The Exorcist è tutto fuorché un film su commissione! Si basa su una struttura narrativa detonatrice perfetta, che ha del miracoloso. E
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14 maggio 2011, 12:30 di michii
Proseguo il discorso, ho per sbaglio cliccato su "invio". Io fatto che The Exorcist possa essere una concessione agli stuidos mi fa veramente sorridere. Pensare questo significa non avere capito molto della strategia di potere contrattuale che stava acquisendo Friedkin negli anni '70. The Exorcist è tutto fuorché un film su commissione! Si basa su una struttura narrativa detonatrice perfetta, che ha del miracoloso. E
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14 maggio 2011, 12:35 di michii
Ho premuto un'altra volta "invio". C'è da dire che questo sito di Film Tv fa veramente pena. Oggi girare una cosa come The Exorcist sarebbe impossibile. Non so se avete visto la stato di COMA PROFONDO in cui si trova l'horror. The Exorcist è uno dei pochissimi horror ad essere stati candidati all'Oscar dall'Academy. The Exorcist ha rappresentato per l'horror quello che fu 2001 per la sci-fi. Fu la definitiva uscita dal ghetto del genere. Nemmeno a Carpenter è mai riuscita una cosa del genere. Bisogna saperle queste cose, prima di sparare a vanvera. Friedkin era regista furioso e dinamitardo, che ha consegnato alla storia del cinema vere e proprie pietre miliari, con filmcome The French connection, The Exorcist, The Sorcerer, Cruising,
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14 maggio 2011, 16:26 di kubritch
Michi, è un film su commissione. Si vede. Hanno spesso tanto sia in pre che in post produzione in termini di pubblicità. Ne sono sicuro. La trama è troppo ingenua. E' romanzo da supermercato americano. L'abilità, la genialità di Friedkin sta nel fatto di rovesciare a suo favore e innervare il racconto con una precisa critica sociale. E' stato scelto per fare il regista de 'L'esorcista' proprio in virtù dei risultati dei suoi precedenti lavori. Facci caso. Chiediti coe mai attori e registi seguono una logica di conseguenzialità. Ragionano così nell'industria americana: se hai fatto il mafioso allora vieni scelto per fare il mafioso o il cattivo anche nei lavori successivi. Conta il curriculum. Nessuno rischia. Nell'industri nessuno si può permettere incassi troppo negativi. Al minimo bisogna pareggiare i conti. si tratta di formule economiche che vengono applicate anche per produrre i film anche se non sembra. Naturalmente c'è un minimo di imprevisto da contemplare. La casualità. La legge del caso. La vita è imprevedibile ma si possono ridurre i danni. questa è economia. Il capitalismo ci mette in più la spregiudicatezza. Svegliatevi. Il benessere apparente corrisponde ad un malessere dell'anima. Questo è il tema di Friedkin: togliere la maschera. L'altro è inconoscibile. e' ciò che si dice in 'The boys in the band' e vale anche per tutti gli altri lavori di Friedkin. Con L'esorcista Friedkin ci mette di fronte all'ignoto, alla morte. questioni socialmente tabù. Ciò che noi copriamocon trucchi e bellett, paillettes e lustrini, droghe e vino. Il male è dentro di noi.
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14 maggio 2011, 16:27 di kubritch
...hanno speso tanto
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14 maggio 2011, 16:30 di kubritch
E' scritto una chiavica ma spero si capisca. Grazie
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14 maggio 2011, 19:16 di michii
Quindi, secondo te Friedkin ha sperimentato all'interno di una logica da blockbuster? Vallo a dire a gente come Roy Menarini, Pier Maria Bocchi, Giona A. Nazzaro. Voglio vedere come ti rispondono. Ma soprattutto, vatti a leggere quello che scrissero Alessandra Di Luzio e Giona A. Nazzaro su la riedizione de L'esorcista, su Cineforum n.401 del gennaio febbraio 2001. E' illuminante. Sei contrario allo spendere tanto per i film? Se la risposta è affermativa, abbiamo appena finito di conversare.
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15 maggio 2011, 23:58 di kubritch
Ma perché hanno scritto che 'L'esorcista' è un film d'essai??? ! ! ! Non ha sperimentato. Ha adattato il suo stile e la sua poetica ad un racconto da supermarket. Come ha fatto Kubrick con 'Shining'; come hanno fatto tanti artisti e scrittori nei secoli. Vedi Shakeseare. Il pregio de 'L'esorcista' sta in quello che dice al di là della propaganda religiosa non subordinandosi ma cavalcando la tigre. Non si è fatto ridurre a veicolo ma ha imposto una sua visioe delle cose. Questa è genialità ma il film ha intenti commerciali e si vede.
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16 maggio 2011, 12:41 di michii
La differenza tra il qualsivoglia "cinema di poesia" e il "cinema commerciale", se c'è mai stata è retaggio dell'altro secolo, roba di trent'anni fa. Roba vecchia. Vecchia vecchia. Avatar è un blockbuster? E chi se ne frega è un capolavoro, Inception è un blockbuster? E chi se ne frega è un capolavoro. Moulin Rouge! è un blockbuster? E' un film frivolo, leggero? E chi se ne frega. E' un capolavoro. Il cinema di poesia non è mai esistito. Il cinema non la fanno gente come Moretti e Bellocchio Lo fanno gente come i Coen Brothers e James Cameron. Lo fa Cronenberg, lo fa Kaurismaki, lo fa Von Trier. Ma la differenza tra il "cinema di poesia" e l'operazione "commerciale" non è che non possa esistere. E'che mettersi ancora a parlarne è di una noia, di uno scontato tremendo. Ci sono solo film. E si spera che emozionino, facciano stare male con la coscienza, che mettano dubbi, che facciano innamorare o rabbrividire.
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16 maggio 2011, 16:00 di kubritch
E' stato superato anche questo discorso che fai, a dirla tutta. Sono anni che sento questa solfa. Dunque è gà digerita nelle mie reazioni. Non penso che Inception e Avatar siano dei capolavori. Non c'entra niente il fatto che siano prodotti commerciali. Senza instaurare inutili polemiche seguiamo la logica del dialogo. Tu mi chiedi: "...secondo te Friedkin ha sperimentato all'interno di una logica da blockbuster? - e aggiungi come se fosse una domanda retorica (con una risposta implicita) - Vallo a dire a gente come Roy Menarini, Pier Maria Bocchi, Giona A. Nazzaro." Per questo la mia domanda di ulteriore chiarimento: ma perché cosa scrivono questi esimmii personaggi: che 'l'esorcista' è un film d'essai? Naturalmente c'è una velata ironia nell'espressione 'film d'essai'. Io ho parlato di propaganda cattolica più che di mercato, comunque. Cattolicesimo e commercio vanno a braccetto per quanto il papa predica contro il materialismo ed il consumismo. Il fine 'sublime e ineffabile' giustifica i mezzi. L'esorcista non è un film che può rientrare nella categoria della serie B poiché è già un prodotto mainstreem finanziato da una major. Proviene da quel tipo di cinema come concept, un modo per appropriarsi di un cinema che stav prendendo piede in america mentre il inema tradizionale era in crisi. Parlo dei 'midnight movies', finanziati con pochi soldi indipendenti scuola di Corman, Zombie con effetti gore a vista, liberi, spesso violenti e truculenti, in linea con la contenstazione di quegli anni. Pochi mezzi, camera a mano, senza complesse carrellate, costose riprese aeree, looma, gru e quant'altro, effetti superartigianali. Tutto ciò accentua un senso di realismo. Ciò che dico è che L'esosrcita rientra in una precisa politica delle major americane negli anni '70. Non ho detto che in quanto commerciale il film sia di scarso valore. E' una tua interpretazione errata delle mie parole. Comunque occorre ridimensionare l'entusiasmo nei confronti di un presunto realismo del tema affrontato - poiché propagandistico ed esagerato. Altresì occorre ridimensionare l'opinione che si tratti di un lavoro autoriale in quanto, al contrario, soggiace a politiche non personali. Detto questo, non ci piove che sia un gran film. Kaurismaki a me risulta che fa fil d'essai. Si vedono solo alle 3 di notte su 'fuori orario'. Cronenberg e Von Trier sono autori come Moreti e Bellocchio che sono più visti di Kaurismaki. I Coen sono molto meglio di Cronenberg. Cronenberg persegue un fine che metta d'accordo commercio, evoluzione tecnologica ed un minimo di autorialità. Se non fosse per l'impianto visuale le trame dei suoi film risulterebbero banali,da americano consumita videodipendente, al limite della stupidità. Per questo sono buoni ma non sono apolavori di cui non si può fare a meno. Non si può fare a meno di conoscere Hitchcock o Kubrick o Murnau o Dreyer, o Bergman ma di Cameron possiamo benissimo fare a meno senza perderci nulla.
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16 maggio 2011, 16:39 di AIDES
"Il cinema di poesia non è mai esistito". ----------Cosa avrà voluto dire?
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16 maggio 2011, 16:42 di kubritch
Pardon mi correggo. "Cameron persegue un fine che metta d'accordo capitalismo, evoluzione tecnologica con un minimo di coscienza personale." Quel minimo di coscienza è quasi adolescenziale, da Nuovo Mondo, nazione relativamente giovane e in contrasto con il vecchio continente dei padri. Gli americani hanno Impulsi adolescenziali. L'Europa è detta 'vecchia' in senso dispregiativo, critico. Sono ancora in quello spirito di rifiuto, che significa indipendenza, rispetto all'impero britannico, simbolo dell'Europa. Il discorso è lungo ma andrebbe affrontato per frantumare anche l'icona di un'america come terra della libertà. In realtà l'Europa è più libera e dunque artisticamente evoluta. In breve ai nostri occhi i discorsi affrontati da Cameron sanno di ingeuità senza essere così innocenti come pretenderebbero di apparire.
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