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11/07/2011 h. 17.03 Registi: Playlist libera
Retorica, epica, razzismo, puro caso o onestà intellettuale? Parte 3°: I REGISTI(1)

Retorica, epica, razzismo, puro caso o onestà intellettuale? Parte 3°: I REGISTI(1)

3° parte del nostro viaggio nelle ideologie cinematografiche. Stavolta parliamo di registi ma essendo tanti questa 3° parte sarà prolungata in altre play...

  1. Pasquale Squitieri Uno tra i più ambiziosi registi di film sulla mafia italiani è ora dichiaratamente di destra. Senatore per 2 anni di An iniziò la sua carriera intellettuale però a “Paese sera”, giornale dichiaratamente comunista. Poi diventò amico di Vittorio De Sica, Carmelo Bene, Citto Maselli ed altri. Squitieri è uno di quei registi che per capire bene le sue scelte politiche (prima di sinistra poi di destra) non bisogna liquidare in poche righe ma bisognerebbe (come tutti gli autori del quale parlo in questa playlist) analizzare in maniera più completa. Vi rimando ai dizionari, ad internet e, soprattutto, alla bella intervista che qualche anno fa concesse a Barbara Palombelli. Per darvi una infarinatura del “personaggio” Pasquale Squitieri mi limito a riportare qualche sua dichiarazione: “Mi sono allontanato dalla sinistra quando arrivò il terrorismo: non c’erano ragioni per sparare, nessuna motivazione razionale poteva giustificare l’omicidio…” Macchiavelli è un maledetto quindi (il fine giustifica i mezzi?)! Bastava questo però per finire a destra direte voi? Riportiamo un'altra dichiarazione: “Mi hanno cancellato 3 lavori per colpa di un titolo in cui venivo additato come se fossi un pazzo che difendeva le leggi razziali del 1938! Volevo soltanto dire che dobbiamo indagare negli angoli più nascosti dell’Olocausto, dobbiamo capire perché furono proprio gli stessi consigli ebraici a consegnare le liste dei loro fratelli ai nazisti, come ha scritto Hannah Arendt, dobbiamo anche spiegare ai giovani che finchè Mussolini è stato al potere in Italia nessun ebreo è stato deportato e chiederci come mai, nei mesi successivi al 25 luglio 1943, né il governo Badoglio né i Savoia hanno mai pensato di abrogare le leggi razziali…” e poi dopo un po’ “…io continuo a pensare che l’intellettuale, come diceva Lenin, deve informare il popolo e non deve mai smettere di denunciare…”. Vi viene in mente qualcuno? Forse il revisionista Pansa?
  2. John Milius A John Milius avevo dedicato una playlist qualche tempo fa dove cercavo una spiegazione intellettuale al suo eclettismo (capacità di cambiare idea e ideologia molto spesso!). Se UN MERCOLEDI’ DA LEONI può essere considerata (almeno apparentemente) opera di sinistra i successivi CONAN IL BARBARO, ADDIO AL RE, IL VENTO E IL LEONE e, soprattutto, ALBA ROSSA film di destra. Un menzione a parte merita DILLINGER dove in maniera epica e nostalgica è vista la guerra tra polizia e gangster (due facce della stessa medaglia). Discorso al quale devono essersi ispirati vari autori nel corso degli anni successivi (pure Placido se pensate all’eroismo del cattivo VALLANZASCA!). Forse Milius non è né di destra né di sinistra e l’unica sua ideologia riguarda la figura dell’eroe che deve difendere (anche a costo della vita) il proprio territorio (vedere per credere certi passaggi di UN MERCOLEDI’ DA LEONI dove i ragazzi difendono prepotentemente la loro spiaggia, fanno una rissa ad una festa e tentano carte false per non partire per il Vietnam. Cosa difenderebbero qua dite voi? Ma la loro adolescenza spensierata!!!). Un moderno Omero? Può darsi di sì come di no…In attesa di trovare la risposta divertiamoci con il ritmo scatenato dei suoi lavori e con le sue divertenti gaffe (al Torino FilmFestival del 2002 era stata dedicata a lui una retrospettiva. Per un errore al posto di DILLINGER partì UNA LUCERTOLA DALLA PELLE DI DONNA –c’era anche la retrospettiva di Lucio Fulci- e John saltò su come una furia pensando ad uno scherzo di dubbio gusto. Grande grosso ed eroico ma bambinone!!!).
  3. Michael Cimino Un discorso simile a quello su Milius può essere fatto anche per Michael Cimino. Anche nei suoi film l’unica ideologia è quella dell’eroe. Accusato di fascismo per IL CACCIATORE (film che metteva tutti sullo stesso piano davanti alla guerra. Particolarmente cattivi i Vietcong quasi da futuro cinema reaganiano!!!) e di trasfigurazione eroica per la figura del bandito Salvatore Giuliano ne IL SICILIANO (se sentite gli anziani giù nel Meridione d’Italia –nella realtà e non nel film!-  Giuliano all’inizio era visto come un eroe che lottava per dare la terra ai poveri. Rivelò una natura meschina accettando i soldi della Mafia e dei padroni per sparare contro gli onesti operai che manifestavano a Portella Delle Ginestre. Però la sua vita –così come la sua morte!- sono ancora oggi legate dal mistero). Nello stesso periodo gira il bellissimo L’ANNO DEL DRAGONE dove un poliziotto stringe alleanza con alcuni anziani malavitosi cinesi disgustati dalla cattiveria dei giovani gangster che uccidono facilmente e a sangue freddo e vendono droga ai bambini. Mafiosi sì ma bisogna avere una coscienza (come il Merola de I CONTRABBANDIERI DI SANTA LUCIA insegna!!!). L’eroe più positivo del suo cinema è sicuramente il ragazzo pellerossa malato di tumore  che scappa dalla riserva per cercare il lago sacro e miracoloso delle leggende della sua tribù che potrebbe guarirlo dal suo male de VERSO IL SOLE. Commovente e poetico. Probabilmente il capolavoro dell’autore.
  4. Gualtiero Jacopetti Non si può parlare di ideologia al cinema senza citare Jacopetti. Il più delle volte il suo cinema è liquidato come porcheria solo per pregiudizi ideologici mentre a livello tecnico è di gran lunga superiore a molti altri (io stesso quando devo girare un documentario rivedo i suoi film con i miei collaboratori e dico: “Soffermatevi sul lavoro tecnico e non badate più di tanto al commento esterno! Le nostre inquadrature devono essere così!”). A livello ideologico invece è molto ambiguo (premetto che ambiguo non sempre vuol dire negativo! Indica solo che non si capisce bene quale sia l’intenzione dell’autore!!!). La giornalista Barbara Palombelli qualche anno fa lo intervistò e nella sua nota scrisse un po’ di cenni biografici. Mai stato fascista anzi collaboratore dei partigiani prima e degli alleati poi. In seguito uno degli uomini di punta di Montanelli con il quale condivise l’impegno nel partito Liberal Democratico e nei giornali legati al partito. Particolarmente critico verso il Maoismo noleggia tre aerei per lanciare volantini contro il Comunismo legato a Mao e Stalin contribuendo a spostare i liberali a destra e a ricevere il sempre più crescente odio della sinistra (a differenza dei suoi collaboratori Montanelli, Guareschi, Einaudi, Biagi, Montale, etc…non ritenuti particolarmente pericolosi). Dopo essere stato nei paesi dell’est inizia a sparare a zero su tutti anche nei suoi documentari (LA SETTIMANA INCOM e IERI, OGGI E DOMANI prima. MONDO CANE, AFRICA ADDIO e gli altri dopo!!!). Se all’inizio faceva della satira pre-STRISCIA LA NOTIZIA a politici come Andreotti (nei cinegiornali satirici) in seguito cercò il grottesco su qualunque cosa (vedere per credere il programma COME ERAVAMO trasmesso ogni mattina alle 5 su Rete4 Mediaset che mostra i cinegiornali jacopettiani dove ad esempio Gualtiero & soci prendono in giro le nuove forme d’arte nelle inquadrature del cinema –primi piani degli oggetti, etc…- di registi come Antonioni, Fellini, etc… -alcuni erano suoi amici!- mentre alla nascita di quel tipo di inquadratura aveva contribuito anche lui. Satira su se stesso? Boh! Ipocrisia? Boh!) e diventò difficile prendere seriamente quello che diceva (la favola di PIERINO E IL LUPO!!!) nonostante spesso dicesse la verità su cose che gli altri volevano insabbiare (ad esempio le stragi di bambini compiute dai Mau Mau con armi cinesi. Dai dati internet e storici risultate poi cronache vere!!!). Quando tutto il Mondo(CANE) iniziò ad avercela con lui egli rispose con la stessa moneta spesso esagerando: per lui l’italiano medio dell’epoca era provinciale,conformista (quindi qualunquista) e cornuto! Il suo amico Federico Fellini girò un film (LA DOLCE VITA) ispirato alle sue vicende come reporter scandalistico ma a Jacopetti (che Federico volle inizialmente come attore. La parte al suo rifiuto passò a Marcello Mastroianni) il film piacque poco (Brunello Rondi riporta in una intervista le sue parole: “Federico è simpatico però che merda di film ha fatto!!!”). Nella calca di ex amici che avevano litigato con lui (tra gli altri Paolo Cavara, co-regista di MONDO CANE 1 & 2 e LA DONNA NEL MONDO girati tutti e tre assieme poi montati in tempi successivi dividendo il materiale raccolto!) vi è Carlo Gregoretti, assunto da lui a “Cronache” poi diventato “L’espresso”, che recatosi in Africa nel periodo delle riprese di AFRICA ADDIO mise in circolazione la voce che Jacopetti e il suo operatore Antonio Climati (successivamente regista del famoso ULTIME GRIDA DALLA SAVANA) avevano fatto rinviare una esecuzione per cambiare l’obiettivo alla cinepresa. Della cosa ne avevo sentito parlare prima di vedere il film. Se posso dire la mia dopo aver visto AFRICA ADDIO mi sembra che l’accusa sia ridicola. Mi aspettavo che il ragazzo fucilato fosse davanti ad un muro e ad un plotone d’esecuzione invece viene ucciso mentre sta scappando al momento del suo arresto in una scena così veloce che non può essere organizzata (a meno che –scusate quella che può sembrare ironia ma non lo è!- venga liberato e rincorso come un animale…). Comunque questa è pressappoco la stessa tesi (insieme a testimonianze di parecchi presenti!) che ebbero i giudici che assolsero gli autori al processo. Comunque Jacopetti è allo stesso modo detestato o ammirato sia da destra che da sinistra. Il giornale (di sinistra) “Nocturno” così lo difende: “…e se i primi sembrano in fondo giustificati dallo scontro quotidiano con una natura maligna –i pescatori malesi che si vendicano degli squali (MONDO CANE)- i secondi ne escono condannati e ridicolizzati per la loro ipocrisia: come i censori inglesi che lamentano la scarsa gentilezza italiana verso i cani e poi permettono terrificanti sperimentazioni mediche sui cani stessi (la scena shock che apre MONDO CANE 2). Da questo punto di vista l’accusa più ricorrente nei confronti di Jacopetti –quella di razzismo- è del tutto priva di sostanza…”. Il giornale (di sinistra) “Nero” qualche anno fa lo ha intervistato. Dal commento è venuta fuori una ammirazione dove il regista (e i suoi collaboratori) si sono dimostrati innovativi e ancora adesso sono imitati all’estero (ad esempio con documentari come HOME-LA NOSTRA TERRA, L’UNDICESIMA ORA , etc…) ma gli epigoni degli anni ’80 sono stati detestati pure dallo stesso regista che diceva che del suo cinema hanno preso solo la parte sadica e morbosa data in pasto al pubblico come se fosse spazzatura ( qualche esempio? I laidissimi NUDO E CRUDELE, LE FACCE DELLA MORTE, MONDO CANE OGGI e MONDO CANE 2000). Gli epigoni degli anni ’60 e ’70 invece avevano dimostrato spesso sensibilità e accuratezza (tra gli altri il commovente LE VERGOGNE DEL MONDO- PANE AMARO di Giuseppe Maria Scotese –sul problema della fame nel mondo-, il magnifico IL DIO SOTTO LA PELLE di Folco Quilici e Carlo Alberto Pinelli, sulla ricerca di nuove fonti di energia e la scelta dei giovani di stare a contatto con la natura mentre il Mondo va alla deriva –alla pellicola guarderanno i futuri cineasti di Cinemambiente con pellicole quali UNA SCOMODA VERITA’, L’UNDICESIMA ORA, EARTH- LA NOSTRA TERRA, HOME- LA NOSTRA TERRA ed altri…-, etc…). Riguardo all’opinione di Film Tv vi rimando alla 1° parte di questa serie di play (sulla voce FANGIO- UNA VITA A 300 ALL’ORA). E poi rimangono gli interventi dei miei ottimi collaboratori. E chi sarebbero? Ma voi tutti amici miei che spesso e volentieri (nel bene e nel male) aprite interessanti discussioni su Jacopetti e i Mondo Movies…
  5. Wayne & Ford
    Prima ancora che il termine “reaganiano” venisse inventato (all’epoca Ronald Reagan era semplicemente un attore!) l’ideologia della parola fu utilizzata per alcuni lavori di John Ford e John Wayne. Ma se nei confronti del primo i suoi stessi accusatori poi cambiarono opinione ragionando sul suo cinema (SENTIERI SELVAGGI fu accusato di razzismo nei confronti degli indiani ma poi lo stesso regista girò IL GRANDE SENTIERO che è dalla loro parte. A quel punto ripresa in mano la visione di SENTIERI SELVAGGI si riflette su una delle scene di chiusura: Wayne si rende conto di aver trascorso la sua vita ad inseguire un ideale sbagliato –l’odio verso gli indiani!!!- e decide di andarsene via solo…) nei confronti del secondo le cose sono più ambigue. John Wayne ha sempre provato rispetto nei confronti dei nativi americani (in un suo film dice “Mi raccomando trattatelo bene. E’ un capo indiano!” con un tono che sottolinea il rispetto per un “Capo Indiano” –un grande uomo!- e le tradizioni dei popoli pellerossa!!!) ma disprezzo contro i nemici dei valori americani (i Comunisti). Amor di nazione o razzismo? Chi lo sa! Magari potrebbe essere una esaltazione dell’eroe pre-Milius. Però il ragionamento da guerrafondaio di BERRETTI VERDI va ben oltre le esaltazioni dei futuri Milius, Cimino, etc…Vi rimando quindi al copia-incolla della mia recensione del film BERRETTI VERDI (al quale ho dato 2 stellette) e aspetto una vostra opinione in merito: “Vicende di alcuni marines americani durante la guerra del Vietnam. Se non fosse per un discutibile e odioso particolare (un giornalista pacifista viene convinto dal protagonista che questa è una guerra giusta dopo aver partecipato con loro ad un azione bellica -sic!-) il film sarebbe un opera di guerra tecnicamente neanche tanto inferiore alle successive che verranno girate (onestamente di film sul Vietnam riusciti c'è ne veramente pochi!). Comunque la sua uscita nelle sale dell'epoca in Italia è legata ad un fatto curioso: un giovane Gianfranco Fini si recò a vederlo (per curiosità e non per ideali!) e fu malmenato e scacciato da alcuni ragazzi dei centri sociali che picchettavano di fronte alle sale che lo proiettavano per non far entrare pubblico. Lui che era di idee umane, liberali e sinistrorse (così ha detto in qualche intervista) quel giorno decise di iscriversi al fronte giovani di M.S.I. Pur non condividendo la cosa (guerra personale? Scelgo il tuo avversario solo per esserti contro?) la mia solidarietà va al futuro Presidente della Camera. Se io ho visto il film e ne parlo male è grazie al fatto che mi è stata concessa la possibilità di vederlo. Non bisogna impedire agli altri di poter vedere un film (regolarmente uscito! Quindi in quel momento quei "tali" si stavano sostituendo alle Commissioni di Censura Governative!) e sopratutto obbligarli con la forza alle proprie idee. Questo è un comportamento fascista (anche se fatto da persone convinte di essere di sinistra!). Non mi stupisco che alcuni di essi abbiano in seguito fondato le Brigate Rosse..."
  6. Renzo Martinelli Regista lombardo che ama affrontare temi di denuncia ma è stato più volte definito di destra (ad esempio per PORZUS dove parlava delle Foibe, uno dei tanti scheletri nell’armadio del Comunismo insabbiati per anni dai politici –anche italiani!!!-) nonostante molti dei temi toccati appartengano alla sinistra (l’handicap e il razzismo di SARAHSARA’ o l’inchiesta da parte del giornalismo di sinistra delle cause del disastro della diga del Vajont nel film intitolato appunto VAJONT). Magari spesso ha avuto una regia troppo televisiva per un lavoro cinematografico (ad esempio in CARNERA) ma quasi sempre l’opinione in merito al suo cinema non era solo per (de)meriti tecnici ma per ideologie contrastanti da quelle della maggioranza silenziosa. Vedere per credere il suo ultimo lavoro BARBAROSSA, tecnicamente più ben fatto di molti lavori americani (ad esempio i ridicoli 300 o IL GLADIATORE) e dei sui precedenti film (spesso dal taglio troppo televisivo) ma maltrattato dai più solo per essere stato finanziato dalla Lega Nord (pur non contenendo razzismo nella sua trama!). Comunque lui ha sempre dichiarato di voler far cinema che coniughi lo spettacolo con l’impegno infischiandosene della mano che lo produceva…
  7. Michele Placido Come sostiene lui stesso è di sinistra ma non comunista!!! Tecnicamente alterna lavori riusciti ad altri meno riusciti ma su questa play non siamo per parlare di meriti tecnici ma di ideologie. E lui ha dimostrato che le sue sono contrastanti (…non sempre di sinistra…). Iniziò come attore (anche erotico e comico negli anni ’70). Quando tentò la strada della politica lo cercarono in tanti (Craxi, Pannella, i socialisti, i repubblicani, etc…) ma pochi anni dopo lasciò perdere per tentare la strada da regista. Intanto ha partecipato (come attore) al film IL SANGUE DEI VINTI (di Michele Soavi, regista del quale parlerò nella 2° parte di questa play!!!), lavoro bistrattato di più e tratto dall’opera letteraria del revisionista Pansa. Prima che iniziasse a girare il film IL GRANDE SOGNO con Riccardo Scamarcio Flavio Bucci ci disse (durante un incontro nelle serate della manifestazione 78-80 a Torino): “Michele Placido sta iniziando a girare un film sul ’68. Io gli ho detto: “Senti Michele…devi essere onesto! Devi vedere la cosa sia dalla parte dei celerini come te che dalla parte dei sessantottini come me!”. Infatti adesso Placido è un regista di sinistra ma allora era un poliziotto celerino-antisommossa. Poi ha girato il celebre VALLANZASCA contestato per aver creato intorno al personaggio un aurea da eroe romantico (un po’ come per IL SICILIANO di Michael Cimino!!!). Aveva già fatto la stessa cosa per ROMANZO CRIMINALE...
SI

Commenti

  • 11 luglio 2011, 19:43 di panflo

    Un'analisi ECCEZIONALE che mi rileggerò con tutta la calma che si necessita ... Complimenti @Libertà un'altra bella perla alla tua collana .Ciao !!!

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  • 11 luglio 2011, 22:11 di dianacarlesi

    @Libertà, una play interessantissima, confesso che su Jacopetti sapevo molto poco, condivido le tue considerazioni, specie su Placido e Wayne&Ford. Complimenti!

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  • 12 luglio 2011, 00:07 di LIBERTADIPAROLA75

    @panflo: Grazie mille! Come al solito sei sempre molto gentile!!! @dianacarlesi: Grazie anche a te! Visto che su Jacopetti ne sapevi poco ti do un'altra curiosa informazione che ho scartato dalla nota della play (altrimenti facevo un romanzo biografico...): All'inizio degli anni '80 Silvio Berlusconi lo chiamò per affidargli la direzione delle reti Mediaset. La cosa durò circa una settimana poi lo stesso Silvio gli tolse la direzione chiedendogli umilmente scusa e dicendo che non dipendeva da lui ma dai suoi colleghi di partito (i socialisti che poi fonderanno Forza Italia). Chissà! Pensate se adesso ci sarebbe lui al posto di Emilio Fede al TG4...(scommetto che qualcuno farà una battuta tipo "Non ci vedrei poi molta differenza..." Ah ah ah!!!). Comunque sulla nascita di Forza Italia parlerò spesso (ad esempio alla nota su Franco Zeffirelli). Ciao a tutti e grazie ancora!!!

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  • 12 luglio 2011, 01:10 di maurri 63

    Caro Liberta, la tua analisi è davvero interessante, tuttavia, come ben sai, amo parlare di registi proponendo ciò che essi erano (o facevano) prima di dedicarsi al cinema. Il passato di un autore ne condiziona (in modo più o meno ottimale) la tenuta per i lavori nel tempo. Un regista, pur aspirando a questo mestiere, deve arrivarci "casualmente". Truffaut, prima di sedersi dietro una macchina da presa, era un critico. E prima ancora un legionario, che aveva conosciuto due volte la prigione (la prima era il riformatorio). Così per Fellini, che, come noto, faceva diversi mestieri, fumettista incluso. Potrei continuare, mi fermo qui. Ecco, dunque, che l'ideologia è ciò che sta alla base della formazione del regista. Per inciso, e mi attirerò molte critiche, un autore come Refn sarà sempre e solo superficie, perchè non ha passato (e, quantunque se ne dica, non c'è ideologia nei suoi lavori): la voglia di stupire lo collocherà a destra, ne farà un "reazionario", ma sarà solo apparenza non sostanza. E, dunque: Ford faceva il calzolaio, prima di dirigere (ad oggi i suoi inizi sono ancora misteriosi), ma aveva provato ad arruolarsi in Marina, che Placido facesse il poliziotto lo hai già detto, Cimino si è diviso fino ai trenta anni tra la pittura e l'architettura (e prima ancora aveva provato a lavorare nell'esercito), da giovane Milius (come Stone, che qui manca) lavorò con le armi, mentre Squitieri lavorò in banca fino ai trenta, all'incirca. Ecco, dunque, che il periodo di gestazione del "regista" lascia che questi diventi tale solo alla luce della sua esperienza. E, casualmente, tutti questi, hanno avuto a che fare con sistemi gerarchici, dove cioè c'era chi comandava e chi prendeva decisioni. Anche Jacopetti, che ha comunque, partecipato alla guerra (ma tende a nascondere questo lato: s'inserisce nel filone partigiano ma, essendo del '19, era arruolato, prima), ha fatto il giornalista, prima di abbracciare la cinepresa. Di Martinelli non so dire, ma non lo sa bene nessuno: ha esordito, di fatto, a quarantasette anni. Difficile pensare che abbia convissuto solo con videoclip e qualche inchiesta. Un carissimo saluto, a ancora bravo.

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  • 12 luglio 2011, 08:59 di GIANNISV66

    Bravo @davide ottimo lavoro. Ho letto con molto interesse soprattutto la parte dedicata a Jacopetti che conosco molto poco e quindi ti ringrazio per le dettagliate informazioni che mi hai fatto trovare. Condivido largamente (come sempre del resto) quello che tu scrivi. In particolare su Martinelli credo che ci siano parecchi pregiudizi da parte della critica, non ha creato opere memorabili (almeno non lo sono i film che ho visto) ma ha spesso toccato temi scottanti e poco digeribili, come nel caso di PORZUS in cui si parla delle lotte intestine alle formazioni partigiane, tra quelle di estrazione comunista e quelle che facevano riferimento a ideali liberali e cattolici. Cosa questa che scatenò reazioni piccate da parte della sinistra, che forse - mi permetto di osservare - avrebbe fatto meglio a impiegare più proficuamente le sue energie nella lotta politica odierna contro un liberismo (che nulla ha a che vedere col liberalismo, mettiamo le cose bene in chiaro) che ci sta affossando tutti, anziché disperderle in polemiche sterilili per fatti avvenuti più di mezzo secolo fa e che, per fortuna, sono ormai verità storiche comprovate, ancorché scomode (e qui mi ricollego al mio intervento fatto in calce alla tua precedente playlist). Anche Placido ha dimostrato coraggio andando a toccare temi scottanti ma la sua appartenenza dichiarata e incontestabile all'area culturale della sinistra lo ha in qualche misura tutelato. Su ROMANZO CRIMINALE ti rimando alla recensione che ne ho scritto su questo sito (così come su VALLANZASCA). Coraggioso lo fu anche Cimino che tolse i Vietcong dal piedistallo (fasullo) della loro superiorità morale e li fece vedere per quello che erano. Le contestazioni che ricevette IL CACCIATORE furono la dimostrazione dell'ottusità che pervadeva in allora l'area culturale non di sinistra ma più propriamente comunista. Wayne era indubbiamente un reazionario ma io l'ho sempre adorato (come attore) resterà sempre uno dei miei miti. Gli Indiani d'America però subirono persecuzioni terribili e i bianchi si macchiarono di crimini degni dei nazisti, nei film di Wayne & Ford al più c'è un bonario paternalismo che non aveva nulla a che vedere con un reale riconoscimento della grandezza del Popolo Pellerossa. Su Milius ho già scritto in calce alle tue playlist che precedeno questa, concludo dicendo che Squitieri lo trovo di un'antipatia umana terribile per cui non riesco ad avere un giudizio obiettivo e passo la mano. Ciao

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  • 12 luglio 2011, 15:52 di LIBERTADIPAROLA75

    Ciao a tutti! Grazie dei complimenti @maurri 63: ti dò ragione ma non al 100%, dei registi del quale ho parlato su questa play (e altri verranno...) la maggior parte in effetti è stata ideologicamente formata prima di dedicarsi alla regia (aggiungo come "attore" il Paolo Villaggio che da ex ragioniere ha portato la sua esperienza prima in letteratura poi al cinema -in entrambi i casi col personaggio di Fantozzi!!!-). Ho notato piuttosto che Squitieri invece si è formato ideologicamente in seguito, dopo che aveva già iniziato la carriera cinematografica...@GIANNISV66: Sono contento che hai letto con interesse la parte dedicata a Jacopetti (sul personaggio ci sarebbe da dire ancora pagine e pagine...). Ho cercato di riassumere i motivi (e la sua vita...) che lo hanno condotto a fare un particolare tipo di giornalismo (i suoi reportage cinematografici e televisivi non sono altro che uno sviluppo su pellicola). Non ne è emerso nè una figura buona ma neanche cattiva...Piuttosto un uomo come tutti che l'avanzare (spesso negativo) della Storia ne hanno fatto un personaggio pieno (per sua stessa ammissione) di confusione ideologica...Se leggi le recensioni dei suoi film la maggior parte purtroppo ne riporta un giudizio negativo senza spiegazione alcuna. Io non dico che i giudizi dovevano essere per forza positivi (qualche volta se li è andati a cercare!!!) ma almeno un minimo di spiegazione bisogna darla. Ho notato pure un certo atteggiamento fascista (da parte della sinistra) nei suoi confronti. Sembra quasi tabù parlarne. In una mia play sulle scene tagliate dei film (che non lodavo ne parlavo male ma spiegavo solo tagli tecnici) un utente mi ha detto che non dovevo inserire AFRICA ADDIO perchè "non è un film" (da qua è nata la battuta nella play di Ilaria Alpi perchè il sottoscritto non sia accusato di Nazifascismo!!!). Io per educazione "non gli ho risposo" perchè la sua battuta non era pertinente con la play (che invece toccava solo discorsi tecnici). Adesso come adesso risponderei "Se non lo consideri un film dillo a Database che lo rimuove dall'archivio del sito! Io non ci posso fare niente!!!" (Comunque neanche SUSS L'EBREO viene trattato così e quello è un film che invece lo meriterebbe di non essere considerato tale!!!). Su Martinelli condivido che ci sono stati pregiudizi da parte della sinistra e il voto è stato pilotato da loro. Spesso tecnicamente non erano certo capolavori (taglio un pò televisivo) ma comunque trattavano temi sociali. Il recente BARBAROSSA invece mi è sembrato tecnicamente molto superiore ai suoi lavori passati (come ho scritto nella mia recensione). Anche a me piace John Wayne come attore ma riconosco che era un reazionario (nei confronti dei comunisti ma non degli indiani però!) e adoro Milius come regista (così come il film ALBA ROSSA. Anche se la trama è assurda ha azione da vendere!!! Sono contentissimo del giudizio "ottimo" di Film Tv) e pure Cimino. Appena ho tempo andrò a leggere le tue recensioni dei film di Placido. Ciao a tutti!!!

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  • 12 luglio 2011, 16:13 di steno79

    Lavoro interessante, complimenti. Nel Cacciatore a mio parere c'è una rappresentazione eccessivamente negativa dei vietcong, piuttosto forzata in senso ideologico (sono rappresentati come sadici torturatori) che è l'unico difetto di un film per altri versi eccezionali. Su Jacopetti il mio giudizio resta interamente negativo (anche se non ho visto tutti i suoi film, vidi soprattutto i primi Mondo cane) perchè la parte sadica e morbosa finisce per prevalere sulla sua abilità tecnica. Su Ford, le connotazioni razziste di alcuni suoi personaggi verso gli indiani rendono ambigui a livello ideologico alcuni film, ma certamente non sminuiscono la grandezza della sua opera.

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  • 12 luglio 2011, 21:24 di LIBERTADIPAROLA75

    Ciao steno79! Grazie del complimento! In effetti IL CACCIATORE fu contestato soprattutto per quel motivo...Riguardo Jacopetti mi fa piacere che, nonostante dici che prevalga la parte morbosa e sadica (quello fu in effetti un errore del regista che se l'avesse sminuita a favore della componente romantica e impegnata dell'opera magari avrebbe ricevuto maggior apprezzamento!), ammetti che ci sia una notevole abilità tecnica. Ti consiglio di vedere (se non lo hai ancora visto) AFRICA ADDIO. Il cinema di Ford è allo stesso tempo ambiguo e grande e per questo dovrebbe essere analizzato più attentamente (così come gli altri autori che cito!). Nelle note ho fatto solo un accenno all'opera di ogni autore che invece con una play dedicata ad ognuno avrebbe trovato una analisi più ampia. In effetti tempo fa ne feci una sull'eclettismo di John Milius che avrebbe dovuto essere apripista ad una serie di play dedicate a vari autori (diciamo una buona parte di quelli che cito in queste play sull'ideologia cinematografica) sostituita da questa serie "breve". Ciao e grazie ancora!!!

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  • 13 luglio 2011, 08:27 di GIANNISV66

    Mi spiace che ancora oggi vengano mosse critiche a Cimino per avere avuto il coraggio di rappresentare la realtà per ciò che era. In contrasto con la mitologia diffusa (allora, ma i riflessi mi pare ci siano ancora oggi) che li vedeva come eroi immacolati, contadini che avevano imbracciato le armi per la difesa del loro paese, i Viet Cong aveano alle spalle aiuti consistemti che provenivano sia dalla Cina che dall'URSS (e non per niente il termine tradotto letteralemnte sta per "comunista del Viet Nam"). Intendiamoci bene, l'intervento americano in quel paese fu un errore clamoroso (non meno di quanto sia stato oggi l'intervento in Iraq) ma mi sembra che su questo punto Cimino sia stato tutt'altro che ambiguo. Nessuna rappresentazione forzata quindi. Un saluto

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  • 13 luglio 2011, 15:29 di LIBERTADIPAROLA75

    Spiace anche a me Gianni che dopo più di 30 anni dalla fine del conflitto i vietcong siano ancora visti come eroi. Soprattutto dopo quello che successe qualche anno dopo in Cambogia (i Khmer Rossi appartenevano alla stessa bandiera ideologica)...Ciao!!!

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