Il Surreale è per Uomini Reali
Nelle tundre, la mente sbeccata degli uomini mediocri s'ottunde, mentr'io fungo anche nella selva. Nascendo e partorendomi, gemendo e, laconicamente, inveendo. Intendo che le Nintendo son per chi non la intende, e, forse, mai "lo" tende.
Io, da dietro le tende, "le" fischio in gola, e, ugolando, Lei vulva e io fulvo, "svalvoliamo" easy rider in anelate libertà che ora son inanellate nel gioiello imperlato della nostra vita.
Per anni svilirono la mia annale allegria, svilendola e trattandomi da straccio(ne) Vileda, ma, affinché io veda il loro Male, son qui a nitrir d'amor selvaggio, d'una Luna compiacente che non addomesticherà i "singhiozzi" a svenarmi dei nostri addomi, ché non domerò l'indomabile ma lo innalzerò sempre più amabilmente.
L'uomo grigio vuol campare senza dilemmi, lemme lemme, nell'avarizia della sua anima che preferisce la "liquirizia" al tabacco e a Bacco, io, nei miei baccanali mi rendo a(n)nale.
L'uomo grigio vuol campare aspettando la Domenica e il son delle campane, io lo "turbo" suonando i campanelli, poiché, un po' Dino Campana, son campanellino che sempre si campanerà... Accampando dolori e agnizione, o solo il piacer "natante" della frizione che si crogiola nel "metterla", "a folle".
Sì, io nella "follia" sono colui che architetta la realtà in mezzo alle tette, e sugge o forse fugge via, "unge" e "marchia" anche quando mi "stigmatizzano", poiché mi "traumatizzo" nell'esser cavallerizzo, per un'Igrayne per la mia iguana a cui offro anche il mio "Principe" che non è più rana, ma, libero, "la idromassaggia" nello "stile" dorso. O solo nel mio esserle orsacchiotto.
Sì, per anni agognarono di crocefiggermi, affinché si friggesse il mio cervello e nel fango s'impantanasse, o nell'impasse perpetua a rimpiangere il passato, anche di verdura e poco zuccherosa.
Ripudio gli "amori" di caramello che mi stritolano in mielosità che poco colliman, ma malignamente la limano, "colla" virtù "p(i)uma" che conosce il culo della Donna di Pullman di Strade perdute, questa bruna-bionda Arquette che visse due volte e, di sessi e del suo "sasso", si vizia nel buio fluorescente d'un quasi kitsch. O solo in cerca del suo "scotch".
Sì, in quei licei professarono la morte del Cuore, quelle pareti senza dolcezze di crepuscoli che screpolarono, per ragazzi che già, lobotomizzati, svanirono.
Sono il gatto delle nevi, e la neve che cade sui cedri, e alle Donne-"liquore" preferisco l'olio sulla pelle, perché già le liquidai nel mio amaro "vero", ma leggero, un po' Gump, un po' nella foresta.
E, in questo surreale, io sono il Re.
Della giungla, ungulato e, ribadisco, "ugolante".
Poiché lo stesso rauco Tom Waits, ha sempre sostenuto, senza il Sustengo, che la vita è fucker e forse non Fockers, e che gli Uomini sono scimmie con i soldi e con le pistole.
Dunque, mi dà ragione.
Applauso!
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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