The Outer Space
Alcune settimane fa, nel reparto Libri di in un ipermercato, ho trovato una serie di classici della fantascienza.
Non ho mai approfondito particolarmente la Science Fiction, pur apprezzandola; ricordo di aver letto, in passato, libri di Dick, Asimov, Bradbury, Douglas Adams, oltre a Vonnegut e Ballard che però sono forse solo parzialmente ascrivibili al genere. Anche per quanto riguarda il cinema, se escludiamo i fondamentali 2001 Odissea nello Spazio, Blade Runner, Alien (e pochi altri) e titoli più recenti come Gattaca, I figli degli uomini, Star Trek di J.J. Abrams, non ho visto molto.
Recentemente ho seguito, però, con molto piacere la serie tv Battlestar Galactica (remake di una serie degli anni '70) e forse è stato per questo che i classici di cui accennavo hanno acceso la mia curiosità.
Quello che segue è un piccolo resoconto di queste ultime letture (con l'aggiunta di alcuni riferimenti cinematografici -non necessariamente fantascientifici-).
Assurdo Universo (1949), di Fredric Brown.
Keith Winton, direttore di una rivista di fantascienza, dopo un'incidente causato da un razzo destinato a raggiungere la Luna si trova in un mondo parallelo quasi del tutto identico al suo. Farà di tutto per tornare alla realtà (sempre che la realtà non sia già quella o... anche quella).
Nell'introduzione, di Giuseppe Genna, Brown è definito “una mente visionaria, irresistibilmente umoristica” che rende “l'invenzione reale”. Descrizione calzante. Il romanzo non mi è mai sembrato datato proprio per questi motivi.
Se togliessimo l'umorismo, e parlassimo di cinema, la definizione sarebbe perfetta a mio avviso per David Lynch. Penso nello specifico a Mulholland Drive. Nonostante il regista, ai tempi, abbia definito la pellicola “una storia d'amore” (che burlone!), io l'ho sempre interpretato come un film sulla finzione della realtà e la realtà della finzione.
I Mercanti dello Spazio (1953) di Pohl & Kornbluth.
Mitchell Courtenay, dipendente della Fowler Schocken Associates, la più importante agenzia pubblicitaria di New York, viene nominato presidente della Sezione Venere. Un incarico di enorme prestigio, in un mondo dove chi gestisce la pubblicità governa il mondo, ma un incarico anche molto pericoloso, se in quello stesso mondo l'omicidio commerciale è legalmente consentito.
Fruttero & Lucentini, già nella loro introduzione dell'edizione del 1962 parlavano di “classico della previsione sociologica”. Figuriamoci oggi! Nella società descritta dal romanzo non si parla di persona, uomo o cittadino, ma di consumatore. Chi cerca di sottrarsi a questa realtà viene giudicato quasi con compassione dal protagonista, che vede nell'altro il potenziale consumatore che sarebbe ma non è.
Solo pochi anni dopo la pubblicazione del libro, precisamente del 1957, Erich Fromm dirà: “La felicità moderna consiste nel guardare le vetrine e comprare tutto quello che ci si può permettere, in contanti o a rate”.
Riferimento cinematografico obbligatorio, quindi, I love shopping di P.J. Hogan, che non ho visto ma a quanto leggo dalla recensione di FilmTV risulta essere una “...pellicola furba quanto rassicurante, solo apparentemente innocua. Un tentativo di autoassoluzione (in fondo vivere sopra le proprie possibilità è solo un peccato veniale!) che riecheggia però come il canto del cigno”.
Interessante il concetto di autoassoluzione: nel recente libro di Beppe Severgnini “La pancia degli italiani” l'autoassoluzione è uno dei motivi per cui gli italiani accettano-votano-amano Silvio Berlusconi (assolvendo lui si assolve se stessi). Parlando di pubblicitari al potere, il riferimento a SB ci sta!
Mai toccato da mani umane (1954) di Robert Sheckley.
Questo libro è una raccolta di racconti. Il grande pregio della scrittura di Sheckley non sta tanto nella forma, a dir poco essenziale, quanto nella sostanza: ognuna di queste short stories ha idee brillanti ed, in alcuni casi, incisive ancora oggi.
Penso di non sbagliare dicendo che Robert Sheckley ha influenzato un gran numero di autori (ho trovato qualcosa di suo, ad esempio, in Douglas Adams, Philip J. Farmer e Terry Pratchett).
Le storie di Sheckley giocano col paradosso, sono ironiche, spesso satiriche ma mai superficiali; le situazioni e gli universi creati dall'autore sono deformazioni della realtà dove hanno avuto la meglio gli istinti più bassi dell'uomo, ma non c'è caos, si sono semplicemente abbandonati i valori a favore della regolamentazione.
Da uno dei racconti, La settima vittima, è stato liberamente tratto il film La decima vittima (1965) di Elio Petri. Non ho visto la pellicola, ma da quanto ho avuto modo di leggere sembra che i punti di contatto siano piuttosto pochi, se si esclude l'idea di partenza ovvero un mondo dove la pace è mantenuta grazie alla possibilità, per chi ne fa domanda ufficiale, di diventare cacciatore di persone. Non aggiungo altro per non rovinare un'eventuale lettura o visione.
Come riferimento cinematografico per questo libro, però, non ho pensato al film di Petri, bensì a Il dormiglione di Woody Allen.
Nella bella postfazione del libro Giuseppe Lippi paragona lo Sheckley della SF al Woody Allen del cinema comico. Niente da aggiungere.
Venere sulla conchiglia (1974) di Philip J. Farmer.
Il romanzo fu pubblicato originariamente con lo pseudonimo Kilgore Trout, scrittore di fantascienza immaginario creato da Kurt Vonnegut al quale Farmer chiese -ed ottenne- il permesso di utilizzare il nome; successivamente Vonnegut cambiò idea e le edizioni dal 1988 in poi portano il nome reale dell'autore.
All'inizio della carriera Farmer non era molto considerato nell'ambiente della SF, si era creata attorno a lui la fama di autore dedito al “sensazionalismo a tutti i costi” (Riccardo Valla). Fu tra i primi, o forse addirittura il primo, a scrivere apertamente di sesso in ambito fantascientifico. Anche la sua ironia nei confronti della religione contribuì a renderlo impopolare (più agli altri autori, che ai lettori).
Farmer verrà successivamente rivalutato. Il movimento Cyberpunk negli anni '80 lo considererà fra gli ispiratori (con Dick, Ballard, H.G. Wells e molti altri).
Sesso e religione sono anche gli argomenti principali di questo romanzo, la leggenda dell'Astronauta Errante Simon Wagstaff (un cognome che è tutto un programma!), viaggio infinito alla ricerca di risposte alle tante domande del protagonista, la più importante delle quali è “perché soffriamo?”.
Il libro abbonda di trovate divertenti e assurde, anche in questo caso il Douglas Adams di Guida Galattica per Autostoppisti credo sia fortemente in debito.
Per quanto riguarda il riferimento cinematografico mi piacerebbe dire Balle Spaziali di Mel Brooks (film che ricordo con particolare simpatia, l'immagine di John “Rutto” Candy mi è testimone), ma sarebbe un accostamento non del tutto calzante. Meglio il seguente:
“Farmer riprende lo stile paradossale e ironico (…) di Robert Sheckley e della fantascienza sociologica, senza però avere una sociologia da proporre. (…) Il paragone che mi viene in mente, da un punto di vista cinematografico, è quello con Quentin Tarantino (…) Venere sulla conchiglia è la Pulp Fiction della fantascienza”. (Valerio Evangelisti).
Commenti
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2 settembre 2011, 11:11 di Diego_F
Quest play è un piatto ricchissimo! Non conoscevo nessuno di questi libri, e invece sembrano molto succosi. Non so quanto "La decima vittima" rispecchia il libro ma merita di essere visto, è un film anticipatore: nel look dei personaggi, nelle immagini.. un futuro un po' hi-tech ben intuito negli anni '60.. Ursula Andress al suo top
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2 settembre 2011, 21:04 di canaja
Grazie Diego, cercherò di vedere il film! :)
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3 settembre 2011, 11:19 di Stuntman Miglio
Molto interessante anche per me. Nel caso non l'avessi ancora letto, ti consiglio un classico che ho riscoperto da poco : "L'uomo che cadde sulla terra" di Walter Tevis, romanzo poi abbinato all' omonimo film diretto da Nicolas Roeg.
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3 settembre 2011, 20:52 di canaja
Ciao Stuntman. Grazie del consiglio, in effetti mi mancano entrambi (libro e film). Credo comincerò dal libro :)
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7 settembre 2011, 08:47 di GIANNISV66
Ah la fantascienza che passione! Se non lo conoscessi, ti consiglio caldamente Teodore Sturgeon che a mio parere dà il meglio di sé nei racconti. E naturalmente il grande Jams G. Ballard. Tra gli autori da te citati, Robert Sheckley è stato per anni oggetto di una diatriba tra gli appasionati di SF (ed anche fra i critici). Infatti si tratta di un autore scoperto dalla coppia (mitica per me) Fruttero e Lucentini che gli diedero ampio spazio su URANIA, secondo alcuni a scapito di autori più bravi e dotati. Personalmente condivido la tua analisi anche se forse chi lo riteneva un pò sopravvalutato non aveva del tutto torto. Da un punto di vista cinematografico sono anni che aspetto che qualche regista si accorga di un racconto (o meglio romanzo breve) del grande (per me grandissimo) Jack Vance, L'Utimo Castello, secondo me rappresenterebbe uno spunto notevole.Un saluto
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7 settembre 2011, 10:53 di canaja
Grazie Gianni! Guarda un po' le coincidenze: sto proprio leggendo Sturgeon in questi giorni (I figli di Medusa). Riguardo alle polemiche pro/contro Sheckley non ho idee, anche perchè non posso definirmi appassionato di SF... diciamo che sto soddisfacendo una curiosità (con risultati molto piacevoli, devo dire). Jack Vance mi manca, quindi lo aggiungo all'elenco del materiale da recuperare ;) Parlando di cinema, invece, mi sono accorto che fra i film di SF recenti che mi sono piaciuti ho scordato di nominare Moon di Duncan Jones.
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13 settembre 2011, 18:01 di miss brown
Condivido in pieno gli estrosi accostamenti libro/film della tua playlist, sono tutti libri che conosco e amo. Se ti piace la fantascienza "scientifica" e sociologica ti consiglio i libri di Nancy Kress, docente universitaria di biologia molecolare e autrice di una ventina di romanzi e di molti racconti, che ha rastrellato in vent'anni 2 Premi Hugo e 3 Nebula. Fondamentale per opere successive di altri scrittori la sua Trilogia dei Mendicanti, che parte da un futuro non lontano dove, a seguito della terapia genica, i bambini "potenziati" hanno due curiosi effetti collaterali: smettono completamente di dormire e soprattutto hanno un tasso di invecchiamento lentissimo. Si formano così due caste di terrestri: i normali e gli insonni, con quel che segue.
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13 settembre 2011, 20:53 di canaja
Grazie Miss Brown, apprezzo il consiglio e prendo nota! ;)
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