Fiammiferi e fiamme di Barbara Stanwyck
Negli USA, gli anni Quaranta iniziano all’insegna di una ventata di speranza, con la sensazione di poter finalmente voltare pagina dopo il decennio della Grande Depressione, quando milioni di famiglie americane erano finite sul lastrico. La guerra in Europa è già iniziata da due anni e sta seminando terrore e distruzione, ma l’intervento americano non è per niente certo. Poi però nel dicembre 1941 c’è Pearl Harbour, Roosevelt rompe gli indugi e gli Stati Uniti entrano in guerra.
Forse più di ogni altra attrice americana, Barbara Stanwyck è stata sia un volto simbolo dell’attimo di levità prima della deflagrazione (1940-1941), sia un’icona del momento successivo (il resto degli anni Quaranta): la stagione della cupezza, delle ferite e della cicatrice nell’immaginario.
Credo che questo sia dipeso dalla sua naturalezza d’interprete e dall’essere stata la star di produzioni importanti eppure un po’ defilate, sorrette da copioni eccellenti, ma svincolate rispetto ai cliché più restrittivi dello studio system.
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Ricorda quella notte (1940) Quando compare come protagonista in questo film, Barbara Stanwyck è già affermata da una decina d’anni, con ruoli di primo piano in opere di C. B. De Mille, F. Capra, K. Vidor. Rispetto ai film precedenti girati con questi grandi registi, Ricorda quella notte (che è del 1940) ha resistito meglio al tempo: ti avvolge fin dalle prime scene un clima incantato di piacere della visione. Forse l’alchimia deriva dal connubio fra la penna dello sceneggiatore Preston Sturges - che avrebbe diretto la Stanwyck subito dopo, in Lady Eva - e la capacità di messinscena del regista Mitchell Leisen. Barbara Stanwyck è bella, sensuale e in forma recitativa smagliante. Disponibile su DVD in versione originale con sottotitoli in italiano nel cofanetto Mitchell Leisen a cura di Vieri Razzini.
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Colpo di fulmine (1941) Scritto da Billy Wilder e Charles Brackett partendo da una vecchia idea di Billy Wilder (quando lavorava ancora in area germanica), diretto da Howard Hawks, Colpo di fulmine è un gioiello di intelligenza, piacevolezza, ironia, ottimismo. Molti semi che vi vengono innestati - in fatto di velocità narrativa, di varietà delle ambientazioni, di gioco dei ruoli sessuali - daranno frutto, anzitutto grazie a Billy Wilder, nelle migliori commedie americane degli anni Cinquanta e Sessanta.
Un glottologo (Gary Cooper), che vive da anni con sette professori rintanato in una villa per scrivere un’enciclopedia a spese di una Fondazione, si accorge che la sua conoscenza del linguaggio parlato, da quando ha tagliato i ponti col mondo, si è inaridita. Così, decide di fare dei sopralluoghi nella strada e nei locali e di prendere appunti. In un night, incontra la cantante/ballerina Sugarpuss (Barbara Stanwyck), che ha una parlata gergale vivacissima, ma, all’insaputa del professore, è anche in fuga dalla polizia perché pupa di un gangster (Dana Andrews). Con la scusa di volere fare da cavia al glottologo, Sugarpuss troverà rifugio proprio nella villa, protetta dagli ignari professori. Barbara Stanwyck dà al film il sale della vita, con una grinta sensuale che si mescola, come tipico in lei, alla freschezza nel rappresentare l’improvviso irrompere di un sentimento inaspettato, il cuore che si scioglie. Irresistibile la sua entrata in scena nel night, mentre canta Drum Boogie, e poi fa il bis ad un tavolino col batterista Gene Krupa che segna il ritmo con una scatola di fiammiferi. È in quell’atmosfera che lievita il tocco irripetibile dell’inizio degli Anni Quaranta americano.
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Lady Eva (1941) Anche Lady Eva di Preston Sturges gioca sulla chimica degli opposti caratteriali (il gentile miliardario Henry Fonda e la simpatica truffatrice Barbara Stanwyck). Nuovamente, il segreto della messinscena è nella crescita dei personaggi, nel loro decidere di cambiare. Sturges, maestro della screwball comedy, è attentissimo alla meccanica degli effetti comici. Forse per questo, sembra un po’ meno incline di altri a fare emergere nel personaggio di Lady Eva le due vene dell’attrice (esterna/gagliarda e interna/malinconica). Nonostante rimanga un po’ in superficie, film riuscito, che naviga con piacevolezza, come la nave da crociera in cui inizia e finisce.
- La fiamma del peccato (1944) Nell’America del 1944, scossa dalla guerra e con milioni di uomini al fronte, ma non toccata da bombardamenti e da invasioni e quindi funzionante nei suoi binari di normalità quotidiana, è proprio Wilder, da poco passato alla regia, ad avvalersi di Barbara Stanwyck per il ruolo della dark lady in un film che diventerà uno dei capostipiti del noir. La fiamma del peccato è tratto dal romanzo di J. M. Cain, rimaneggiato da Wilder nuovamente in coppia con C. Brackett. L’annuncio di una nuova tipologia femminile (sexy e spregiudicata fino alla progettazione di un delitto) si mescola, fin dalla prima scena, alla rivelazione di una nuova immagine dell’attrice: dal suo castano naturale è passata al biondo platino, ed è ripresa dal basso mentre, con una catenella alla caviglia, scende le scale della villa dove l’assicuratore Fred Mac Murray è andato per discutere una polizza col marito. Questo è il tipico film che si presta ad essere rivisto: ogni volta ha un sapore diverso. Una tale resistenza all’oblio non sarebbe pensabile senza il carisma di Barbara Stanwyck.
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Il terrore corre sul filo (1948) Visto per la prima volta da adolescente, mi era piaciuto moltissimo. L'ho rivisto e devo dire che regge molto bene. Memorabile interpretazione di Barbara Stanwyck nel ruolo di una donna psicologicamente sofferente, paralizzata e sola in casa, che si accorge troppo tardi che il marito (Burt Lancaster) le sta mandando un killer a casa per sopprimerla. Doppiaggio italiano originale così ben fatto che, per una volta, il film si può vedere doppiato.
- Il romanzo di Thelma Jordon (1949) Dopo il successo de La fiamma del peccato, la Stanwyck è stata dark lady in una serie di noir minori, che rivisti oggi sono zeppi di ingenuità e forzature narrative, ma qua e là rivelano un estro inaspettato. Qui è una bella signora venuta dal nulla, che mette in pericolo un brav’uomo. Interpretazione disinvolta, con qualche tocco di classe.
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La confessione della signora Doyle (1952) Ancora un noir, questa volta di ambientazione marinara, firmato da Fritz Lang. Qui a sopresa c’è una conturbante comprimaria che ruba la scena alla grande Barbara: Marylin Monroe. Per fortuna sul set la Stanwyck, nota per l’acidità con cui fulminava chi non le garbava, risparmiò la collega.
Commenti
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15 settembre 2011, 12:24 di maghella
Con lei riguardo spesso "La seconda signora Carrol", con un Bogart mezzo pazzo (anzi del tutto), improbabile pittore...Ciao.
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15 settembre 2011, 14:27 di panflo
Considerazioni giustissime su questa duttile attrice dalla grinta indimenticabile. Agli inizi fu una ballerina del famoso Zigfiel Folliesi ed era veramente carina (chi cuole vada a vedere la foto d'epoca http://it.wikipedia.org/wiki/File:Barbara_Stanwyck,_Ziegfeld_girl,_by_Alfred_Cheney_Johnston,_ca._1924.jpg
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15 settembre 2011, 18:44 di jonas
Come ho scritto a suo luogo, mi fa morire in Lo strano amore di Marta Ivers: una natural born dark lady.
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16 settembre 2011, 02:19 di Baliverna
Barbara Stanwyck era semplicemente bravissima, per di più in personaggi e film diversissimi tra loro. Sapeva immergersi in qualunque personaggio e situazione molto bene, e questo non è poco. Mi sento di consigliare a tutti il bellissmo "Ricorda quella notte", perché so che è ingiustamente poco noto. "La fiama del peccato" è uno dei film della mia vita, che ogni tanto ho voglia di rivedere. Segnalo anche "Il terzo delitto", simpatica commedia gialla. @maghella "La seconda signora Carrol" piace anche a me.
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16 settembre 2011, 10:15 di Diego_F
grazie a tutti delle utilissime integrazioni. @Baliverna: un annetto fa, quando finalmente ho visto "Ricorda quella notte", sono venuto qui sul sito a vedere cosa c'era come recensioni, e ce n'era solo una (la tua), che condivido totalmente e che inizia proprio rettificando il giudizio stavolta un po' riduttivo della scheda FILM TV.. spero che l'inserimento in questa mia play sia un supporto di entusiasmo alla tua recensione
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16 settembre 2011, 20:30 di maurri 63
Ciao a tutti e grazie a Diego che mi ricorda la necessità di rivedere alcuni film del decennio 40-50: eh, sì, mescolo un pò "La fiamma del peccato" e "Il romanzo di Thelma Jordan", accavallo scene di "Colpo di fulmine" a "Lady Eva". Ma, alla fine, penso ci sia una ragione: erano, spesso, film "d'attore", cioè di divi. Certo, molte volte c'erano dietro grandi registi, ma la mano dei produttori si vedeva tutta nell'addolcire certi finali, nel costruire sceneggiature ad hoc. Non sempre, però, erano dei successi. Perchè non c'erano tante Stanwyck dietro l'angolo, in fondo. Si nasce dive, ho pensato spesso. Però, un cognome "strategico" aiuta. Chissà se passava alla storia come Ruby Stevens. Che era il suo vero nome. A presto! M
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