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16/09/2011 h. 00.18 Film: Playlist libera
IAN McEWAN O DEL ROMANZO CINEMATOGRAFICO

IAN McEWAN O DEL ROMANZO CINEMATOGRAFICO

Prendo dallo scaffale i romanzi di Ian McEwan, la mia età mi consegna le prime edizioni: quando lessi First Love, Last Rites (Primo amore, Ultimi riti, Einaudi Collez. Nuovi Coralli 1979) ero un giovanotto, lo scrittore inglese era ancora più giovane di me. Siamo invecchiati insieme. Sono i primi racconti di quello che diventerà uno dei migliori e più letti scrittori della new wave britannica.
Donald Barthelme aveva avuto meno successo con Il padre morto (Einaudi, 1979), temi simili, ma il grottesco di quest’ultimo non fu compreso appieno. McEwan prepara il clima torbido che prende corpo due anni dopo in Giardino di cemento (Einaudi diventa l’editore di riferimento), un cupo romanzo sull’adolescenza che ha un incipit travolgente:

Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra quasi di avergli dato una mano a morire
.

Da questo romanzo il regista Andrew Birkin ha tratto nel 1993 l’omonimo film, il più riuscito tra quelli elencati nella playlist, raccontando con glaciale distanza il tema (presente fino all’ossessione nei romanzi di McEwan) dell’eros, in questo caso il polimorfismo perverso dell’adolescenza, tema che già aveva ossessionato Philip Roth oltre un decennio prima nel Lamento di Portnoy (1967) che seguiva di un anno un altro romanzo che rompeva gli argini di quel che allora era definito ‘perbenismo borghese’, parlo di Myra Breckinridge di Gore Vidal.  
Nel 1983 segue un’altra raccolta di racconti, Fra le lenzuola: “Ian McEwan, recita la quarta di copertina, “ci introduce in un universo sempre in bilico tra visioni oniriche e desolante quotidianità”.
L’anno dopo esce Cortesie per gli ospiti che conclude una sorta di tetralogia della crudeltà. In questo romanzo di aberrazioni sessuali, McEwan sperimenta i modi del thriller cui deve un successo straordinario che raramente è toccato a romanzi sicuramente “complicati” ma scritti con una precisione geometrica che fa dell’autore un chirurgo tagliente delle emozioni umane, anche le più inconfessabili.
Devono passare cinque anni perché McEwan torni nelle librerie. In questo lasso di tempo lo scrittore ha affinato le capacità che aveva mostrato nelle prime opere, ma con Bambini nel tempo McEwan compie un passo gigantesco che lo porta dal crudo realismo dei precedenti lavori alle grandi metafore del nostro tempo.
Bambini nel tempo, Lettera da Berlino, Cani neri, Amsterdam, Amore fatale, Espiazione, Basil Beach, Solar scritti nell’arco di un ventennio, sono romanzi superbi che non è qui il luogo di approfondire, basti citare (non l’ho nominato ancora) Sabato del 2005 che amichevolmente suggerirei ai miei amici utenti di leggere e che non ho davanti a me perché è sempre tra le mani dei miei amici. Si tratta di un romanzo spietato, raramente McEwan dopo lo straordinario caso clinico (la sindrome di Clérambault) di Amore fatale, si era spinto tanto oltre nella microfisica delle azioni umane.
Raccontare i plot dei romanzi di Ian McEwan sarebbe una scorrettezza verso nuovi probabili lettori.

Il cinema tradisce molto più di quanto si pensi i grandi romanzieri.
Il problema è che non esistono schede esaustive sul web e molti film non sono mai arrivati sugli schermi italiani.

Come è stato trattato dal cinema McEwan
? Cosa resta dei suoi romanzi nella traduzione in immagini? La risposta è: Nulla o quasi nulla. Nessun regista, tranne in paio di eccezioni è riuscito a rendere la complessità delle trame di McEwan.
Va rilevato che il romanziere ha anche scritto sceneggiature originali tradotte in film dimenticabili, tranne The Ploughman's Lunch (Le ambizioni di James Penfield, 1983, regia di Richard Eyre, un ottimo esempio di cinema politico sulla guerra delle Falkland, impreziosito dalla presenza di Jonathan Pryce e Tim Curry.
Da una sceneggiatura originale dell’autore è tratto anche The Good Son (L’innocenza del diavolo) del 1993, del discontinuo ma sempre piatto Joseph Ruben, una modesta messa in cinema di una storia di orphanage con interpreti che avranno alterna fortuna, come l’antipatico Macaulay Culkin, Elijah Wood e il bravo David Morse.
Nel 1988 McEwan si presta a scrivere la sceneggiatura di un romanzo di Timothy Go, Soursweet (Agrodolce), il film diretto dal diligente Mike Newell, in italiano La legge delle triadi, non è brutto come afferma Mereghetti, ma è un’opera dignitosa sulle difficoltà di una coppia che, dopo essersi sposata a Hong Kong, decide di trasferirsi in Inghilterra dove ne passerà di tutti i colori.
Vanno citati per amore di completezza due film inediti in Italia, entrambi tratti dal racconto Butterflies, contenuto nella raccolta Primi amori, ultimi riti, Schmetterlinge (1988) regia di Wolfgang Becker su propria sceneggiatura e Butterflies un adattamento del regista lussemburghese Max Jacoby. Questo racconto ha ispirato anche un corto (15’) in concorso a Rotterdam nel 2003 di Fabio Sonzogni, architetto bergamasco, attore e regista teatrale. Ecco come inizia il racconto, “un pugno nello stomaco” l’ha definito qualcuno:

Giovedì ho visto il mio primo cadavere. Domenica non avevo niente da fare. Era una giornata molto calda. Non sapevo che potesse fare così caldo in Inghilterra. Verso mezzogiorno decisi di uscire un po'. Rimasi un attimo sulla porta di casa, incerto. Non sapevo se andare a sinistra o a destra. Charlie era dall'altra parte della strada, sotto una macchina. Doveva aver visto le mie gambe, perché mi chiamò.
”.

Il tema caro a McEwan della perversione sessuale perpetrata sui bambini fa da sfondo al film polacco Rozmowa z czlowiekiem z szafy del 1993, (Conversation with a Cupboard Man, ovvero Conversazione con l’uomo nell’armadio) regia e script di Mariusz Grzegorzek, tratto sempre dalla raccolta più amata dai lettori e dai critici.
Di un altro, First Love, Last Rites del 1997, diretto da Jesse Peretz, sceneggiatura-adattamento di David Ryan, non sono riuscito a sapere nulla, tranne che è tratto dal racconto omonimo che dà il titolo alla raccolta e che è interpretato da Giovanni Ribisi.
I racconti brevi hanno influenzato registi europei più che anglo-americani, probabilmente per l’humour nero e corrosivo contenuto nei primi suoi romanzi. Il fatto che questi film non siano stati distribuiti in Italia ci impedisce di dare un giudizio definitivo sui rapporti tra narrativa di McEwan e traduzione filmica.
A giudicare dalle note dell’IDMb si direbbe che si tratta di film riusciti. Lo stesso non si può dire dei film più famosi, visti in Italia, tutti in misura diversa “sbagliati”. Probabilmente McEwan è un autore difficile da tradurre in immagini e ne abbiamo la prova: Bambini nel tempo, Cani neri, Amsterdam sono già “cinema”.
Leggendo l’inizio di Amore fatale si ha la sensazione di “vedere” in piano sequenza e in successivi “ralenti” che cosa sta accadendo intorno a un pallone aerostatico.

McEwan scrive cinematograficamente ciò che neppure Paul Schrader, John Schlesinger,  Roger Michell e Joe Wright sono riusciti a ‘scrivere per immagini’.  

  1. Cortesie per gli ospiti (1990)
  2. Il giardino di cemento (1993)
  3. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile The Innocent (1993)
  4. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'innocenza del diavolo (1993)
  5. DvdBlu-Ray non disponibileUmd non disponibile L'amore fatale (2004)
  6. DvdBlu-RayUmd non disponibile Espiazione (2007)
  7. L'ambizione di James Penfield (1983)
SI

Commenti

  • 16 settembre 2011, 08:25 di GIANNISV66

    Non ho letto nulla di McEwan ed è lacuna che spero di colmare presto, ma ho visto CORTESIE PER GLI OSPITI e l'ho trovata una pellicola molto interessante, in particolare l'interpretazione di Christopher Walken mi è piaciuta molto. Grazie per gli spunti che ci fornisci con questa playlist. Un saluto

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  • 16 settembre 2011, 08:40 di Travis Bickle 1979

    Riproposizione intatta del sempre analitico Marcello Del Campo, da vero applauso! Che dire... McEwan è considerato uno dei maggiori scrittori del nostro Tempo e, è vero, al Cinema l'"hanno" tradotto spesso maluccio, anche se lo schraderiano "Cortesie per gli ospiti" ed "Espiazione" di Wright sono pellicole per nulla mediocri. Schrader nel suo barocchismo più perverso, con un eccellente Walken burattinaio della sua follia e una spettrale Mirren, "accuditi" in una Venezia dagli arabeschi meandri, soprattutto del labirinto maligno. Wright si attiene fedelmente, "invece", al romanzo, e ci regala un primo tempo da incorniciare e un mastodontico piano sequenza difficilmente "scucibile", forse solo lodevole. Di McEwan ho letto, però, pochino, eccetto "Bambini nel tempo" e più volte "Chesil Beach", che qui mi pare manchi all'appello. A quanto pare, di quest'ultima, se ne occuperà Sam Mendes dopo il suo "James Bond". Grande play, comunque, come al solito Marcello-Lorenzo! Unico appunto che correggerai subito, eh eh... anche tu sei caduto nel tranello, prima hai correttamente scritto "McEwan" tutto attaccato e poi hai inserito lo spazio fra "Mc" ed "Ewan". Lo sapevo...

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  • 16 settembre 2011, 09:35 di Marcello del Campo

    Grazie Travis, - correggo subito "Mc Ewan", quanto a "Basil Beach", - se infili l'occhio a un terzo dello scritto, trovi "Chesil Beach" e "Solar". Potenza di IMDb! Ho letto [con piacere immenso, Mendes mi aggrada] della traduzione in immagini, ma mi sono fidato dell'infido super-sito che non certifica la notizia. Ciao.

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  • 16 settembre 2011, 10:05 di Diego_F

    Play-list preziosa, una guida alla lettura oltre che alla visione.. dei film che citi, finora ho visto solo "Il giardino di cemento" quando uscì al cinema: disturbante ma, come giustamente dici tu, vicino alla scrittura di McEwan, di cui finora ho letto i "Racconti" (fra cui trovo stupendo "Fatto in casa", una storia d'incesto fra fratello e sorella minorenni raccontata assumendo il punto di vista amorale e la faccia tosta del ragazzo), "Espiazione" (che non mi ha preso) e "Chesil Beach". Dopo questa play, non ho dubbi che il prossimo sarà "Sabato"

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  • 16 settembre 2011, 10:35 di Travis Bickle 1979

    L'"infido super-sito", come lo definisci tu, cioè l'"indispensabile" Imdb, ha parecchie pecche. E, forse non lo sai, ma è gestito da un nugolo di "ragazzetti", che spesso non sono ben informati su produzioni che non aggradano il grande pubblico "teen". "Chesil Beach", si farà eccome. Sia "Variety" che "Deadline", non solo ne han dato notizia già qualche anno fa, ma hanno "illustrato" passo passo i vari "intoppi" d'una preproduzione interminabile. Come ben saprai, son solo due i protagonisti del romanzo, "sessualmente articolato" di McEwan, una giovanissima coppia di coniugi... Se l'attore "maschio" non è stato ancora designato, la Donna sarà invece interpretata, con ogni probabilità, dalla sempre più "in auge" Carey Mulligan. Fidati del Genius, Marcello. Che ti rimanda all'ultimo aggiornamento sul progetto. Pare che Mendes, girerà questa trasposizione, appena terminate le riprese del nuovo James Bond, le cui riprese sono attualmente in corso. "Mendes at first was brought on as a “consultant” because of the delays, and is now officially the director. He responded to the Bond delay by setting a feature adaptation of the Ian McEwan novel On Chesil Beach and directing the Broadway-bound musical adaptation of Charlie and the Chocolate Factory." http://www.deadline.com/?s=chesil+beach Ciao.

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  • 16 settembre 2011, 10:42 di maurri 63

    Interessantissima play, Marcello! Anch'io, come molti, lo ammetto, ho letto davvero poco di Ian Mc Ewan , cui un critico di alcuni anni fa dedicò un'ode, ovviamente ironica, "i suoi titoli sono già tutto ciò che dice dopo". Però, è vero, che l'aspetto inziale delle sue opere è deflagrante, mentre il finale (contenuto?) cede vistosamente alla distanza (si pensi all'inizio di "Bambini nel tempo" ed alla sua conclkusione, ma lo stesso si può trovare in "Cani neri"). Neppure io, come Diego, sono stato coinvolto da "Espiazione", mentre "Amsterdam" lo considero una tappa metacinematografica, non da pellicola vera e propria. Mentre scrivo, però, mi chiedo - lecitamente - : forse, Mc Ewan è stato trattato male dal cinema perchè il "suo mondo" nasce nella seconda metà degli anni settanta, laddove i grandi film (è l'epoca de "Il cacciatore") gettano sul tavolo temi sociali (Vietnam, contestazione giovanile, ecc), mentre la sua prosa propone un universo limitato (seppur da un'ottica "grandangolare" ) al suo vissuto o quello raccolto per le sue strade. O, forse (come dice Diego, "Fatto in casa" è stupendo), ci sono pochi racconti nel suo curriculum. Che, forse, sono la vera materia di un film, per dirla alla Kubrik! Un caro saluto, M

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  • 16 settembre 2011, 11:37 di Marcello del Campo

    @Travis, grazie per le informazioni sul film di Mendes. @Maurri63, le tue note sono assolutamente condivisibili, anch'io credo che dopo i primi racconti del 1975 ["Primo amore, ultimi riti", pubblicato in Italia con un ritardo di 4 anni da Einaudi] e "Fra le lenzuola" del 1978, McEwan ha sviluppato nei romanzi i 'temi/ossessioni' dai quali, come lui scrive "Pur non essendo particolarmente ossessionato... ", in realtà costituiscono il leit motif di tutta la sua narrativa. Quando abbandona i racconti', trasferendo le sue ossessioni nel romanzo, non deve fare altro che dilatarle affondando il bisturi nel corpo esile della trama; [non è un caso che il bisturi è l'oggetto-protagonista di "Sabato"]. Secondo me, questa 'dilatazione' funziona fino a quando McEwan non si fa sopraffare, meglio, quando, inariditasi l'ispirazione [direi proprio da "Amore fatale" in poi], la tecnica diventa padrona e l'autore ricorre all'espediente della 'suspense' un po' ovvia ["Sabato" è, a tutti gli effetti, un thriller, - ma che eleganza però] che in "Bambini nel tempo", pure presente, diventava una sommessa allegoria della perdita di senso nella società dei consumi [tutto si gioca in un supermercato] e perdita di sé in "Cani neri" ["Il Male di cui sto parlando" scrive McEwan "è qualcosa che ciascuno si porta dentro.". Vi ringrazio davvero.

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  • 16 settembre 2011, 17:15 di maghella

    Ho "incontrato" McEwan con "Amore fatale", proprio perchè in quei giorni (anni fa, credo ormai 7/8...boh)...ero testimone di un caso di sindrome di Clérambault (o qualcosa di molto simile)...praticamente una persona non poteva fare o dire niente, che subito veniva interpretato come un "linguaggio in codice amoroso" da una seconda persona...Una situazione davvero angosciante e fastidiosa, quando mi suggerirono questo libro, vi trovai un conforto infinito nel sentire compresa una situazione che stavo vivendo di riflesso. Da allora ho letto molti libri di McEwan, e tutte le volte vi trovo qualcosa che mi rassicura, nel riconoscere certe angosce, che sa raccontare molto bene. Ho visto pochi film tratti dai suoi libri (Espiazione)...e sinceramente mi hanno sempre deluso un po'...E' uno dei pochi casi in cui non riesco a vedere il film completamente a mio agio, dopo aver letto il libro. Fammi capire Marcello: questa era una play che già avevi pubblicato in passato?...e l'hai riproposta?...ho capito male forse?...Tanto per curiosità...ciao.

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  • 16 settembre 2011, 18:01 di Marcello del Campo

    @Maghella: La Sindrome di Clèrambault è un'affezione terribile. Ho letto "amore fatale" quando uscì nel 1997 [allora avevo una libreria] e per rendere intellegibile quella patologia erotica agli acquirenti del romanzo, inseriii all'interno di ogni copia un capitolo tratto da un saggio di Alberto Castoldi, "Clérambaullt: stoffe e manichini" [Moretti e Vidali edit., 1994] - che ti consiglio di acquistare presso IBS [costa poco ed è molto interssante]. Per farla breve, il dottor Gatiàn de Clerambault, celebre medico parigino, si suicidò il 17 novembre 1934 in modo bizzarro, teatrale e complesso [seduto su una poltrona, davanti a uno specchio, si sparain bocca]. Giustamente "Le Figaro" scrisse: "Sembra proprio che le malattie mentali siano contagiose". Il romanzo "Sabato" dovresti leggerlo [se ti piace l'horror, come sembra] perché il primo capitolo descrive con estrema puntigliosità un'operazione a cervello aperto per la rimozione di una metastasi. Molti dicono che McEwan, negli ultimi romanzi, supplisce con la tecnica alla mancanza di ispirazione. Ah, questa play, pubblicata un anno fa, era invisibile perché avevo chiesto la cancellazione dal sito. Ho solo aggiunto i nuovi romanzi di McEwan e qualche corsivo e grassetto. Ciao e grazie del commento.

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  • 17 settembre 2011, 19:12 di Govinda

    Che puntualità! Ho appena iniziato "Espiazione" il primo che leggo di McEwan. Non avevo grosse pretese invece la sua capacità descrittiva, precisa e così densa di talento è coinvolgente. Questa play ci sta a pennello! Ciao!

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  • 26 settembre 2011, 13:09 di Utente rimosso (pgll)

    Ho visto solo due film tratti dai suoi lavori "The Innocent" che per assonanza definire indecent ed "Espiazione" che invece mi è piaciuto, soprattutto James McAvoy decisamente in palla. Certo Ian McEwan è difficile da tradurre sullo schermo non solo per quello che dice (più che eros, sesso, perversione direi una attenzione quasi maniacale verso il corpo e la fisicità) ma anche per come lo dice. Con un utilizzo dell' inglese che lascia a bocca aperta, per la densità (ogni parola sembra avere una sua vita nell'universo finito del testo) e scorrevolezza. E d'altronde il peso della parola è assai diverso da quello dell'immagine, e non sono molti i registi in grado di dosare la forze per ottenere una risultato simile

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  • 26 settembre 2011, 14:01 di Marcello del Campo

    @pgll, grazie del commento, - sintetico ma persuasivo. Un saluto.

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