
Un Balboa Rock con le rocks in mano
Eclissi solari
Le nocche della mano "cingon" nocchere selvagge della propria musical tribù, e flebili "flebo" d'una convalescenza, opacizzandola di colori "intinti" nelle tue vene crepuscolari, vorrebber educarti a una "creanza" in cui screpolarti in similarità che si "liofilizzin" nell'emofiliache vanità d'una società improntata affinchè ciascuno "marchi" con la propria impronta il suo ricordo ai posteri, e non si "macchi" d'onte.
Ove, ognuno "squittisca" affiliato ai toni "tinti uniti" del bon ton.
Ove, ogni voce "fuori dal coro", verrà accorata perché s'ancori nel veleggiarla in monotone onde che ondeggin sol o, come dico io nel'arso Sole poco assolato, in un mare burrascoso solo nelle gastriti di "cozze marce" e di "delfineggiarla" in qualche festa "marittima", sulle rive d'una spiaggetta della propria "ghiaia", gaia solo nelle pose & nelle mode, spesso amare risate o salsedine della "risaia".
Il Pianeta Rosso, nel suo "marmoreo" fiammeggiar arido, corteggia Venere e venerando poi il "Dio" Saturno, mentre una stella "imbrunisce" affievolita nell'universo, "ammogliandosi" con "scoregge" di frammenti satellitari che "luneggian" nella Notte sopra le teste più lunatiche e volubili, "arzigogolando" con serpentesco squillar nel Cielo, quasi al "profum di lava(nda)", per terger i nostri peccati "sbeccando" una cittadina canadese d'anime già disintegrate.
La birra, al Sabato sera, è un doppiaggio alcolico delle nostre voci "straniere", da gonzi "grezzi" e "muti" alla Charles Bronson nel pubblico, e "perversi" Willem Dafoe nel privato
Stamane, "addobbandomi senza gobba" nelle ingobbite quotidianità fetide, ordinai un caffè corretto, smacchiandolo con le mie labbra "allo smalto cosmetico", plastificando la barista per non sussurrarle oscenità "oneste" del mio desiderio "lattante" che Lei vorrebbe "latitasse" perché la affascino ma non tradirebbe mai il marito "incappucciandolo" con la mia "dolcezza schiumosa" da "scremato cappuccino".
Voglio "zebrarmi", unendo la mia anima "nera" a picchi "agonizzanti" di bianco fulgore e, poi "gazzellescamente" correr nella Savana, affinché un cacciatore africano scopra la sua clemenza-Pennsylvania da De Niro "redento".
Un cacciatore pentito che ha scoperto la purezza del Mondo troppo tardi, perché per troppo Tempo s'attardò con una scimmia tardona, nella sua casetta "Avatar" ai piedi della sua ignota foresta boreale, o solo nel Borneo senza "nei" da guerre vietnamite.
Sì, per molto Tempo, m'associai, m'accomiatai, m'"assiepai" e m'"infrascai" senza rinfracarmi né assolutamente "rinfrescarmi" con balorde compagnie dall'orda "metallica" di psicotiche adolescenze, poco "discotecare" ma molto "videoteca delle proprie amniosi uterine".
Una massa di pubescenti cresciuti al "brindarla" nel "cupo" e nel seviziar le ragazze degli istituti professionali, chési sa son tanto proporzionalmente "sceme" quanto bone.
Mi astenni, disgustato da tutto questo, e la mia ribellione che spellò il vero, fu anche picchiata, diffamata e infangata, affinché anch'io m'attenessi al letamaio di questi hooligans dalla posa Babau e dall'anima, purtroppo, infantilmente incurabile di perenni solipsismi "miao-miao".
Sì, forse sarò eletto nuovo Tse-tung Mao o, vittima del Cremlino, mi "cremeranno lapidari" con la scritta "Qui giace la reincarnazione di Rasputin al pepe verde, azzurrognolo nell'anima quanto giallo nel suo essere noir".
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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