Cronenberg: giorni notturni di disordinata "follia"
Una mosca mi ronzava, furibonda, nella "testa" del mio piatto, fra un agonico intorbidirmi & luci dai brividi arcani
Appuriamo, innanzitutto, cosa comunemente s'intende per follia.
O come lo si vede, il "folle".
Folle, è colui che ha atteggiamenti fuori dalla norma, spesso "accerchiato" da una società d'imponderabili valori che ne voglion incardinar le scardinate, dunque "scoordinate" meningi, spesso, tanto di sé, "afflitte", da esser "bocciuolo" di criptica fantasmicità, o tanto "trasparente" nella sua innocua non curanza della sua persona, che ce n'"accor(g)iamo" quasi immediatamente svestendolo "a prima vista" ribadendolo tale, "prodighi a salvarlo", affinché s'uniformi a una forma che più si confà al "socialmente adeguato". Forse, per "impalmarlo" per i suoi troppi sogni onirici che vagan, (im)mobilmente "morbideggiando" moribondi, tra palme d'una rapita Los Angeles con le sue palme flebilmente ambigue nella taciturna "Notte dei segreti", o della maliziosa strega che "nidifica" nel suo volto raggrinzito di rughe "accigliate" nell'empatia alla sua pazzia.
Non c'è peggior prigione di quella del folle, o vicolo cieco della sua "cecità", visione del Mondo che n'è esausta & nauseata tale da dissiparlo nella "svagatezza" che, lunar, s'arrocca arrugginita o fulgidamente smaltata nel suo "cavalier mantello", nel castello della sua oscura anima, di roco "balbettio che, quasi muto, ammutoliran ancor di più con scherni "virili" perché, forse, temerebbero mutasse o di "contagio" li "ammalasse". Dunque, "meglio" ottenebrarlo... e smembrarlo.
Dunque, ancora, reietto emarginato d'opaca decadenza nella sua "principesca" mente, del suo arabesco spesso "fiabesco", o solo nell'ermetica solitudine mai "assolata", d'un "desolato deserto" ove grida lacerato dalla sua "apnea" nel canto, in sé maliardo, dell'euforia di variopinta poesia, tanto ascetica che n'è la sua "nebbia".
Quante volte, abbiam sentito le lapidarie frasi "Quello non mi pare tanto sveglio...", oppur ancor peggio "Si deve svegliare...".
Ah, non è la sveglia che "tormenta" il "folle".
Sono i risvegli a incupirlo ancor nel "sonno", perché nessuna "morfina" che ne addolcificherà le ferite potrà attenuar l'ondivago viaggio in meandri sfocati che si divelser nel suo "fragile" scomporsi, l'origine del caos di rinato "lindore" a "morfeoizzarlo" d'una metamorfosi "agghiacciante" nelle sue calde pelli or di nuovo "avvinte" alla vita dopo aver vinto la sua evasion "pazzerella".
Immagino una zona morta, un coma profondo e occhi inaspettatamente più vivi di prima, nel potenziato "tunnel" ora "accecato" quasi paranormale.
Immagino una mosca rinvigorita, proprio quella mosca "dispettosa", ammorbar un corpo rigenerato d'un esperimento bislacco, quasi un Frankenstein che ridà la vita a se stesso.
Immagino uno "schizofrenico" dallo Sguardo nel vuoto, gironzolar per una città, ora libero o che ancor nel "dopo", si libra, attorcigliato nella sua memoria o cristallizzato in una mente raffreddata da catatonico dead man vividamente, di nuovo, pulsante.
Immagino il "dolcissimo" Tom Stall, una visita "sgradevole" dal Passato che gli ricorda chi era nell'ieri d'un oggi che l'ha tanto "glorificato" & "giornificato felice" dinanzi a chi guarda alle "medaglie", ma tanto indebolito nel suo essersi perso in un'immagine "nascosta", forse nel bosco di Cappuccetto..., ché quell'Uomo non è il suo abito, mai abitò in Lui.
E, in questo (dis)ordine cronenberghiano, il crash di Eros & Thanatos, lo scontro fra "vivere & morire", è un mio riflesso anche alla William Friedkin, romanticamente avvolgente e combattivo alla Michael Mann, con ancora straniere (auto)distruzioni "laconiche" o urlate dei migliori Scorsese-Schrader.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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