
Le lancinanti laconicità burtoniane, fioche & mai focose alla Richard Burton
Volteggio nel mantello & smantello me stesso, "incammellato" nel mio caramello
Molti anni fa disfai me stesso, remotamente avvolto nel mio "tovagliolo", eclissai le mie iridescenze per iridi che s'irrisero da sole per le risate "malocchianti" altrui.
Mi trapanai il cervello e vi trapiantai dei Bonsai, fra un pianto inalberato e angosce librate, ma Gerusalemme ama la flemma delle sue tempeste, di come m'assediai "a sedermi nel prenderlo serenamente sederizzato" per sode riflessioni non sedabili.
Mi sparai "in testa", ma adoro frantumarmi nei miei neuroni "ossificati", in questa cenere che ancora, fulgida nel suo squittio riemerso o forse solo arso, è una "caldarrosta" d'abbrustolito mio "linciaggio".
La mia "follia" son io che, in mezzo alla folla, "folleggia" con aforismi esistenziali, intinti di crepuscolarismi del mio incognito c(a)risma, asmatico talvolta, reumatico anche nelle aromatiche voglie che inibisco "imbabbuendomi" nello "scimmiesco", rabbuiandomi abbaiando, abbacinato "rimbambendo", o nel mio Bambi "bamboleggiando" con bombette che son irose contro la società dei bamboccioni col bombolone in bocca.
Mi "friabilizzo", rinsavisco pur fragile, mi "flebilizzo" in un sogno flebile, sempre labilmente nelle "sabbie mobili", ammobiliandomi delle mie coreografie archittettoniche alla mia anima.
In molti, tutt'ora ne ho la riprova in provocazioni a (p)ungermi, tentan "estrazioni chirurgiche" alla mia nebulosa abulica per "imboccolarmi" a visioni meno bucoliche della vita, ma più da bucatini & "buchini". In poche parole, vorrebbero che il mio "bruco" non si "eunuchi" nel suo bocciuolo che si "boccia" e, "volgarmente", è sboccato pur boccheggiandola, ma s'"imbuchi", per "palle" da score(ggie) del biliardo fra "uomini machi", o solo zerbini per Donne che presto li ammosceranno al Vileda, o sol "avvilendolo".
Conosco un mucchio di gente, ma non m'"ammucchio" mai, preferisco la mia "trsitezza al muso & al muco", "gocciolando" sul viso nella mia decadenza ferita m'ancor sfrenata. Forse, per sempre arenata, non so se rinata, ma rinoceronte, pachidermicamente, (non) sono.
L'altra sera, il Piero Angela, "angelicò" la mia creaturale "Savan(nah)eria" con un documentario animistico "al voodoo" per mercanzie estetiche da "Il puma, con le sue piume pavoneggianti, non berrà mai il nostro spumante".
Io, sono la bestioncina che s'imbestialisce burtoniana in un Johnny Depp "metamorfico" nel suo disneyano freak, e delle Donne proprio se ne frega, tanto che se Liz Taylor fosse viva le "pitterei", con un "delitto giallo", gli occhi di "verde speranza".
Rifugiandomi, poi, nell'aranceto per il meccanico ma focoso sex bomb Richard Burton.
Conosco impiegati mal pagati, e puttane che "allietano il vento", conobbi maiali che m'attanagliaron con "forbici" al mio pisellin che non "piselleggiava" se non solo nelle tagliatelle "alla boscaiola", e nel mio boschetto "licantropeggio", prendendo in giro il Bryan Adams del Parkinson, Michael J. Fox, che ha ancora voglia di vincere.
Al massimo, se la caverà meglio di Christopher Reeve.
Ricordate, fratelli & "sorelle", la "pecorella" non si mette mai a pecora.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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