Magia, letargie, fiabe, randagio
Evocarla, sibilmente, in fiamme spesso "ossidriche" dal baluginio inquieto, verecondo quando, grottesco, s'acciglia
Un morbido sonno a "incanutirti", mentre un Mondo "sveglio", di soavi ubiquità, si moltiplica, indaffarato, a offuscar le anime dietro pose sguaiate di chi l'ha, invece, inoltrata in una coltre di nebbia e, assiderato, di palpitazioni nervose, gracilmente gelido, gracchia, ferendosi in carnai ove il "perbenismo" è l'inferriata di ferree rigidità comportamentali, empatie mai ematiche, lividi a sgualcirsi in un freddissimo kammerspiel delle emozioni, brindate "bicchienirizzandole" con sognanti vacanze per Estati "scosciate" senza picaresca avventura che possa (in)dolerle, godibilmente, in sani amori del "peccato", del corpo che si denuda e urla, furentemente, le laconicità, anche quelle sedate, il profumo degli squittii rabboniti da troppe guance schiaffeggiate, il romanticismo perpetuo che soffia di leggiadri moti oscillatori in un dondolio che culla le fantasticherie alate, il Senso ai seni e alla "caramellosità" giocosa spesso "invisa" perché fiera delle sue "ferali" bramosie impudiche, il Cuor che sgorga in fontane ammaliate dopo neri mantelli a "intetrirti" o inteporir l'aroma che si scremò in troppo color "nocciola", quasi ingrigito in un viso scarno, se non "scalzo", francescano nel "monachismo" di godimenti "evirati" per adempienze a regole castranti.
Ah, un Mondo di pazzi, di fattucchiere che insegnan in scuole superiori, indirizzando coscienze a "ludismi" di libido volgare nelle logorroiche "argomentazioni" boriosette, per spettrali scettri dallo scibile forgiato con (in)oculate ipocrisie già inginocchiate al "potere" classista.
Folli che, giunti a trent'anni, si "letargizzano" robotici, alienandosi in lavori meccanici per "medicarsi" di dignità per gli apprezzamenti compiacenti d'elite bugiarde a (s)valorizzarti davvero, per il "frenetismo" che sei e non la "dinamicità" scoppiettante d'arrembanti maschere.
Infilati in un tunnel con fioche nostre "cristallerie", sorvoliamo l'aurora in fulgide Lune che smantellaron la speranza per poi "abbordarla" con una schietta voce che fischietta, felice, ora alla vita: "Voglio scoparti!".
Ah, cresimai mio cugino con un cravattino da cowboy, e gli astanti, prete compreso, tastaron già la mia "diversità buffona" da chi si crede(va) Steve McQueen, un giovane Eastwood o un imbrillantinato, "ciuffettaro" McConaughey.
Ma, io... io ho amato L'anno del dragone e ho letto "Big Jane".
Il resto sono stelle di latta.
E', alla lattea, che dobbiam allattarci. A quella Notte di San Lorenzo ch'è sempre virtuosa, luccicante cometa di Halley.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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