C'era un Cheyenne su una "diligenza" per Memphis
Le manie perfezioniste di un laconico Presley incastonato nelle sue vene, e chi non reggerà alla competitività, ma sarà nuda anima di se stesso, in una ""bolsa" pinguedine
Siamo cresciuti in un ambiente di frigidi "cuori" a "sbaciucchiarsi" per poi immalinconirsi nelle "torbidezze" d'una "laguna", spesso di lacune, pensierose, con l'incognita roteante che c'"ammaestrasse" in una saggezza a cui "forgiarsi" per un'immacolata estasi che non più si scardini, o perennemente soggiogati dall'irregolar "traviarci" per ostruir il sangue e "disamorarlo" dal Tempo che, sempre, ne avvinghia le sbiadite palpebre o i cerulei occhi della loro "tensione".
Come io stesso, riemerso dalle tenebre, sguazzo in soavi "euforizzar" e forse plasmar i difetti "infettandoli", o per un'iniezione che mi rammemori chi ero, se c'ero, il mio cammino d'un sentiero "(t)irato", issato o negli abissi, che s'aggroviglia in nottambule "evasioni" luciferine o nel magnetico flusso d'una "senescenza" che rinsavì, miracolosa, in un esorbitante tribudio di "ghiaccio" intriso in molecole gaudie.
Delle levità che assaggeranno l'ora abbacinante dei rossi liquori, o dei nitidi lindori dal nitor "cavallerizzo", come la virtù foriera di sé, indomita nei bui "boati" e nelle urla, "agghindate" di perbenismo, del "Buuh!" gridato in faccia... come la buccia d'una mela peccaminosa che, "scalza", s'"indoccerà" in un corpo di Donna "madida", in un amplesso in cui "sgoccioleremo" mansueti e poi "irosi", sull'erta gloria dei nostri vertiginosi tacchi sotto l'"alluvione" delle nostre gocce d'acqua, dell'"imputridirci" un po' per "vapori" che si (l)amino, fervido tuono d'ormoni abbagliati dalle loro lucentezze.
Sfili su una scala a chiocciola e io, di coda, "scoiattilizzo" per i miei gradini, e lievito già nell'alto grado d'una temperatura "alcolica", ah, quali "sbronze" c'aspetteranno su un materasso umido che spellerà le rabbie, ammorbidendole nella "virulenza".
Tu, Donna più virile di me, accovacciata nella penombra con la tua fioca trasparenza che s'"immelodisce" e gusterà il nettare del mio midollo spinale. Elettrizzata ancor prima d'accaldarti.
C'avvinghieremo e brandirò la "Luna" in prelibati morsi di libido dall'intatto e poi montante furore.
Dopo l'orgasmo e i suoi "epigoni", li "riepilogherò" in una "sintesi" con la sigaretta "incaffettata" sulle labbra, e un poster di Elvis Presley che mi sussurra d'occhiolino un "Mandali in malora, domani, di buon ora e di sapida lena, piglia un treno e fatti un'altra scopata in una locanda ove Cristo intrattiene i clienti con un pianobar dai tasti rock".
Firmato il Genius
(Stefano Falotco)
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