I ricordi di Mar(t)e
Su una banchina, banchettai d'un trancio che mi spezzò le ossa, nel tepor infantile in cui m'"innevai", un'allettante fierezza che s'"allentava" nella saggezza, evocò i miei equivoci, con assiderata pulsione nell'effusioni dal respiro "gelido, svoltai, evolsi e volsi nell'avvolto liquore che m'ustionò di focosa, intrepida intraprendenza
Sfumare, "assaggiati" nelle melanconie, col vento di un'ombra sinergica a profumar il vento, e "accoccolarci" ove fumeremo le ansie ad aavvinghiar il "tetro" con la tenerezza romantica e i friabili, tenui morsi al sangue, dalle impetuose bizzarrie che si modulan frenetiche d'uno sgualcito, rosso palpito che inebria le labbra, le arpiona d'un soffio purpureo a intonarle nell'asfalto del tiepido struggerci, e un seno che "lilleggia" d'infuocata tua passione a "mortificare" la mia nuda, prona virilità a a cui m'afflissi, perfino d'un castigo a spalmarla di troppa nitidezza.
Cuore incendiato nell'ultima speranza che grida d'un "biascichio" che tempra le atmosfere mie lunari "dissolvendole" nel cristallo d'un diamante a "incenerire" le rabbie che mi dissiparon ove, perarltro, le "allietavo" con stinti aromi dai cepuscoli "immortalati" nel buio di nera fievolezza.
Osteggiai il torbido "intingendomi" nel Tempo arcobalenico d'una pittata spensieratezza che guaì di suo, taciturno masochismo, a iniettar le vene d'un dolor asfittico per bruciar i livori dell'angoscia nel tuffo delicato di sospiri che ansimavano, "intrecciati" a onde dal melodico inganno.
Così, m'appari, d'abbaglio "furtivo", ché sbircio "dietro" il tuo corpo, col mio occhio "al fondoschiena" che concupirà di danzanti corteggiamenti sofisticati ogni tuo garbo erotico, e la mia mente "evaderà" nella mia potenza di maschio, per leccare ogni tuo ansito che ci spodesti dalla morte.
Draculiano, gioco a scacchi coi lupi, e mi travesto da "manichino" quando, in verità, sono un Nick Nolte senz'"addobbi", col fegato che'è una smorfia "buffona" contro chi mi dileggiò di beffe.
Un "martire" fu saccheggiato nell'anima da De Sade, ma (non) si vendicherà perché, signorilmente, già la mia cristologia taumaturgica "lese" il nemico a cui, pietistico, do una carezza "incaramellandolo" nella sua carneficina.
Un Pianeta Rosso "balla" nelle sue Donne rosseggianti, tramonti a cui chiedo d'"arrossarmi", per insaguinarmi.
Come tutti i "sapienti", siamo mammiferi e come tale c'"aspergiamo" nel nostro fiammifero, stecca "inerme" che, prima o poi, (s')arderà, per una Luce nella Notte.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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