Le funeste nebbie, in mezzo agli avvoltoi, degli avvolti nitori... Oh, "Gesù" mio!
Una fulva Ginger Lee, cavalcava sinuosa nelle mie intrepide "diagnosi" d'una scarnificata nudità
C'è gente che s'è sempre ingegnata affinché m'avvoltolassi nelle nuvole, evaporassi, non mi rigenerassi e, abbaiandomi di furori intensi, svilissi in euforici baluginii dal cristallo "svezzato" nel suo stesso diamante, ma una rossa mantide intiepidì l'aurora con accaldate voglie.
A Venezia, "rondano" malinconie assuefatte alla sconfitta, in un passeggiarla delicata, forse in "aleggiata" estasi d'un sé, chissà dove, infranto.
Le agonie perentorie che la rapirono, anima che un Tempo non fuggiva dagli attimi della sua fulgenza, e s'inteneriva in un tepor d'una lagrima dall'iniettata mistica.
L'antipatia, odio implacabile persino alla tua epidermide, che sibilava in nevralgie solipsistiche d'"autorevolezze" adolescenziali a "ingiuriarti" nella ferita e infligger la lama d'una già "accoltellata" vanità.
Odio che iniziò per una "scaltra" ripicca infantile, e crebbe urlandoti di "crescere", spazientiti dalla trasparenza, nitida "(im)mobilità" che danzava in un apparente, "accidioso" livore, nelle inedie a "dormicchiarla" in letti "fangosi" per mescolar gli incubi alle sognanze torbide "innestate" come baionette al tuo erotismo "puberale" in seni lattei, in una, forse, lattiginosa perseveranza a ciucciar le labbra d'una prematura, forse troppo matura, incendiaria o solo arsa, decadenza.
I respiri "claudicanti" del "traviar" le albe in Notti oniriche, di gorgoglii dal "singhiozzo" ubriaco, in allegrezze "moribonde" da "condannato morituro".
Storie d'orribili ricatti & probizioni, l'armata furia, forse ancor delle tenebre, "inteschiata" & invischiata in un'asma ch'è ora inerpicata in vene lussuriose, d'uno specchio che si coagulerà d'altre vitalistiche nevrosi per bruciar "cauto" e non canuto da chi scala, "precoce", le tappe per i "lindi" tappeti d'orge ruffiane a opportunistiche amicalità, d'innerbato svanir via e poi riafferar le onde d'una "criniera" dalle enigmatiche increspature, la goccia di sangue che, ammantata di cristologie sinaptiche d'"oscuri" sentieri intorpiditi, "vaneggerà", dunque ondulatoria ascendenza che s'imprime di torpori laconici, s'assopirà "metodica" in rituali a scagionar la "fame", la figa, e le troppe frenetiche foghe che mai s'allibiscono per la Bellezza, per lo Sguardo di densità dal "tenore" avventuroso, coraggioso, finanche libertino.
Ah, la tua purezza, "talento" innato della tua "specialità", fonte di dileggio per le risate "gastronomiche", "ergonomiche" ed "economiche" di boriosità "adulte", o solo di maiali adulterini.
Lodevole quanto biasimevole, da "garbar" di profumi e non intaccar per smarrirla nella massa "festaiola" di carnascialesche, mendaci "doti". Altezzose quanto la più "hitleriana" ambizione, il vertice del "potere" che "bestializza" i deboli e i "vigliacchi", in una frode alla "virilità" persino del loro valore, perché è oro senza merceologia, ricchezza che non si sa vendere.
Sì, anni fa, conobbi uno psicopatico che stigmatizzava i suoi fragili mormorii in letture "catartiche" di serial killer su cui esorcizzar la paura d'esser folle, o peggio Idiota, qual s'è riconosciuto, nonostante anni di "facili" scappatoie & scorciatoie di "briglie" borghesi.
Quanto può essere terrificante la verità quando la si apprende sulla propria brutta, oscena pellaccia! Vero, "amico?".
Anni e anni a coprirti dal vento nei paraventi, a raccattar piaceri per un Sabato sera di porcellesche libagioni alle "virginalità" di ragazze "tristi" e, come le definivi tu, "un po' schizofreniche".
Ah, come "le" circuivi, con bugie ammanicate alla tua "sobria classe" un po', "sensualmente rockeggiante", e un po' vivacella di "manico" volponissimo.
Ma, la vita va avanti e, anche tu, "attraccato" al tuo termine della notte, ti svelasti "uomo" da "temperature stantie & Standa(rd)", t'han adesso "impiegatizzato" e "divaneggi" allineato alle certezze... ora, "coccolato" d'ilari, bugiardelle "dolcezze", ti rammarichi, un po' pietistico dei tuoi scempi, ma ti "perdoni" sempre quando una Lei, o "la" tua", soffice "a indurirlo", ti sfiora gli ormoni a "bascular" tu, che sì arranchi, ma ancora un po' "ancheggi".
Sì, una pipetta in bocca e una battutella "pepata" ti rendon sempre "ammirabile" e comunque "gradevole", "aggradato" nei tuoi "90 gradi" dal gradin però sempre scricchiolante.
Stai attento, fuori piove spesso...
Un vuoto fortilizio o "meccanismi di difesa" di manie "compensative", disturbi ossessivo compulsivi, l'atroce depressione e chi la sbeffeggia perché è un "Male" solo nerissimo d'una suggestione "dostoevskijana".
E, allora, fingo d'essere un ignorante, uno scemo e un Jim Carrey "birbone".
Incontro una tettona in ascensore, non si lamenta mai, è felicissima.
E, io: "Quando si è avvantaggiati geneticamente per questo Mondo animalesco, be', avere un grande culo aiuta a essere fortunati, non crede mia Bellona?".
Mi dà un baciotto sulle gote, con la sua "pneumatica" indifferenza "al canotto gonfiabile", e poi mi sussurra nell'orecchio: "Te la darò quando avrai, perlomeno, un tetto".
Eh, appunto, le tette...
In questo (dis)umano scontento, "noleggio" un gelato "steccarello" e mi mangio il mio "bastoncino", fra il mio "Matusalemme" e sapere, coscientissimo, nel "cosciame" generale, che "nascere a Betlemme" è stata una maledizione.
Perché tutti ti "benedivano".
Ed ecco cos'è successo. Pur miracolo e gemma vivente, unico e inimitabile e molto imitato soprattutto dai "fedeli", Cristo si fermò, si "arrovellò", lo vessarono perché "malato di mente", lo inchiodarono alla Croce.
Risorse, ma alla gente importava più il piatto di cozze dell'opulenta Capri, e Cristo, anziché salvare l'umanità e se stesso, si tuffò dai faraglioni, perché non voleva "mangiare" le "faraone".
Applauso!
La folla è in "giubilo".
E, io, ho il giubbotto.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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