La violenza generò violenza, ma mi distinguo dal degenerato
Meglio un genio "folle", di DNA genetici ascritti all'omicidio
Storie che "ventricolan" nella Notte, qualcuno le sfiora col suo "impermeabile" e le filtrerà secondo i suoi occhi, per "defilarla", tra il fifone i "tifoni" della sua vita che non se ne "indolenzirà", ha già la sua dolenza per "dolleggiarlo".
Anni fa, qualcuno, all'urto, dunque urlo dell'adolescenza, del primo battito dei turbamenti, s'"accasciò" e la incassò.
Pugni inferti su una ferita sempre aperta che s'inabissò negli "inferi", tanto che lo emarginarono.
Un'espoliazione a "dissanguarlo" nel "clamor" dello squarcio, come una lama affilata che l'afflisse alla sua "macelleria".
E', il fastidio della giovialissima libertà, a intimorir l'ignorante, che s'"esterrefa" per istinti che lui intuisce "peccaminosi", una lussuria da sedare iniettandola di violenze a "castrarla".
Un lento, "mellifluarla" con colpi sempre più programmatici a una (vana e non "vanitosa") coscienza da intaccar di "sporcizia".
Ah sì, t'adombri, in un "naseggiarla" d'olfatti e suoni a cui altri "rabbrividerebbero", e la follia par che inibisca anche il desiderio di chi non ama le "folle", o l'impeto della verecondia, di fremiti veniali o d'una "flebo" in "convalescenza" che assopirà un'altra "realtà" in balocchi ad addolcirla di "sogni".
Furenza che monta, chioma fulgida che s'"azzima" nei profumi ardimentosi d'una pelle che qualcuno sbiadiva.
O, il suo sbadiglio, a qualche battito "cigliare" d'un Cuore che s'era ritemprato dopo un rigido "gelo".
Rigidità tale, ch'era evanescente e "sonnambula", all'intatta "ossificazione" d'un tatto che non si "tingeva", immalinconito o "immanicomiato" di già precoci "commiati", nelle tetre ombre lunari d'una trasparenza tanto pura quanto, di vezzi, intrisa d'ardori però "arsi".
Come un manichino per "asettiche" emozioni e "vuoti" da cristallizzar nella sferica metafisica che si "caldeggiava" per accudir e smorzar il grido.
Un "timido" balbettio nell'anima, una miracolosa folgore che rimembrò, "smembrandoli"... i ricordi.
Osserva, attentamente, quel bambino porroso in camera mia, vicino al bersaglio delle freccette.
E', il "ragazzo" che tentò d'uccidermi, credo avverrà un'inversione di "tendenza".
Me lo ricordo, chiarissimo, in completino da boy-scout ma, ai primi scatti "puberali", un'indole omicida ne offuscò il lindore e si trasformò in un maniaco invidioso.
Tanti pomeriggi, "affranti" in noie al grunge, si "cobaienizzava" nelle illusorietà d'una Seattle ridente alla sua carnalità carnascialesca, e avvelenava perfino coloro che tanto lo sorressero quando "traballava" in ripetizioni scolastiche del suo "lenteggiarla".
Come, un'invidia che voleva azzannare e diffamare, calunniare e azzerare le dignità altrui, riconoscendole "spoglie" per risate da "combriccola" d'amenità caustiche.
Già, lo vedo, a gozzovigliarla, in una disillusione ipocrita che poi se ne servirà per altri ricatti.
Momenti neri, crisi profonde, e solo la richiesta, non tanto esorbitante, di gustar gli attimi in compagnie, per "smemorarla".
No, all'idiozia non c'è rimedio, si "fronzola" d'"agghindato" abito e, di spergiuri veementi, s'augura la morte di chi gli reggeva anche il moccolo.
Perché, "lui", "cresciuto", era ora padrone della sua "analità".
Della sua bestialità, e si specchia solipsista in un ballo killer che aspetta solo chi si vendicherà.
Ecco, piangi della tua scelleratezza, non incupirti in una pantomima dei dolori altrui, e non ergerli a "commozione".
Perché, c'è sempre, anche dietro l'angolo, uno Spirito nel buio che, quatto quattro, ti spacca in due.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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Full Metal Jacket (1987) Ah, "palla di lardo", che immane errore. Se fossi stato lucido e cosciente dopo che ti "robotizzò", avresti "aspettato" l'ira con metodica precisione.
Per una fredda pallottola nel ventre... -
Gli spietati (1992) Ah, sì, "orgiastico" se la ride, "incocktailizzandola" di vita "infiocchettata".
Ma, revenant, si (ri)nasce. Attenderanno una Notte in un "saloon". -
Heat La sfida (1995) Viscidi, "soffiano" contro i solitari.
Il solitario e lo sguardo nell'altro.
Look at me!.
Chi ha bussato alla porta?
Ah, sì, c'è un'"emergenza".
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