
METTI UN HARING A CHIETI...
Mi ritrovo sovrappensiero in una coinvolgente Chieti, tra prime nebbie arabescate che attanagliano i lampioni, e nubi in affusolato coccolìo appese ai cornicioni, lontano miliardi di miglia dalla capitale e dai suoi mugugni.
Si passeggia in compagnia esclusiva della propria vaghezza, custoditi da severa ed ordinata architettura del XVI secolo, disciplinatamente esposta a difendere la pacatezza locale, la gentilezza dei modi, l'accoglienza ospitale, la straordinaria mitezza delle temperature.
La provincia si esalta nella sua taumaturgica carezza ed offre, come curiosa proposta culturale, anche inconsuete oasi alla scoperta delle modernità più esuberanti.
Proprio in questi giorni, al Museo della Civitella, sul cucuzzolo di Chieti alta, in affaccio alla valle ed a tramonti mozzafiato, c'imbattiamo in una mostra celebrativa del più famoso graffitaro del mondo, Keith Haring, morto a soli trentadue anni di AIDS ma non prima di aver sommerso mondo e metropolitane coi suoi famosissimi pupazzetti colorati e non.
Mi ci immergo quasi a termine pomeriggio, coniugando la compassata aria demodé di Chieti centro, le sue facciate compite e le ordinate geometrie, con l'esuberanza haringhiana, i murales devastanti, i colori ed i movimenti che traboccano dalle tele e vengono ad infrangersi tra i nostri sensori emotivi.
Un apparentemente azzardato, ma felice, abbinamento che svela come aprire, ed aprirsi, all'emozione; a conferma che ovunque e da ovunque essa venga stimolata, arricchisce e rasserena, creando
prospettive dove far coincidere sogni e bisogni, abbattere la diffidenza e predisporre all'ascolto curioso.
Capita allora, che un graffitaro newyorchese, che già affermato, scarabocchiava ancora illegalmente sui muri, a tratti veloci e stilizzati proprio per sfuggire più velocemente ai controlli di poliziotti magari anche suoi fans, s'integri meravigliosamente in questa estrema testimonianza di Regno delle Due Sicilie, dove decadenti eco papali pare bisbiglino, tra vicoli vertiginosi, colorate a spray, come su una ribelle lavagna di vagone metropolitano...
Commenti
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8 novembre 2011, 07:31 di bradipo68
contento che sei stato attanagliato dall'atmosfera decadente(o decaduta) del centro di Chieti.Io ancora non sono riuscito ad andare a vedere la mostra.E c'è un manifesto che nel percorso che da casa faccio per andare al lavoro me lo ricorda immancabilmente ogni giorno...
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8 novembre 2011, 07:52 di LAMPUR
Fai in tempo fino a febbraio 2012... quando saremo già in pieno postberlusconismo.. eh eh..
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8 novembre 2011, 15:26 di panflo
@ammazza LAMPUR come scrivi bene; che prosa !!Che cce fai in banca ???
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8 novembre 2011, 16:23 di LAMPUR
@panflo!! echette ne sei accorto adesso? ahi ahi... allora quando vaghi per play stagionate vaghi a casaccio? eh eh..
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8 novembre 2011, 16:50 di panflo
E quando mai vago per play stagionate ; già il tempo mi sta stretto per tenere il passo con l'attualità !
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8 novembre 2011, 17:59 di panflo
Ma l'aringa poi c'era ?
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8 novembre 2011, 18:35 di jonas
A Pisa un'intera parete della chiesa di S. Antonio, vicino alla stazione, è stata decorata da Haring (la si può vedere per es. qui: http://robertopicchetti.blogspot.com/2010/03/keith-haring-murales-pisa-tutto-mondo.html). Io la trovo spettacolosa.
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