
Cardiologie "innocenti" d'adolescenza fra chi si secerne di senescenze "onniscienti" e sentenziò... flash, la mia lum(in)escenza danzerà zanzara
Programmatiche "pragmaticità" ad "asmarla", per plasmar le coscienze in altri plastici corridoi che sian corrosione, per "erudirti" cosicché tu possa "E-rode-rla", perpetui graffi a raschiarti.
Ma, il Principe non si scalfì né, dolso, si "califfò".
Ma, vendette ardimentose brandiranno il "branco", ardendoli nella brace, con la felin, ferrea fierezza di un'anima "freezer" a "claustrofobizzarli" perché sian loro che si rammaricheranno, poiché "discernendo", da "bravi discepoli", scremavan di caramel libidinoso che, invero, s'è "incammellato" in cremate anime già defunte, per i compianti già annunciati dal loro pianto:
Mentre, altri, lievitan d'Evian-acqua pura che, vibrandoli d'insaguinato "marchio", li evirerà!
C'è una (s)cena di Rambo, first blood, appunto, che svela un arcano più che "decano". E, incanutirà, persone già "scadute" nell'implacabile Tempo che non li "sincronizzò" coi loro appuntamenti, ma solo li ha "baiocchizzati" d'"appuntite baionette" mercificatorie dal balletto che or balbetta.
Un "plotone" pattuglia il boschetto per "addomentar" eternamente il "fuggiasco Lupo".
Il Lupo, è annidato nel "tunnel", e loro, di "cavalleggero" machismo scolaretto, vorrebbero incupirlo nella morte per un aldilà "infernale". Ah, le sue narici per sempre "inaridite". Arse! Senza respiro! Ah, così, il "ratto-reietto", non "concupirà", nell'anestesia sedativa che lo macererà nell'irrendentibile nerezza perché, fu redentore nel vivificarla ancora salvifico, ma vollero "crocefiggerlo" perché non più s'"inselvatichisse".
Ma, gemesse nel patir sofferente la "stigmata" del suo "folle enigma...", imperdonabile" solo perché, di nuovo scattante e rabbioso, si ribellò, dopo che lo spellarono.
Ah, voglion perfino seppellirlo "vivo".
Ostruiscono la sua unica "uscita di sicurezza" e, dopo la "bazookata", "baccaneggian" di grasse, matte risate.
"Ah, ah, il topo è in trappola", gridan "vivandandola", d'esuberante, tronfiezza che sarà "trofeizzata" perché "lo" atrofirono col "fior-fiore" dei loro fuochi.
Invece, il "topo", uno ad uno, i radunato "untori", li "formaggerà", con gatte movenze "invisibili".
Tranci di pelle umana inabissati di livide, lente torture.
Esistono, storie simili.
Di uomini depredati dell'adamantino lindor di se stessi.
Storie che si "scaturiron" in remote epoche, quasi epiche, di destini "affranti" da "fortuiti" inganni di memoria, già ottenebrate da un'opacizzata gioia smorzata da chi ne ammortizza la gaiezza, per l'ipocrisia che ne tace il vivido urlo che se ne sprigionerebbe, "ammansendola" di "docilità", "dolcificandola" perché si "comatizzi", febbrile, nella "flemma" di "trasparenze" sognanti di "distorta", lunatica "involuzione", o rapimento a rattrappirlo. Dunque, come dicevamo, a intrappolarlo.
Un Uomo, già tale, di Carne e di ossa scricchiolanti d'ardori dal perlaceo mormorio notturno, che s'"eclisserà" per le orripilanti "ragioni" dell'ignoranza che lo spodestò di e con la "ragione".
Mai costretto al lavoro minorile, genitori assenti per lavoro, che ne "asseriscono" però, questa è giustezza, la totale libertà che ad altri apparve "dissipata", autodidatticamente istruito alla Cultura che non giaccia, già glaciale, ammorbata dietro "incravattati" ricatti morbosi istutuzionali a misura del suo valore, per una luculiana "spolpatura" di progressivo cannibalismo "ludico".
Silenzio, profumi di ceneri meste, un televisore che "squilla" d'armonie "flebi(li)zzate" in terse contorsioni d'asfittico dolore sempre "asettizzato" per non turbare la "quieta" lentezza di chi, invece, ogni Giorno, si "strugge", autodistruttivo, di "spasmodiche velocità" nei suoi ritmi asfissianti, prostrati alla "danarosità" delle lardose moine già "ammainate" di bandiera bianca, dallo "sventolio" sporco di menzogneri "panni" mai smacchiati, anzi, di "freneticità" esibizioniste da puttane di metropolitane e "puritane" solo dietro le trincee delle "doppie simulazioni", da "nitidi" volti arruffianati alla maschera mendace e spesso cinicamente "rapace" di "capacità", stipendiati nella "normalità", e poi ischeletriti nell'"armadizzarla" annodati nelle ostinate nodosità delle proprie ossa peccaminose di "lentiggini virali" dei pruriginosi capricci borghesi.
E, i morti, consapevoli della loro fine, son ora soffocati dalla paura.
Latente, ad "allattarsi" di speranza per un perdono per cui neppure Dio sarebbe misericordioso.
Perché, Rambo, ricorda sempre.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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