Solo Clint Eastwood sa chi era J. Edgar Hoover: un bel Leo-ne che amava, però, più le "pugnette" degli ovetti e dell'uva, sebben "infurbì" Naomi, "segretariandola"-segregata
Una recensione è l'estensione della sembianza del film nell'occhio privato di chi indaga i peccati altrui, e, con altezzoso "accavallameto" di gambe "impipato" nei pernacchi ai "paperi", in tal caso il DiCaprio eastwoodiano, impagina ritratti "a pera" di J. Edgar.
Un utente, nostro stimatissimo, e non ironizzo, sebben io sia più cavallerizzo, di rizzata gioventù a cui piace arricciarlo "aizzandolo" spesso nell'onanismo vacuo, descrive Edgar come un folle che, vivendo di vite altrui a cui anela, non s'"inanellò" con la Watts.
Le sue testuali parole non lascian adito ad alcun dubbio, il nostro utente "alita" sulle infingarde "paure" di Hoover e lo ridicolizza di scalpelli lessicali, perché Leo, nel film, usa il cappello ma la sua "cappella" è "perversa" solo perché affiliato a una sessualità senza "goidmento dove sei tu a condire", e così par che latri il proprio "urlo" di maschio, impettito, in posa ma senza "rose", nelle latrine d'una già "infognata" vita che non si sfoga nella "figa".
Il nostro utente, sprona il lettore a fumare, incitandolo all'"ictus polmonare", perché asserisce, in total "creanza", avvezza al viril luogo comune, che chi non fuma perché (se) "la" sente, vuol solo, invece, sentirsi un "uomo" ma abbisognerebbe d'una comunità.
Non per disintossicarlo, ma perché non singhiozzi e non "tossisca" di nevrosi.
L'omosessuale, per lui, par che sia, da quel che "captiamo" da deduttivi "fbievoli", un fantoccio-simulacro, perché non dobbiamo mai afflosciarci e ""flebizzarci", e dunque non dobbaimo (di)venire da mezzometti che non "lo" mettono, da chi ama il tramezzino di chi "lo incotoletta" del "gamberetto"... per un Edgar che non vuol che lei, proprio le gambe, apra. Full metal jacket!
Come dire. Non sei mobile in "lei" che "articola", il tuo "articolo" lo usi per l'infilzata col tuo "riflesso", o ne vieni usato anche se "abusi" di potere. Ma, spesso, appunto, in Naomi non "bussi".
Mah, non lo so.
Non ne sono persuaso.
Pensavo al "penare", al coito e se sia meglio lo stracchino o il cotto...
Secondo me, è meglio "metterlo" in piazza solo per sdraiarsi negli spazi della pazzia, ed è certamente indubitabile che la vita "al cubo" inculi, se sei, come già dissi, cuculo.
Io, sono socialfobico, macrobiotico contro le orge "bioetiche" e l'etichetta, "baionetto" anche sol d'"uncinetto" da nonna che non "vuole crescere", ed "escrementizzo" leggendo i fumetti.
Il resto, son chiacchiere & distintivo, e Ness sa che il lago del "mostro" è una fantasia celtica di chi, di Notte, fra un "tuffo" e sbuffar, amò fantasticar "illeggendariandola" senza leggi critiche a mo' del proprio "freudiano" guardare.
Peeping tom, (meglio, comunque, personalmente il "pompaggio") dai su, alla "pipa" è meglio la pippa.
Il sito ElegantAngel, offre "succoso" materiale "catalogato" per l'Uomo che conosce il basso ventre, mentre gli altri meditano nel "mentre", con pacatezze da eucaliptiche mentine che, stavolta, mentiron sul film, "rammendando" un solipsismo mentale da chi, durante la visione, pensava già a come "rammentarlo", dunque commentarlo.
Ah, a ogni modo. "Sventoliamolo".
Il film? E' ovvio, ma anche l'uccello!
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
- Un mondo perfetto (1993) Dietro la verità, si cela lo sbaglio e gli sbadigli della "giustizia".
- Mezzanotte nel giardino del Bene e del Male (1998) A Mezzanotte, preferisco il pene, anche quando sono solo.
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J. Edgar (2011) in J. Edgar, agisce prepotentemente quella che Freud chiamava 'la proiezione del falso-io: furfanti, killer, rapitori di bambini, – tutto ciò che odia di sé Hoover perseguita negli uomini che costituiscono il riflesso dell'io-che-si-autonega. Non è casuale il rispecchiarsi ossessivo del 'piccolo' Edgar...
Tutto si tiene in J. Edgar: uno psicopatico allenato all’arte della dissimulazione disonesta, un uomo a metà che ha agognato di avere tra le braccia Dorothy Lamour e ha scelto di farsi sedurre da un fazzoletto offerto con garbo da un seduttore alla sua fronte sudata nell’unico momento di verità, quando si scopre vulnerabile al fascino dell’omosessualità cui si è fino allora negato, recalcitrante, spudoratamente negando l’intima struttura del sé nascosto.
Infine, il corpo dell’uomo che fu spinto a fumare per sembrare un uomo, è miserabilmente riverso per terra, in posizione fetale, morto, seminudo, livido, una maschera percorsa dal rictus.
Questo è stato J.Edgar Hoover.
Mah, ognuno è l'occhio suo...
Il resto sono le uova di Pasqua.
Commenti
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17 gennaio 2012, 10:30 di Marcello del Campo
Caro Travis, - a proposito del 'rammendare'/'rammentare' un'opera, 'commentarla' [volgarmente dicesi 'ricezione artistica', si licet parva, altrimenti saremmo tutti concordi a fare il riassuntino del film di Eastwood], trovo irresistibilmente ridicola la tua affermazione "... il nostro utente, sprona il lettore a fumare, incitandolo all'ictus polmonare', perché asserisce, in total ‘creanza’, avvezza al viril luogo comune, che chi non fuma perché (se) 'la' sente, vuol solo, invece, sentirsi un 'uomo'... “]. Se ben 'rammenti', la frase è di madame Hoover che sprona il giovine Edgar a fumare perché, secondo lei, l'opzione sigaretta farebbe di lui un maschio appariscente, così come [sempre secondo la signora] lo sviluppo di pettorali John Vigna che allora andavano di moda. Del resto, l'innamoramento di Hoover per Clyde, già sancito nell'incontro con coup de foudre incorporato, avviene, guarda un po', mentre il sessualmente sbandato Hoover è all'opra di estenuanti flessioni [i pettorali, no?]. Quanto ai 'simulacri' [tali appaiono a me i partner spioni as old men], - che si tratti di 'personae', maschere, non dubito, come altrimenti spiegare tutto il trucco da cinema horror che devasta le sembianze del trio Hoover/Clyde/Helen? Truccatori maldestri o precisa volontà di Eastwood di 'segnare' i nostri 'eroi' di un surplus di devastazione fisica che rimandi a quella morale? O devo unirmi al coro di chi ha visto solo un biopic oggettivo e tranquillizzante su un uomo che dritto o storto 'ha fatto la storia dell'America? Qualcuno potrebbe opporre che l'oggettività è garantita dal 'narratore' Hoover che detta la sua biografia allo scriba, ma, impossibilitato costui a raccontare di sé 'da morto' [come Holden in "Viale del tramonto"], non resta che il narratore-onnisciente Eastwood, il quale, padrone di raccontare Hoover post-mortem, non si fa scrupoli [e fa bene] di adire la strada del grottesco. Capisco che per molti Eastwood è regista tutto d'un pezzo, ma la sensazione [mia] che il buon Clint abbia seminato tracce di crepe nel trucco degli attori, tale da renderli somiglianti a goffe figure da museo delle cere o averne sottolineato l'incedere basculante [Clyde-Frankenstein] o, infine, messo a rischio la faccia del vecchio Hoover, al limite dello sgretolamento [più morto che vivo], mi pare opera di un grande moralista: stigmatizzare [in senso etimologico] ‘matericamente’ una congrega di fissati.
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17 gennaio 2012, 10:59 di Travis Bickle 1979
@marcello, se noterai bene, ho dato il "voto" d'utilità alla tua recensione, che ho letto attentamente più e più volte, "evidenziandomi" in molti punti. Questa, come ho ribadito, "a commento" della tua opinione sul film di Eastwood, è, e per tale dev'esser presa, per una play gioiosamente scherzosa, burlona. Sai, che io gioco di parole, e son, per Natura, un provoca(t)tore, ch'"espettora" quel che gli passa per la testa a mo' di flusso di coscienza, per disinibite associazioni di "fotogrammi", neuroni intrecciati, annodati e dunque snodabili, e motilità dell'umore. Non pondero sempre quanto "affermo", anche perché, mai e poi mai (ma il mar non lo sa, è un "semmai" senza "semantica"), asserisco. Semmai, mi soffermo. Anch'io, odio i "riassuntini" dei film. Tant'è vero che, se sarai curioso di leggere come l'ho "recensito", comprenderai bene che ho "trasmutato" il film in personali, percettive, soggettive emozioni. Che ho, poi, concatenato, imbastendole d'un certo lirismo. Non so quanto "pertinente" all'"intrinseticità" dell'opera. Come vedi, siamo assolutamente concordi sulla cosiddetta "ricezione artistica". Infatti, ho concluso la play, proprio con la frase, "ognuno è l'occhio suo". Madame Hoover (Judi Dench), appena "capta" quel nervosismo di troppo dell'"imberbe" che sta crescendo, infatti, come tu sottolinei, gli" consiglia", "obbligandolo" quasi tirannica per dirla tutta, che è giunta l'"ora" di fumare. Uno dei riti iniziatici "imprescindibili" per essere "Uomo". Ho "visto" Hovver, sì, come il ritratto di un giovane che si "bunkerizza", una "maschera di cera(mica)", appunto. Evolve, anche nelle "sbandate sessualità", oserei dire in un "vorrei ma non posso, quindi son io che ho potere, tanto che lo spio perché, in realtà, non lo so controllare seppur sia a capo di un'organizzazione [voyeuristica"] di controllo". Che vede-non vede, finge di guardare e poi chiude, appunto, gli occhi. Li offusca, come fa con la sua anima. Non so se "J. Edgar" è l'"opera di un grande moralista". Nella tua recensione, hai citato giustissimamente Kubrick. Be', per molti versi, soprattutto per noi che, "ghezzianamente", "giochiamo" di metacinema, Edgar è la versione "istituzionalizzata" dell'Alex-"meccanico". Più che moralista, però, credo che, come quasi tutto il Cinema di Clint, sia un'opera profondamente morale. Personalmente, è la mia opinione, non credo che Eastwood, a ottant'anni superati, volesse "stigmatizzare", semmai "esanguizzare" l'America. Ciao, grazie Lorenzo.
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17 gennaio 2012, 11:41 di Marcello del Campo
"Più che moralista, però, credo che, come quasi tutto il Cinema di Clint, sia un'opera profondamente morale. Personalmente, è la mia opinione, non credo che Eastwood, a ottant'anni superati, volesse "stigmatizzare", semmai "esanguizzare" l'America.". Concordo pienamente. Grazie a te, Stefano.
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