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20/01/2012 h. 10.52 Registi: I più grandi
Miografie - Federico Fellini

Miografie - Federico Fellini

"Rubo" il titolo a Database per celebrare quello che oggi sarebbe stato il 92° compleanno dell'indiscusso maestro riminese,capace di rivoluzionare il cinema italiano e portarlo alla ribalta nel mondo come pochi...
Ci ritroveremo,forse per l'eternità,a ricordare date appartenenti alla sua vita,e così come per gli altri miti della storia,da Garibaldi fino a Micheal Jackson,passando per Totò,il rammarico sarà sempre quello di non aver potuto godere ancora per un pò delle loro 'imprese'.

Federico Fellini diceva di sè: "Sono un artigiano con poche cose da dire,ma che sa come dirle..."

Noi,invece,avremmo tante cose da dire e partiamo da qui...

Federico Fellini è...

  1. Federico Fellini Lo sceicco bianco
  2. Federico Fellini Amarcord
  3. Federico Fellini La città delle donne
  4. Federico Fellini E la nave va
  5. Federico Fellini I clowns
  6. Federico Fellini Satirycon
  7. Federico Fellini La dolce Vita,8 e mezzo.....ovviamente!!!
SI

Commenti

  • 20 gennaio 2012, 11:23 di panflo

    Nei suoi ultimi anni di vita aveva ancora da dire molto, ma l'ottusità del back ground cinematografico lo aveva messo da parte. Ricordo l'appello disperato della Masina quando fu ricoverato in ospedale : "Fategli fare un film, solo così guarirà" ; ma fu una voce urlante nel deserto.....

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  • 20 gennaio 2012, 12:21 di Peppe Comune

    Una delle domande più tremende che mi si possono fare è quella di dire quali sono i miei registi preferiti. E' quel "quali" che mi fotte, perchè credo che di fronte ad una passione che annovera diversi autori eletti a soccorritori quando occorre, più si aumenta il novero delle scelte da dover compiere e più si rischia di fare un torto a qualche "illustre" estromesso. Allora chiedo di trasformare quel "quali" in qual'è e quindi dico Federico Fellini, facendo magari valere quel pizzico di orgoglio campanilistico che pure mi appartiene, ma convinto che Fellini sia uno di quegli autori che nella ristretta schiera dei giganti ci possa stare benissimo. Il suo è il cinema nella sua fondamentale essenza immaginifica e sognante, capace di portarti sulle sponde soffici della poesia per immagini toccando ed oltrepassando tutto quanto si compie sotto il cielo del mondo : la bellezza intrigante dei ricordi e le miserie umane, la magia delle donne e il magnetismo esoterico del mistero, l'eterna giovinezza e la transitorietà del presente. Fellini amava il circo perchè lui si sentiva un clown costretto ad indossare i panni buoni della festa. Col cinema si è potuto prenderela sua rivincita con tutta la libertà che è dovuta ai grandi artisti, creando un suo universo parallelo e amando il cinema con totale trasporto : facendocelo entrare nella pelle. Bravo Eugenio ad aver voluto ricordare il maestro, lo si fa sempre troppo poco. Del resto, noi italiani mostriamo un pudore strano a parlare dei grandi connazionali. Un saluto a presto.

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  • 20 gennaio 2012, 12:34 di steno79

    Bravo Eugenio, un bell'omaggio a questo grandissimo artista su cui non si finirebbe mai di scrivere o di parlare... non ricordavo che oggi fosse l'anniversario della sua nascita, comunque adesso che ci penso, ricordo che il 20 gennaio del 1993 venne dato l'annuncio dell'Oscar alla carriera a Fellini e c'era grande entusiasmo in tutti i cinefili italiani... peccato che poi, di lì a pochi mesi si sarebbe conclusa la vicenda umana e artistica del grande Federico. e sono passati già vent'anni in cui non abbiamo più il piacere della sua compagnia

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  • 20 gennaio 2012, 12:51 di gene55

    Grazie a Peppe ('trasportante' il tuo commento,bellissimo il 'soccorritori'...) e a Stefano (so che sei un appassionato della materia..eheh) per i complimeti...

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  • 20 gennaio 2012, 12:53 di gene55

    P.s. Gradito (come si fa proprio nelle miografie di Database) anche un solo commento di risposta alla domanda "Federico Fellini è....?" se qualcuno non ha molto da dire come gli utenti intervenuti prima...Un saluto

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  • 20 gennaio 2012, 14:40 di spopola

    "(...) La forza dell'immagine nei film di Fellini, così difficile da definire perchè non si inquadra nei codici di nessuna cultura figurativa, ha le sue radici nell'aggressività ridondante e disarmonica della grafica giornalistica. Quell'aggressività capace di imporre in tutto il mondo cartoons e stripes che quanto più appaiono marcati da una stilizzazione individuale tanto più risultano comunicativi a livello di massa. Questa matrice di comunicativa popolare Fellini non l'ha mai persa anche quando il suo linguaggio si è fatto più sofisticato. Del resto il suo anti-intellettualismo programmatico non è mai venuto meno: l'intellettuale è per Fellini sempre un disperato, che nel migliore dei casi s'impicca come in 8 1|2, e quando gli scappa la mano come nella Dolce vita, si spara dopo aver massacrato i figlioletti. (...) Resta invece come costante difesa dell'intellettualismo la natura sanguigna del suo istinto spettacolare, la truculenza elementare da carnevale e da fine del mondo che la sua Roma dell'antichità o dei nostri giorni immancabilmente evoca. Quello che è stato tante volte definito come il barocchismo di Fellini sta nel suo costante forzare l'immagine fotografica nella direzione che dal caricaturale porta al visionario. Ma sempre avendo in mente una rappresentazione ben precisa come punto di partenza che deve trovare la sua forma più comunicativa ed espressiva. E questo per noi della sua generazione è particolarmente evidente nelle immagini del fascismo, che in Fellini, per quanto grottesca sia la caricatura, hanno sempre un sapore di verità. Il fascismo nel corso di vent'anni ha avuto tanti climi psicologici diversi, così come d'anno in anno cambiavano le divise: e Fellini mette sempre le divise giuste e il clima psicologico giusto degli anni che rappresenta. (...) Probabilmente lo stesso risultato d'una precisione d'evocazione ottenuta attraverso l'esasperazione della caricatura è riscontrabile anche nelle immagini dell'educazione religiosa, che per Fellini pare essere stato un trauma fondamentale, a giudicare da come ritorna con l'apparizione di preti terrorizzanti, d'un orrore quasi fisiologico. (...) Alla presenza di una scuola-chiesa repressiva, Fellini contrappone quella più vaga di una chiesa mediatrice dei misteri della natura e dell'uomo, che non ha lineamenti come la monaca nana che rappacifica il folle sull'albero in Amarcord, o che non risponde alle domande dell'uomo in crisi, come il vecchissimo monsignore che parla degli uccelli in 8 1|2, certo la più suggestiva, indimenticabile immagine del Fellini religioso. Così Fellini può andare molto avanti sulla strada della ripugnanza visiva, ma su quella della ripugnanza morale si ferna, recupera il mostruoso all'umano, all'indulgente complicità carnale. Tanto la provincia vitellona quanto la Roma cinematografica sono gironi dell'inferno, ma sono anche godibili Paesi di Cuccagna. Per qusto Fellini riesce a disturbare fino in fondo: perchè ci obbliga ad ammettere che ciò che più vorremmo allontanare, ci è intrinsecamente vicino. (...) Nei tempi stretti delle nostre vite tutto resta lì, angosciosamente presente; le prime immagini dell'eros e le premonizioni della morte ci raggiungono in ogni sogno; la fine del mondo è cominciata con noi e non accenna a finire; il film di cui ci illudevamo d'essre solo spettatori è la storia della nostra vita." (ITALO CALVINO - AUTOBIOGRAFIA DI UNO SPETTATORE)

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  • 20 gennaio 2012, 16:30 di forzasette

    FELLINI E' L'ESSENZA DE CINEMA ITALIANO DEL POST NEOREALISMO.

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  • 20 gennaio 2012, 17:11 di Leo Maltin

    Federico Fellini è un veggente: GINGER E FRED dice (quasi) tutto...

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  • 20 gennaio 2012, 18:22 di gene55

    @Valerio:grazie per l'intervento,sentito e delicato...@Leo e Forzasette:è giusto 'sprecare' aggettivi...

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  • 20 gennaio 2012, 20:47 di maurri 63

    Per un ventennio circa ho cercato di vedere almeno un "Fellini" a settimana. La mia prova d'esame di scrittura fu "su" Fellini. Il mio logo (chi segue il sito lo ricorderà...) è stato per lungo tempo la foto utilizzata da gene in alto. Posso - e per una volta mi scuserete se non "faccio il modesto" - dire di essere "il" depositario del ricordo del Grande riminese, come convivialmente parlo (da solo?) con la sua essenza. Ad una precisa domanda (una play di pgll o di valebale, ma non rammento bene) su quale personaggio ciascun utente del sito si "ricalcasse", risposi Guido da 8 e 1/2. Proprio per questo, credo di essere "autorizzato" a dire che, al contrario di quanto asserisce panflo (e mi scuso con Giulietta: Ella, da dove si trova sa bene che Giulietta degli spiriti resta tra i miei sette preferiti di sempre), Fellini non avrebbe potuto dire più di quanto avesse già detto. Nel suo tempo, che, per me, si ferma al 1974, egli aveva esaurito tutto. E' destino dei grandi (Welles, Peckinpah, Bresson, ecc) lasciare con pochi, significative pellicole il mondo dietro di sè. La poetica di un autore è in nuce, essa si sviluppa secondo uno schema preciso, si esaurisce nel giro di una decina di prodotti, poi si avvita. Nessun rimpianto, dunque: se è vero che Ginger e Fred resta un colpo d'ala favoloso, è però vero che rappresenta il classico colpo di coda del "caimano" che sta per essere imprigionato. Come disse il Mestro di Totò (alla sua morte), penso si possa dire di lui "non credo avesse potuto dare altro. Egli era così, magnifico esemplare del suo tempo e come tale si è congedato". Documentarista dell'immaginifico, dunque. Con tanti eredi: "fare scuola" è il merito più grande di un regista. La diciamo, allora Maestro? passata la dolce vita, resta quella amara. E i tuoi veri eredi (qualcuno l'ha già capito) sono i Dardenne ! Buon compleanno, Maestro Federico.

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  • 20 gennaio 2012, 21:41 di bradipo68

    Fellini è l'argomento principe di tanti confronti e discussioni che ho avuto sul cinema.Diciamo che è un vecchio amico con cui ho un rapporto un po'scorbutico.

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  • 20 gennaio 2012, 22:15 di steno79

    Interessantissimi alcuni commenti come quelli di spopola e maurri63; tuttavia mi viene da chiedere proprio a maurri come mai secondo lui i Dardenne siano eredi del cinema di Fellini. Premesso che considero sia l'italiano che i belgi dei maestri del cinema, i Dardenne mi sembra che si muovano nella sfera spiritualista e antispettacolare di un Bresson, mentre Fellini non ha mai rinunciato alla sua sontuosa concezione dello spettacolo cinematografico, che mi sembra abbastanza distante dal neorealismo estremo, quasi "Dogma" dei due fratelli... con stima, stefano

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  • 20 gennaio 2012, 23:15 di LIBERTADIPAROLA75

    Fellini adesso é anche il nome di scuole di cinema...ci sara' un perchè...

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