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20/01/2012 h. 19.19 Film: Playlist libera
Stampare la leggenda. Fino a che punto è onesto?

Stampare la leggenda. Fino a che punto è onesto?

Nei film basati su fatti veri storici e/o di cronaca, le distorsioni e omissioni sono la regola, ma quand'e che queste licenze iniziano a diventare moralmente discutibili? Me lo domandavo dopo aver visto The Conspirator di Robert Redford. E' un film talmente didascalico nella sua allegoria che si può riassumere con delle equazioni: Sudisti = Al Quaeda  Assassinio di Lincoln = 11 Settembre Governo USA = Governo USA Processo militare per la civile Mary Surratt e sua condanna a morte con dubbi su colpevolezza = Guantanamo, Patriot Act e waterboarding.
Il mio adorato McAvoy riesce a trasformare in essere umano un personaggio che non è altro che l'incarnazione del messaggio di questo film a tesi. Si tratta dell'avvocato Aiken, che nel film è un eroe di guerra nordista, fedelissimo di Lincoln e colpevolista convinto, che matura la convinzione di dare alla Surratt un processo equo e un trattamento costituzionale per non tradire quelle fondamentali libertà civili per cui Lincoln stesso si era battuto. Invece il vero Aiken era un personaggio ideologicamente contraddittorio, un Democratico fortemente contrario al repubblicano Lincoln, al punto di offrire il suo sostegno come cronista militare ai Confederati di Jefferson Davis, per cui preparò anche parte della difesa legale dopo la guerra. Quello che semmai potrebbe stupire è che Aiken finì per arruolarsi volontario e combattere eroicamente per l'Unione (ma anche il generale Lee scelse di stare dallla parte che non approvava), certo non il suo sostegno alla causa del Sud difendendo la Surratt, con cui era ideologicamente molto più in sintonia che con Lincoln. Quindi perchè Redford ha scelto proprio Aiken come simbolo degli ideali più alti dell'Unione e dell'equità verso gli avversari? Non sarebbe stato forse più onesto usare un personaggio composito con elementi dei diversi avvocati della difesa e un nome fittizio? Quello di Redford e degli scenggiatori è un abbellimento che non addice si un film che vuole fare delle libertà civili e della trasparenza la sua bandiera. E voi, con che film vi siete sentiti a disagio con la decisione di "stampare la leggenda"?

  1. DvdBlu-RayUmd non disponibile The Conspirator (2010)
  2. DvdBlu-RayUmd non disponibile The Conspirator (2010)
  3. DvdBlu-RayUmd non disponibile The Conspirator (2010)
SI

Commenti

  • 20 gennaio 2012, 20:23 di LIBERTADIPAROLA75

    Senza dubbio con lo spregevole 300 o con MIRAL. Un saluto!

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  • 21 gennaio 2012, 12:49 di panflo

    Disse Oscar Wilde "Ogni grande uomo ha i suoi discepoli, ma è sempre Giuda a scriverne la biografia..."

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  • 22 gennaio 2012, 15:01 di ed wood

    PRINT THE LEGEND! :-))) Mi ha fatto venire i brividi il titolo di questa play...Ho subito pensato all'indispensabile Liberty Valance di John Ford, un autore che ha sempre consapevolmente "stampato la leggenda", ma che a un certo punto ha sentito il bisogno di guardare fra le pieghe della Storia e così ha scoperto (e ci ha fatto scoprire) un Altro West...Io credo che la Leggenda sia come un'arma: dipende dall'uso che se ne fa...Può essere usata biecamente come propaganda per scopi meschini (ed è quello che fa il Potere), ma anche come mezzo per creare un'identità civile, un insieme di valori, un collante sociale e culturale (ed è ciò che fanno i migliori artisti, fra cui Ford)...Buona domenica! :-)

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  • 22 gennaio 2012, 18:19 di GIANNISV66

    Ritengo che quando un regista affronta un film in cui si narrano fatti storici realmente accaduti, sarebbe doveroso rispettare la verità storica il più possibile, attingendo alle fonti ed evitando distorsioni sistemate ad arte per perseguire tesi personali. Cosa che purtroppo avviene troppo spesso. Raramente i registi di film storici,per quanto bravi, riescono ad evitare di cadere in questa tentazione (vedi Agorà, ma solo per fare un esempio fra i tanti). Persino Ridley Scott che in Kingdom of Heaven fu molto attento alla attendibilità della ricostruzione non è riuscito ad evitare del tutto questa trappola. Molto meglio allora narrare storie di fantasia ambientate in contesti storici reali. Un saluto

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