
Mi fucilarono e li fulminai, da Illuminato, "reverenzialmente" incotonandoli di fulmicotone di fulminea "minatoria
L'irruenza è il castigo all'indole "violenta" che s'ammansì per gioie "ipocondriache" d'una "amanuensità" troppo, appunto, mansueta e non densa, a febbricitar per l'attimo mortale che immortalò, di fiero sdegno "capriccioso", le caprette mortifere intingendo il sangue nella mia pelle gloriosamente umana di sapido calore ad arrostir le fiere fredde che, prima si raggelan d'accapponate certezze "cappottate, dopo che s'"incaponirono", e poi "tessero" inchini di "sviolinate" scuse perché li "animalizzai", "a carponi" il loro mascarpone è meno gustoso
Storie di geli geniali attenuati in più rigidi inverni, d'"equatorialità" non equa, di trofei da uomini incancreniti nel "Tropico" più lussurioso, burlose e "sburrato", che li armò di bestialità "gioconda" tanto che "sdilinquiron", di corpulenza boriosa, in un'ischeletrita "biascichevolezza" dei propri ormoni, lì, a ormeggiar senza che s'"impronteranno" mai un'orma, o anche nelle "solo" entusiastiche "labilità" di gioia d'una bile dai grovigli già appestati da una "sederalità" che ne scheggiò anche la "birbanza" passionale, per un circo d'orrori di motteggi frivoli e amplessi "montati" a smontar chi non se n'"esangua" come ogni "sanguisuga" che "insughi".
Giochetti psicologici che attanagliaron le meningi, tanto da sfregiarle d'una "sfingica" cicatrice, "cerizzata" per quel che eri e non ora non è, o sarà solo un "poteva" senza alcun potere.
Il rimpianto dello scricchiolio dei ricordi, allineati d'intrecci mai davvero "affamati" ma sfamati da tribù di conformistiche pose che disegnan le anime "avvoltolandole" nella parvenza del volto, o di come la tua vita virò, mai "svoltò", e fu "evirata".
Pensieri imperiosi da imperatore che or giace negli abissi, dopo che ti subissarono perché la tua vita, di seconda possibilità, non ardesse più per una viva fiammata da bis.
Ma, di "biscotti", fosse membro floscio di smembrata "lattiginosità" da denti ancor "infanti", o dell'avorio d'una rinnovata "igiene", infranta nel suo smalto di trasparente lucenza.
Architetture complottistiche a stritolar le coscienze e irregimentarle "a prostituzione" di lavori immeritevoli che ne "forgino" la "topolinosità" formaggesca intappolata, dunque "tappata" ancor di più, e ti "temprano" perché così stempereranno le ambizioni artistiche "a fregio" d'una promiscuità superficiale ove è il futil guadagno la pietra di paragone per non esser "addobbato", dunque "ingobbito", di carne "melensa" da sfigato senza "gatte".
E, la putrefazione, in tutte la sua "linear ginnastica" delle solite erosioni degli indistricabili labirinti della tua genetica, vien danneggiata nel DNA, anche nella spiritualità meno "contemporanea" al chiasso "baraondesco", ma senz'onda effluvica né "fulva" d'amore, per un'"attualità" che si "stremi", non più tremolantemente "inquieta", al ligio "grigiore" dai colori "carnevaleschi" d'una festa "allegramente" supina alle "suinità".
Senza la "sonalità" che "rumoreggi", dal profondo, anche nell'esser variegatamente, di stramberia-"strabica", intonata al "tuonarla" secondo le tua fulminante folgorazione di azioni che varian di mutevolezza che non più s'"annuvoli", ma che volerà di voglie senza funebri cordogli, e senza l'orgoglio che non è mai "giglio" delle tue "ciglia" o del Bianco Cigno.
Adolescenze tumefatte o troie già sfatte.
Vecchiette che mescolan lo zucchero per ore e ore nel caffè, per una lentezza che, mentre "le(i)" scioglie, ricorda amaramente le turbinosità giovanili ora "senilizzate" negli olezzi senili e nell'olio a lubrificar l'artrite d'una vita molle senza più attrito.
Di trite e ritrite retoriche, da ortiche già spinose trivellate nei rancori dal Tempo che li superò nella "pera" di fisici collegati a cervelli di mela cotta.
Le vertebre?
Meglio le labbra.
Son un lebbroso?
Sì, perché son "ebbrezza" del mio "lazzo" ch'"azzanna".
E, semina zizzanie, per attizzar la "botanica" e anche l'"asso" nelle sue "maniche".
M'"immacomieranno" per "accomiatarmi", ma io, d'encomi, sarò nel mio cammino.
Fra un cameo in un film di Scorsese da pittore-Johnny Depp e un'altra rabbia contro le calme, e le vite "calve".
Applauso!
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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