Le maschere pallidamente "rossastre" della "morte", perché, se il cremisi è color di rosata densità, la crema sbiancò ceruleamente dissanguata
Ansiti, ansiogena "ansietà" di claustrofobie agorafobiche, fori d'"imperatori forti" dagli scettri "scintillanti", malinconici laghi di seste estive, virgulto nella furia e placidezze "ambulatoriali" di capricci "insensati" nelle insensatezze goliardiche, illarditi voli tarpati, e una lagrima silenziosa che si "sfibra" su zigomi d'"acrilico zolfeggiar" nella Notte che, d'inchini ad altari della carne, è lindo corteo delle mie anime "indemoniate", palpito d'occhi ottenebrati in iridi d'iridescenza imbrunita nel dolore, pianti o sorrisi, ingenua clowneria dalle vendicative morse d'una brama che sbranarono
Burle & chiasso, e senili pose che giuocan già soggiogate al melenso zuccherello che "acquerella" cieli, invero, lividi, d'agoni mai smaltati, d'ovattate voglie crocefisse nei regimi dittatoriali della stessa loro coscienza.
Regni-ragnatele del loro delinquerla.
Spaventevoli ritratti d'una orripilante borghesia in nero, mentre gallici battaglieri s'"allagan" di dinamica "teutonicità" tinteggiata e intonata al Cuore di vanaglorie dalla serpentina di repentini voli nella fantasia, affabulatorie grinze di pelli "incamosciate" nel lussurioso, "iracondo" blu che, disseppellito dai sepolti bui "sepolcrali", è or vividamente accecato di grintosa melodia arcana, o dagli orgasmi arcuati nel luccicarla come medioevali combattenti di viaggi folgorati da fluide criniere romantiche, platinati elmetti di metallo argentato nell'effluvio che si "martorierà" per impeti che sian grido d'amori rubati, nel baciarla su rive d'una polvere riapparsa nel suo arcobalenico tuono emozionale.
Spauriti, nascondono i peccati della loro "saccenza" che, di giudizi estremi, minò le già librate libidini, la liberata, sprigionata gaiezza nei temporali della vita, e le asce in "saune" errabonde di selve "matte" si struggon di Bellezza atemporale.
Ove, è l'anima, a infuocar della sua rinascita, d'un tintinnar che nuota dopo che s'arrochì nella sabbia, nel mare senz'aquiloni giocosi, senza la giovinezza che s'affievolì perché rattristata dai "guinzagli" di briglie cortissime, o a corteggiar, d'ipocrito blandirci, ventricoli armoniosi alla magica decadenza.
Chiudi gli occhi, mente empirica.
Svela te stessa, planerai il Tempo eterno, di quando gli eroi morirono, e, di quando, "quatti", fuggiron ai primi rintocchi d'una avventura dalle verdi resurrezioni di quest'estasiata risorgenza.
Afferrami, e non morirai.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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