Gelidezze noir, alba solare
La labil, "labiale" arrendevolezza delle "acquiescenze", dell'acquario
Ricordi che saltellan d'accendini rotti, di sibili velenosi col gas che soffia i suoi aneliti di mormorii freddi d'un nero rabbioso, coscienze che girovagano per la divorazione della "sensibilità" che s'acui d'arcuata carne nell'estasi risorgente d'agoni "immortalati" nella vanesia goliardia che tuonò imperiosa.
Ed elettrica.
Ah, strazi, mugolii di dolore, e musi a pianger delitti madornali, di quando la Madonna, nella sua alata beatitudine, ne "illuminò" le oscene "evirazioni", s'impresse "santificandoli" della ferocia da branco, immolata ad arcana "delizia" d'un pianto inesausto. A imprigionarli, eternamente, d'infernal dolore nei suoi gemiti inascoltati, l'abisso di fiamme che ne "smatiscon" ora la pelle, scuoiandola "polare" in arti rapiti al Diavolo, alle sue "festose" libagioni in cui le lagrime udiran solo "vellutezze", oh sì, "liutiche" di desideri or assetati nelle afose torridità, nelle ceneri d'accese folgori, e di qual ludismo è il pasto del loro stesso cannibalismo, di cangevolezze muliebri or solo "auscultate" di desiderio che mai si sfamerà.
E' la vendetta della mia Luna, della mia nudità!
Notte infinita, che ne morsica la lussuria animalesca delle gozzoviglie, a cui ora son ospiti molto "desiderati".
E, che desinar, nell'attesa d'altre cene, e di più fameliche giocondità di piedi caprini ad avvoltolarli di "bavagli", si sazia a dosi "mansuete".
Sì, quell'innocenza spezzata dall'arditezza demente, ora arde nella sua stessa funesta corrosione, e lo Spirito celeste trama d'affilate lame per questa giusta punizione.
N'è la sua clemenza che li arriderà.
Anime pure, non siete voi a brancolare, ma l'idiozia n'è intatta e n'è soggiogata alla furia che scaturì d sovrumane forze ignote.
L'energie portentose, ch'"ondeggiaron" malinconiche, han ora attraccato al porto d'una "quietezza" di sismica irruenza.
La calma, oh, quanto placata, è libertà dai colori argentei, mesmerismo ch'è dondolii d'altalene di gioie non "arrugate" nella cosmesi che le plastificherà d'ustioni a bruciar il fremer e il trepidarle, labbra dai bagliori intensi, o densità che s'"arrostì" per arrochir, non più laconica, ma urlo di "maestatica" potenza.
Allevierò le "braci", con un perdono?
Dio, è misericordioso, io ne "latro" solo gli insegnamenti che sian porpora dell'ira.
E, del castigarli, per sempre, d'afflizioni spettrali, d'ombre-orma a cammini già macchiati dal Peccato.
Rossi ad arrossirci ancora, tramonti di magie nelle logore macerie, e, di spensieratezze, volar nitidi e bianchi com'aquile nel deserto del cimitero umano.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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