Come un'ombra dal "sottosuolo"
Incubi di dark shadows, "veteranamente" senza Tempo
Ieri Notte, mentre fuori gli ultimi "vigori" d'una neve, ambiguamente "dolce" di Natura omosessuale, sfilava per il Sol "alberghiero" d'una ricomposta serenità, m'accorsi, in un risveglio, "di soprassalto", che gli assedi che mi perpetrarono per "impietrirmi" non scalfirono la mia sagoma eastwoodiana da cavaliere azzurrescamente "pallido" nei melodici gorgoglii della mia mente "eterica", di cranio dalla "scheletrica", fuggente "spazialità" di lattee galassie astrali di stellar, ectoplasmatico, morbido "ghiaccio" polare d'artica "balsamica".
Tanto che mi dissolsi, cremosamente "invisibile" in uno yogurt di saporita fruttuosità, fruibile al friabil "papillar" la vita d'animistico intimismo che, da homunculus agonizzante immerso nella nera Mezzanotte, son, ora, dorata "argenteria" del mio guerrigliero eroismo di candidezza romantca, come i fruscii cheti, irosi e turbinosi, vividi e impalpabili d'una luccicosa spada di nome Excalibur.
Erta, gloriosa, da "incanutita" immobilità a sibillina movenza d'iridi dalla fosforescenza stardust.
E, navigo, io stesso auscultato dal vento nella sua cardiaca, furentissima, melanconica 'ebbrezza rinascente e voticosamente natante nel tonante suono liturgico & turgido d'una jam session assennata o, dopo le solitudini, assetata di saggezza gioiosa, "rugiadosa" nelle sfumature tempranti di quelle ruggini che han rinvigorito la trascendenza, acquietandola d'erotica rinomanza da obelisco della sua meraviglia.
Briosa. Brina.
Adolescenze, ancor si stiran, fra megere-madri degenerate che le generarono per partorir le diabolerie della "stregoneria" frigida al Piacere, sempre "desunto" nelle attempate, recidive "scolarità" nubili della nobiltà dell'ormonal alterità, alta altezzosità che blandisco tra uno scudo dalle loro radioattive occhiatacce-malocchie, e un coltello di fin "veleno" che "le sciagura" mentr'io galoppo d'avventure epiche.
Ah, costernati, carezzeran, maliziosi, sempre la maligna-malelingua via di mezzo, e s'infrangeranno d'efferatezze per "solidali" pianti affranti, ipocritamente affratellati in prediche da suore e fraterelli.
Spargo la benedizione che li oblierà perchè rinascan vivi nella mia possenza imperiosissima, da universal dominator delle mie gustose coscienze, e stringo la mano a uno stolto, strenuo nemico, lo inguaino di ruffianeria e poi lo sfido offrendogli il guanto perché combatta senza guanti.
Perché, conosca la parola "guai".
E, in questa scaramuccia, la mia scherma infilza un altro uomo ottenebrato nel fulgore delle sue tenebre solo buie.
Firmato il Genius
(Stefano Falotico)
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