Il bacio dell'orso


 


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La recensione di FilmTv

di Emanuela Martini

Sceneggiatura “favolistica” per un film che si rivela invece un pasticcio

Un film incredibile, la cui esistenza non si spiega se non con una lunga vacanza spesata di tutta la troupe attraverso mezza Europa, dalla Russia alla Svezia, dalla Germania alla Spagna. Si tratta di una favola, aveva raccontato il regista Sergej Bodrov durante la lavorazione, e di una favola ha la tenerezza e la fantasia. In realtà, “Il bacio dell’orso” è un pasticcio indicibile, a partire dalla sceneggiatura (appunto, “favolistica”, dove una giovane trapezista si innamora di un orso che le viene regalato ancora cucciolo, lo bacia e lo trasforma, ogni notte, in un bel ragazzo), per proseguire con l’interpretazione, la successione narrativa, le ambientazioni. I luoghi comuni si susseguono, tra zingare gitane e clown tristi, un improbabile Silvio Orlando che interpreta il padrone del circo, tra fellinismi, estetismi, finzioni, esibizioni. Com’è rischioso il cinema poetico!


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