Il Cavaliere Oscuro


 


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La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

Non il capolavoro che si vociferava, ma un film che riesce a partire dai fumetti per raccontare con sinistra e fulgida energia il mondo contemporaneo. Già nella leggenda la performance di Ledger

Accolto da pubblico e critica con entusiasmo, il nuovo Batman ha una performance che è già leggenda (quella di Heath Ledger, nella parte di Joker), un plot strapieno di svolte (con qualche incomprensibile fragilità: perchè la mafia, a un certo punto, aiuta la polizia?) e un cuore buio che gronda angoscia e paura. Il suo precedente, Batman Begins, dello stesso regista, coadiuvato - come in questo - da David Goyer (una specie di superprofessionista degli adattamenti dei fumetti), si poneva una domanda fondamentale: cos’è che fa di un supereroe un supereroe oltre ai superpoteri, un costume strafico e la tartaruga degli addominali scolpita nella china del fumetto? È la domanda che si fa Alan Moore nel geniale Watchmen, è la stessa domanda che si fa Shyamalan nel bellissimo Unbreakable - e per certi versi è la stessa che si fanno anche i protagonisti di Hellboy o Hancock. Il cavaliere oscuro ha smesso di farsela. Il mondo è il dominio dell’illegalità e della violenza, i nuovi criminali adottano la mentalità del terrorismo (grattacieli in fiamme, ostaggi torturati in video, indifferenza al denaro). Inutile chiedersi cosa sia un supereroe se i suoi superpoteri non fanno la differenza in un presente senza pace, sicurezza, riparo. È l’aspetto più interessante del film. Non c’è bisogno di indossare il costume di Batman per provare l’angoscia di Batman. Nolan, porta il modello del “popcorn movie” a poderosa saturazione (esplosioni, inseguimenti, battaglie urbane), a sagoma espressionista della contemporaneità: un magnete potente e ipnotico delle nostre angosce quotidiane. Mai visto un film d’evasione così pessimista in cui il male sembra una epidemia infettiva, la giustizia un’atroce utopia e la protezione dei propri cari e dei propri affetti una fobia distruttiva. Il cavaliere oscuro non è il capolavoro che dicono (ha almeno mezz’ora di troppo, dialoghi introspettivi da psicodramma e personaggi tutti troppo stressati per diventare amabili o attraenti), ma il mondo che descrive con sinistra e fulgida energia non è solo quello dei fumetti.


I commenti

  • 4 agosto 2008, 10:19 di krisschz

    Chi l'ha scritta questa recensione? Geppo? Non sarebbe un capolavoro xè è introspettivo e psicodrammatico? Ma è proprio questo il bello del film, parte dal fumetto per allargarsi ad un'analisi psicologica dei personaggi non più semplicemente "brave" o "villain", ma due "soggetti" che una loro identità anche al di sotto del costume. Tutte le esplosioni o gli inseguimenti sono finalizzati alla trama del film e non alla pura spettacolarità, e il finale è sorprendente e per nulla scontato (e nemmeno così pessimista... vogliamo ricordare come finisce la storia dei 2 traghetti?).. Perché la mafia aiuta la polizia? Ma sei andato a vedere il film o a mangiare i popcorn! Si rende conto di aver scatenato un pazzo che vuole spodestare pure loro, e è disposta a tutto pur di cercare di eliminarlo (come in precedenza aveva fatto per Batman)..

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  • 4 agosto 2008, 16:03 di Dag79

    E' vero.... mezz'ora di troppo c'è. E' vero... un pò giocattolo lo è. Ma è Batman, mica un film sull'Apartheid. E' un film su un uomo mascherato da pipistrello. Dovrà pure divertire, no? Nonostante tutto è un capolavoro. E il joker con la testa fuori dalla volante della polizia, con la musica che si ovatta come quando immergi il capo nell'acqua ti rallenta il battito cardiaco. E non sai più se crederci o meno....

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  • 4 agosto 2008, 23:27 di kubritch

    E' un film profondamente borghese. Fintamente trasgressivo. E' un film di pose e inquadrature patinate al livello dei peplum di un tempo. Non per nulla si parla di Giulio Cesare come il supereroe del passato. non mi voglio sbilanciare troppo a parlare di visioni destrorse di cui forse non è consapevole nemmenoil realizzatore del progetto cinematografico. Il primato del maschio ed un certo modo di rappresentare la virilità è ben a fuoco. Certo è che siamo in piena america borghese. La parola soprattutto, per illudere e l'intrattenimento titanico, bigger than life. L'umanità è solo una teoria assente in realtà da qualunque scena o ridotta a stereotipo da telefilm. La distanza tra relatà e fantasia andava ancora una volta rispettata. Tim Burton non decrive la realtà meno di Nolan che ci parla di complessi conflitti politici e sociali. La realtà è che chi ha prodotto questo film non ha fatto uno spregiudicato ritratto della società ma solamente campagna politica per far risalire la fiducia nei confronti della classe al potere rappresentata da Bruce Wayne. Non ci sto. Preferisco la lealtà di Raimi e Tim Burton.

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  • 23 agosto 2008, 04:16 di Dalton

    Wow! Fui il primo a recensirlo e tutti gli altri utenti l'hanno pensata differentemente da me. La recensione de(ll'unico critico professionale) Mario Sesti, pubblicata dopo la mia, avalla il mio pensiero: allora ci vedo bene! E soprattutto, posso ancora sperare nella rivista! :)

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  • 24 novembre 2008, 11:51 di Accidenti

    Sono perfettamente d'accordo sul fatto che il film duri assolutamente troppo. Essere controcorrente, ogni tanto, fa bene.

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  • 16 agosto 2009, 20:59 di kubritch

    "Credo che voler dare una sorta di realismo superficiale ai supereroi sia stato un tentativo stupido. Funzionano meglio se rimangono nel'ambito puramente fantastico. Sono personaggio forti potenti" Frank Miller, "History of Batman".

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  • 19 agosto 2009, 12:32 di kubritch

    Heath Ledger nel Joker di Dark Night descrive male la schizofrenia (19/08/2009) " Il dottor Peter Byrne, nella campagna ‘Time to Change’ ha accusato il defunto Heath Ledger di non aver descritto bene il fenomeno della schizofrenia e dei disturbi mentali: il pubblico ha un’impressione sbagliata della problematica. Il premio Oscar Heath Ledger, interprete di Joker in Batman – Dark Night, darebbe al pubblico un’impressione sbagliata sulle persone mentalmente instabili. È quanto ha riferito il dott. Peter Byrne, esperto cinematografico e consulente psichiatrico al Newham University Hospital a Londra, che ha scritto il documento legato alla campagna ‘Time to Change’, che accusa il Batman del 2008 di essere interamente basato su stereotipi di persone mentalmente disturbate. Stereotipi che non rispecchiano per nulla la realtà e che potrebbero fuorviare il grande pubblico su quello che è invece il vero problema psichico." E' vero già la gente è ingolfata di pregiudizi sulla malattia mentale. Comunque la responsabilità del personaggio non è di Ledger.

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