Persona (1966)
Con Bibi Andersson, Liv Ullmann, Gunnar Björnstrand, Margaretha Krook, Jörgen Lindström
La trama
Elisabeth Vogel, nota attrice, un giorno incomincia a rifiutarsi di parlare, chiudendosi in un ostinato mutismo. Le viene affiancata un'infermiera che incomincia a raccontarle la sua vita privata. Le confessioni della donna si fanno via via più intime. Ma l'attrice in una lettera svela i segreti dell'infermiera. Uno dei tanti, splendidi ritratti sull'orlo di una crisi di nervi di due donne e delle loro nevrosi. Quasi sul filo della maniera, ma con un'intensità non comune. Celebre la scena dei profili delle due donne che compongopno un unico volto, l'inizio con la pellicola che fisicamente prende fuoco, la parola finale della protagonista.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 07/11/2010 - utile per 22 utenti
Voto al film: 
[Ingmar Bergman sull'evidenza della finzione cinematografica in Persona]
Elisabeth Vogler (Liv Ullmann) è un'attrice depressa che si è chiusa in un completo mutismo. Alma (Bibi Andersson) è la loquace infermiera che si prende cura di lei per risollevarla dall'apatia. Nelle oniriche movenze del prologo del film la finzione del cinema esibisce ed accosta inquietanti immagini di morte e stranianti simbolismi (il proiettore, la pellicola, i chiodi nella mano, il bambino che tenta di afferrare l'immagine di una donna). Proprio la morte (la visione della morte) è il primo elemento a scatenare una reazione in Elisabeth: le immagini sanguinose diffuse da un telegiornale, infatti, la sconvolgono visibilmente ("La tensione tra le parti aumenta di ora in ora, il governo vietnamita, sostenuto dagli americani, è costretto a fronteggiare continue e sempre più sanguinose manifestazioni di piazza. Le alte gerarchie sacerdotali buddiste fanno leva sul malcontento dilagante nei vari strati della popolazione per uno stato di guerra di cui non si vede la fine, onde forzare la mano al governo ed ottenere l'accettazione delle proposte avanzate. In certi casi le manifestazioni hanno assunto i caratteri di una vera e propria rivolta armata, che ha provocato sanguinosi scontri e numerosi morti e feriti. Lo spargimento di sangue non è causato soltanto dagli atti di sabotaggio: il fanatismo, infatti, induce molti di questi religiosi a darsi fuoco nelle strade e nelle piazze, convinti, con questo gesto di inaudita crudeltà, di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sulla lotta che essi stanno conducendo. È, questa, la crisi più grave che si sia verificata dall'inizio del conflitto armato. Il governo americano è seriamente preoccupato per la piega che gli avvenimenti stanno assumendo e sta cercando con ogni mezzo di fare opera di pacificazione tra le parti. È indubbio che se non verrà trovata presto una soluzione, sia pur scendendo a dei compromessi, tutto il fronte verrebbe messo in pericolo da questi tumulti che sconvolgono le retrovie. D'altra parte non si può certo restare impassibili di fronte a spettacoli così raccapriccianti, che non possono essere dettati altro che da un'imponderabile esasperazione e da un cieco fanatismo. È difficile per gli occidentali comprendere a fondo l'animo di queste popolazioni che sanno così stoicamente votarsi alla morte"). La dottoressa (Margaretha Krook) che cura Elisabeth, consapevole che l'ambiente dell'ospedale non giovi allo stato d'animo della paziente, decide di trasferirla per un po' di tempo, insieme ad Alma, nella sua casa al mare: "Credi che non ti capisca? Tu insegui un sogno disperato, questo è il tuo tormento. Tu vuoi essere, non sembrare di essere. Essere in ogni istante cosciente di te e vigile. ESPANDI +
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1 ottobre 2011 Opinione di Viola96 su "Persona"
Ritratti femminili sensibili e delicati,in un tratto leggiadro e contraddistinto,con una matrice puramente generosa,perfida eppure buona. Persona è un Bergman assoluto,un monumento della libertà di pensiero dell'autore,in una giostra eterna di amore e morte,follia,eroicità e mediocrità umana. Bisognerebbe considerare Persona per quello che è:Un dramma esistenziale,profondamente umile,teoricamente impossibile,affascinante,graduale. Bisognerebbe,ma non si può. Partendo dalle...
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4 marzo 2011 Opinione di nicolapalumbo su "Persona"
Dal blog http://250films.splinder.com/ Ecco, ho pensato seriamente di smettere. Di interrompere la sfida arrivato a circa un quinto del cammino. Un uno-due così, con questi ultimi due film che ho dovuto vedere un giorno dopo l'altro, ammazzerebbe chiunque (tra l'altro: tre film nella settimana tutti del 1966 e il migliore è sicuramente "La Battaglia di Algeri). Me lo aspettavo, perchè già temevo Bergman, ma "Fanny ed Alexander" (post 217) mi aveva...
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1 febbraio 2011 Opinione di barabbovich su "Persona"
L'isolamento terapeutico in una località marina di due donne - l'attrice Elisabeth (Liv Ullman) e la sua infermiera Alma (Bibi Andersson) - diventa l'occasione per sviscerare angosce remote seppellite con una scelta diametralmente opposta. Elisabeth è chiusa in un mutismo totale; Alma ha invece una logorrea fluviale. Proseguendo idealmente il discorso interrotto con Il silenzio, Bergman - all'epoca afflitto da una gravissima depressione - mette ancora una volta a...
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22 dicembre 2010 Opinione di Peppe Comune su "Persona"
Elisabeth Vogler (Liv Ullmann) è un attrice di succeso che ad un certo punto della sua vita è sprofondata in un ostinato mutismo. Ricoverata in una clinica psichiatrica, l'attrice viene dichiarata perfettamente sana di mente, è lei che ha volontariamente scelto di non parlare più, sottraendosi alla vita reale così come si è sottratta alla realtà illusoria delle scene. La dottoressa che la tiene in cura (Margaretha Krook) le affianca Alma (Bibi...
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7 novembre 2010 Opinione di FABIO1971 su "Persona"
"La sola cosa che non si può negare al mio film è che doveva essere un film". [Ingmar Bergman sull'evidenza della finzione cinematografica in Persona] Elisabeth Vogler (Liv Ullmann) è un'attrice depressa che si è chiusa in un completo mutismo. Alma (Bibi Andersson) è la loquace infermiera che si prende cura di lei per risollevarla dall'apatia. Nelle oniriche movenze del prologo del film la finzione del cinema esibisce ed accosta inquietanti immagini...
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15 settembre 2010 Opinione di ligeti su "Persona"
“Dramatis persona” è una locuzione latina usata per definire la maschera indossata dall’attore a teatro. Elisabeth Vogel è una famosa attrice che mentre interpretava a teatro l’Elettra di Sofocle è stata improvvisamente presa da un incontenibile desiderio di ridere, e da allora ha incominciato a rifiutarsi di parlare, chiudendosi in un ostinato mutismo. Alma è l’infermiera che dovrà assisterla. La terapia consigliata...
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1 marzo 2010 Opinione di sasso67 su "Persona"
Densissimo film, quasi tutto monologato da Bibi Andersson, dove uno dei temi è l’incontro – scontro tra l’anima (Alma) e la maschera (persona = l’attrice), l’essere e l’apparire. Di questo film, fatto con pochi mezzi che non siano i volti di due attrici ai vertici dell’espressività, sono state date molte interpretazioni, non tutte plausibili (basti pensare a quella di Alberto Moravia, che spiegava Persona con il riferimento...
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16 gennaio 2010 Opinione di cantautoredelnulla su "Persona"
"Io non sono niente, niente". Le parole sono menzogne, i gesti smorfie e noi apparenza. E in questo presupposto il silenzio è una barricata che può difenderci da ciò che più ci può ripugnare: la falsità delle nostre espressioni. Come dice l'infermiera, le persone, forse, sarebbero migliori se si accettassero per quello che sono. E Bergman spinge i suoi dubbi fino a portare l'infermiera a chiedersi se è possibile essere un'altra persona,...
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14 dicembre 2009 Opinione di red grave su "Persona"
intenso,toccante, a tratti cerebrale e confuso ma tant'è il tema trasversale è il grande caos interno e quindi nella relazione con l'altro. 40 anni dopo sull'identità femminile resta il cartello 'lavori in corso', ben venga bergman ancora e ancora
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2 dicembre 2009 Opinione di AIDES su "Persona"
Rifugio dell'illusione e disperazione del distacco formano l'identità dell'uomo contemporaneo, un'identità inevitabilmente, drammaticamente segnata da dissociazione insanabile. La maschera (a cui allude il titolo) è una perfetta figura del doppio, il doppio è metaforicamente all'origine delle nevrosi che dilaniano questo film in bianco e nero chirurgico, pessimista, cupo, sospeso sul termine sottile dell'unica voce ("nulla") in grado di contenere il silenzio (e...
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