Il figlio (2002)
Con Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart
La trama
Un adulto, un adolescente e un terribile segreto.
In un istituto per il recupero dei ragazzini usciti dal riformatorio, l'educatore Olivier accoglie con inquietudine il sedicenne Francis, assegnato alla falegnameria. L'uomo lo spia, stringe con lui un rapporto di vicinanza, poi ne parla all'ex moglie e tutto diventa drammaticamente chiaro...
La grandezza del film sta nel non ostentare mai le intenzioni di Olivier, nel (ri)costruire le conseguenze di una tragedia e le aspettative di una vendetta, fra silenzi e sofferenza implosa. Con una regia che interpreta ma allo stesso tempo rimane pudica (macchina da presa a mano, ma meno radicale che in _Rosetta_), i Dardenne mettono in scena un racconto morale in cui si confrontano argomenti di spessore assoluto. Il Male, la redenzione, la colpa, l'impossibilità di elaborare un lutto e persino una sorta di trascendenza schraderiana (e quindi bressoniana), nonostante lo sguardo sulla storia di Olivier e Francis, nel suo rigore, sia laica. Ma torniamo al "padre": l'eccezionalità della pellicola risiede nel suo punto di partenza, che per stessa ammissione dei Dardenne non è un soggetto narrativamente compiuto e neppure un personaggio. È l'attore stesso che lo interpreta, Olivier Gourmet (che i fratelli-registi belgi avevano già utilizzato sia in _La promesse_ che in _Rosetta_): "La sua mole, la sua nuca, il suo volto, i suoi occhi persi dietro gli occhiali". Il cinema si riappropria così dei corpi, e attraverso un procedimento di sottrazione scava nei comportamenti fino a denudare l'anima.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 41/2002
Un uomo e un ragazzino, un terribile segreto, una regia che scava nei corpi fino a denudare l’anima. Il film dei fratelli Dardenne riconcilia con il cinema
L'opinione più votata
Di lorenzodg scritta il 2011-06-26 17:49:40 - utile per 6 utenti
Voto al film: 
La storia è raccontata con tono dimesso e un 'pudore' che distanzia dallo schermo l'effeto dei corpi; l'immagine quasi sempre attaccata ai gesti dei personaggi diventa essa stessa scevra di ogni vile retorica e parsimoniosa di un contraltare crudo. Le inquadrature a spalla, per lo più mosse e schiarite da ogni malvezzo inverecondo, danno cadenze laceranti in un silenzio desertico. Ciascun movimento dei corpi (essenziali e mai casuali) rende esplicito allo spettatore il peregrinare interiore: occhi abbassati, ombre atterrite e animo che si mostra con lucidi archè e implosioni assonnati. Il lavarsi delle mani, il togliersi degli occhiali, il sedersi, il mangiare un panino, il guidare dell'auto diventano arrivi massimali di un stantio modo di fare: e ciò che si dimena e spaventa il noi è il pensiero mai espresso ed il cuore mai imbattuto. Un padre non incontra il figlio (oramai gli è impossibile) e un figlio non incontra il padre
(è lontano da tutti).
Olivier (Olivier Gourmet) è un falegname che insegna il proprio mestiere a dei ragazzi usciti dal riformatorio con forti problemi sociali. Il suo lavoro è tutto per lui, meticoloso e preciso, e il suo mondo appare ristretto e chiuso.
Il cerchio della sua vita è vicino alle lenti dei suo occhiali e alla polvere del legno.
Ecco che un giorno si prospetta l'ipotesi di prendere un nuovo ragazzo: è Francis (Morgan Marinne), sedicenne che dopo cinque anni di riformatorio, viene indicato a Olivier da una assistente sociale.
Dopo un primo rifiuto l'uomo accetta di prenderlo con una telefonata: "Posso prendere il ragazzo nuovo" (20'). Un incontro con la moglie è abbastanza turbolento: dice di essere incinta mentre Olivier parla di Francis e degli anni di rieducazione. Viene fuori che il ragazzo è responsabile della morte del loro figlio avvenuta cinque anni prima. Una famiglia distrutta e lontana dagli affetti. Olivier manifesta la volontà di aiutare il ragazzo; la moglie non è d'accordo.
Francis si dimostra bravo ad apprendere il mestiere; si dimostra sveglio. Una sera si avvicina ad Olivier mentre sta mangiando un panino: "Vuoi le patatine?...". E poi gli dice: "E' strano. Le è bastato guardarmi per capire quanto ero alto", ricordandogli che aveva indovinato la sua statura (per consegliarli la sua tuta da lavoro). E poi mette alla prova Olivier per un paio di distanze (e l'uomo sbaglia pochissino).
"E' l'abitudine" gli aveva risposto prima.
Lo spettatore, in questa scena, manifesta un po' d'imbarazzo perchè sa già il pensiero di Olivier mentre Francis si dimostra sprovveduto e lontano da ciò che non percepisce in un ricordo distruttivo e spoglio da fantasie adolescenziali.
Un momento 'sacrale' e affatto accelerato: implosivo e fatuo, conflittuale e asettico. ESPANDI +
- negative [7]
- sufficienti [10]
- positive [21]
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2011-06-26 17:49:40 Opinione di lorenzodg su "Il figlio"
"Il figlio" (Le fils, 2002) è un film di Jean-Pierre e Luc Dardenne presentato in concorso alla 55 edizione del Festival di Cannes. La storia è raccontata con tono dimesso e un 'pudore' che distanzia dallo schermo l'effeto dei corpi; l'immagine quasi sempre attaccata ai gesti dei personaggi diventa essa stessa scevra di ogni vile retorica e parsimoniosa di un contraltare crudo. Le inquadrature a spalla, per lo più mosse e schiarite da ogni malvezzo inverecondo, danno...
voto al film: 
2011-02-25 19:02:21 Opinione di giorgiobarbarotta su "Il figlio"
Scarno fino all'osso. I fratelli Dardenne ci propongono il teorema della sintesi: camera a mano incollata addosso a due/tre attori ben diretti e calati nella parte (Olivier Gourmet premiato a Cannes), dialoghi secchi e concisi, due/tre ambienti di fondo (una segheria, un'auto, poco più), una storia semplice e al limite (densa di risvolti psicologici) svelata a metà film e (ir)risolta nel finale, una costante tensione latente (amplificata dalla presenza di rumori...
voto al film: 
2011-02-24 11:29:31 Opinione di Nathan Walrus su "Il figlio"
I fratelli Dardenne ci rappresentano il dramma di un uomo che ha perso il figlio ,in una sua ricerca personale per esorcizzare il lutto. Sono gli sguardi e il linguaggio del corpo di Olivier che ci comunicano la sua sofferenza, apparentemente non manifestata , sono i silenzi , l'assenza di colonna sonora e la raffigurazione di attimi comuni della vita,gli strumenti che i due registi utilizzano per dare valore a sentimenti umani difficilmente rappresentabili, senza cadere...
voto al film: 
2011-02-24 09:03:39 Opinione di chribio1 su "Il figlio"
ma che cavolata di film "drammatico" e' questo ?!?! voto.1.
voto al film: 
2010-09-29 10:04:31 Opinione di barabbovich su "Il figlio"
Il capomastro di una falegnameria (Gourmet) incardinata in un istituto per la rieducazione dei ragazzi devianti prende sotto la sua guida il piccolo omicida di suo figlio (Marinne), appena uscito dal carcere minorile, il quale non conosce l'identità dell'uomo. Quest'ultimo si prende ugualmente cura del ragazzino, nonostante covi un desiderio di vendetta. È il cinema morale dei Dardenne, tutto imperniato sul tema della pietas, col consueto stile semidocumentaristico, qui...
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2010-03-17 17:02:28 Opinione di danandre67 su "Il figlio"
che stronzata da brivido
voto al film: 
2010-02-05 23:56:56 Opinione di Aquilant su "Il figlio"
Come sempre, il cinema dei Dardenne è fatto di gesti netti ed essenziali, essenzialmente proteso in direzione di una continua focalizzazione degli atteggiamenti individuali. Coadiuvato in questo dallo sguardo di una macchina da presa costantemente ondeggiante e caparbiamente appiccicata addosso al soggetto, seguito implacabilmente nei suoi continui spostamenti tra un diluvio di piani ravvicinati che delimitando notevolmente l’orizzonte visivo concesso allo spettatore lo...
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2009-12-23 18:36:16 Opinione di bradipo68 su "Il figlio"
Un padre a cui è stato proditoriamente tolto un figlio e un figlio che forse un padre non l'ha mai avuto.Il figlio(ma come hanno detto gli stessi Dardenne poteva benissimo intitolarsi Il padre)è un film divorato letterlamente da due personaggi, è un film di distanze ,rappresentato da quella volontà di dare algebricamente una risposta a quanto sono distanti i due corpi.Le anime sono altra cosa.Olivier che cerca di insegnare il mestiere di falegname a ragazzi...
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2009-12-09 16:16:49 Opinione di XANDER su "Il figlio"
Ma stiamo scherzando a dire che questo film è bello??? Noioso è dir poco. Gli attori vengono quasi interamente ripresi da dietro le spalle e della storia la si lascia spesso da parte per farci capire cosa si fa in una falegnameria. E la colonna sonora dov'è??????
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2009-04-14 15:40:27 Opinione di tobanis su "Il figlio"
I Dardenne sono specializzati in film che, spesso, si vedono solo nei Festival, non ultimo per la loro notevole pesantezza. Non fa eccezione questo film, in gara a Cannes, dove vinse per il migliore attore (notevole, Olivier Gourmet, già nell’altrettanto pesante e premiato Rosetta, tra gli altri). Lento, scarnissimo nelle ambientazioni, poco parlato, per nulla motivato, ha il suo senso nella storia (incredibile) che racconta e nei comportamenti dell’assoluto protagonista (che lui stesso...
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- negative [7]
- sufficienti [10]
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