Mare dentro (2004)
Con Javier Bardem, Belén Rueda, Lola Dueñas, Mabel Rivera, Celso Bugallo, Clara Segura
La trama
L'aspirazione alla "buona morte" di un uomo inchiodato da una malattia incurabile.
La vera storia di Ramón Sampedro, tetraplegico spagnolo, che per anni ha combattuto per ottenere il diritto all'eutanasia. A sostenerlo su posizioni opposte sono due donne, Julia e Rosa, che si trovano a fare i conti con i principi che fino a quel momento hanno regolato le loro vite...
Come si fosse messo dentro la testa e il cuore del protagonista (immobile, necessariamente sulla difensiva, protetto dall'autoironia), Amenábar raffredda l'emotività (che avrebbe potuto essere esplosiva), aiutato in questo dalla recitazione millimetrica di Javier Bardem. Ma nello stesso tempo non resiste alla sinuosa mobilità della macchina da presa, alle aperture che gli consentono i sogni e i desideri irrealizzabili di Ramón: nel momento più bello del film, quello dell'incidente raccontato a un'amica, tutta la vita gli passa davanti agli occhi, scandita dalla rapida successione delle fotografie dei volti, dei luoghi, delle ragazze amate. Ed è la vitalità suggestiva dello sguardo di Amenábar che in fondo ci fa capire perché Ramón vuole morire: perché non c'è musica, voce, affetto che tenga di fronte all'impossibilità di essere - e di riconoscere - se stessi.
La recensione di FilmTv
Di Emanuela Martini - FilmTV n. 37/2004
Ritratto lucido, intenso e misurato di un uomo condannato dalla vita a un destino crudele
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 19/12/2010 - utile per 17 utenti
Voto al film: 
“Sei tranquillo, sei sempre più tranquillo….immagina un grande schermo…che piano piano si allarga…concentrati sul respiro devi lasciarlo andare e venire” come le onde del tuo mare: ecco il grande incipit di questo gioiellino di Amenabar che pone nel potere liberatorio dell’immaginario filmico (e non) una possibile fuga dal male di vivere. Sì perché quella di Ramon Sampedro non è vita, da ventisei anni tetraplegico per un tuffo maldestro in una zona di risacca, da ventisei anni costretto a letto, dipendente in tutto e per tutto, senza intimità, senza dignità.
In questa reclusione forzata il buon Ramon sviluppa una intelligenza e una lucidità spaventose che lo portano serenamente ad invocare la morte, e con essa la libertà da questo ergastolo in orizzontale.
Ramon è talmente determinato in questa sua richiesta da coinvolgere emotivamente tutti quelli che gli stanno accanto: i familiari che nonostante il grande dolore finiscono per parteggiare per lui (ad eccezione del granitico fratello) avvocati e giornalisti, amori veri e presunti (che cadranno all’apparir del vero). Bella la sottolineatura di Amenabar sulla soggettività della scelta (“Io dico che sono io che voglio morire, ma capisco e rispetto gli altri tetraplegici che continuano a soffrire e a vivere”) e sulla mancanza di egoismo che caratterizza i grandi Amori (“Ho capito Ramon, la tua scelta e poiché ti amo ti aiuterò a farlo”). Grandissime acrobazie registiche sulle note della Turandot di Puccini (“Nessun dorma”) e volo immaginario e infinito verso quel grande mare che aveva dato la vita ma poi l’aveva ripresa con gli interessi. Mai retorico (a parte i saluti finali), spesso ironico e pungente (l’autoironia di Ramon sulla sua condizione di paralizzato genera tra le migliori freddure del film), abbastanza duro con certi atteggiamenti sclerotico-gesuitici (“Lei, padre, ha la bocca troppo larga”) che tendono a innescare nei familiari un assurdo senso di colpa e sono lontanissimi dalle lacrime umane e dalla compassione. Che il discorso di Ramon non sia errato ce lo conferma la triste parabola dell’avvocatessa Julia (innamorata, ma fino a che punto? la paura le toglie la libertà di decidere!) che trascorre i suoi giorni senza memoria e senza coscienza (“Chi è Ramon?”). Io credo che, se uno come Ramon mi chiedesse, con questa lucidità e serenità, di farla finita, di aiutarlo a morire, io gli verrei incontro e scioglierei questa pesante gogna che lo tiene ancora crocefisso alla terra. Il tramonto porta con sé il triste presentimento del buio oltre la siepe e l’assurdità che un solo istante possa determinare il destino di una vita. “Domani piove” dice il nonno e il suo presentimento è più di una previsione. Purtroppo.
Amenabar centra perfettamente il tono del racconto e analizza la problematica eutanasica con occhio scientifico e antropologico.Gli attori lo seguono diligentemente, con un cinico e autoironico Javier Bardem (Ramon) tre metri sopra il cielo. Musica scelta accuratamente spaziando tra il classico ( il Fidelio di Beethoven e Cosi fan tutte e Tristano e Isotta di Mozart) e l’autoctono (Negra Sombra di Carlos Nunez).
In fondo, decurtato da ogni orpello emozionale e da ogni eufemismo demagogico, il succo del discorso è molto più semplice di quanto possa sembrare: come Ramon dice a Rosa nel loro primo rivelatorio incontro, quello di cui un uomo ha bisogno non è la ipocrita compassione, o la pesantezza di un giudizio morale, ma semplicemente il sacrosanto rispetto della sua volontà.
Mare Dentro Mare Dentro
Senza peso nel fondo
Dove si avvera il sogno
Due volontà fanno avere
Un desiderio nell’incontro
Il tuo sguardo, il mio sguardo
Come un’eco che ripete senza parole
Più dentro più dentro
Fino al di là del tutto
Attraverso il sangue e il midollo
Però sempre mi sveglio
E sempre voglio essere morto
Per restare con la mia bocca sempre preso
Nella rete dei tuoi capelli
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24 gennaio 2011 Opinione di barabbovich su "Mare dentro"
"Perché la Chiesa alimenta con tanto impeto questo atteggiamento di terrore verso la morte? Perché sa che perderebbe parte della sua "clientela" se la gente perdesse la paura nell'aldilà". È forse questa la frase chiave di Mare dentro, intenso film dello spagnolo Amenabar, che legge il problema dell'eutanasia in chiave laica, senza falsi moralismi, come diritto da concedere a chi ha il diritto - ma non certo l'obbligo - di vivere. Ramon (Bardem) vive da 28...
voto al film: 
19 dicembre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "Mare dentro"
Morire per iniziare finalmente a vivere “Sei tranquillo, sei sempre più tranquillo….immagina un grande schermo…che piano piano si allarga…concentrati sul respiro devi lasciarlo andare e venire” come le onde del tuo mare: ecco il grande incipit di questo gioiellino di Amenabar che pone nel potere liberatorio dell’immaginario filmico (e non) una possibile fuga dal male di vivere. Sì perché quella di Ramon Sampedro non...
voto al film: 
4 settembre 2010 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Mare dentro"
Ramon, poco prima che la sua volontà si compia illegalmente, confessa a Rosa di essere convinto che, dopo la morte, non ci sia niente. Questo la dice lunga, perché se uno tra una vita di immobilità ed il niente, è spinto a scegliere il niente, vuol dire che quella vita (o presunta tale) non è molto degna di essere vissuta. E facendo un calcolo veloce, anche le autorità, durante lo sfogo finale di Ramon (quello di fronte alla videocamera), se ne sono...
voto al film: 
25 agosto 2010 Opinione di gene55 su "Mare dentro"
Un uomo tetraplegico,ridotto da un incidente in mare alla schiavitù del suo letto e aiutato dalla sola famiglia con il supporto di una misera pensione decide che non ne vale più la pena...Decide di voler morire... Per via di questa scelta,e della sua impossibilità ad attuarla da solo,coinvolgerà molte persone e intraprenderà una vera e propria battaglia giudiziaria attirando,come sempre,favorevoli e contari(su tutti il suggestivo dialogo a...
voto al film: 
29 aprile 2010 Opinione di ed wood su "Mare dentro"
La ragione per cui questo film merita di essere visto è l'incredibile prestazione attoriale di Bardem. E pensare che si tratta dello stesso che faceva il maniaco in No Country For Old Man! Una performance intensa, empatica, sconcertante. Il doppiatore italiano si sforza di rendere tutto il suo dolore, la sua parlata ansimante, il suo corpo umiliato. Invano. Andrebbe visto in originale. Per il resto, il film delude: la regia dirige gli attori cercando di tenere a freno il potenziale...
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17 novembre 2009 Opinione di hallorann su "Mare dentro"
E’ lecito essere prevenuti nei confronti di un film? Probabilmente si, ”a pensare male a volte ci si azzecca”, ma per fortuna ci sono delle eccezioni. MARE DENTRO (dal titolo di una poesia del galiziano Ramon Sampedro a cui è ispirata la pellicola) dello spagnolo A.Amenàbar lo è, certo di primo acchito solo a leggere la sinossi: un uomo tetraplegico inchiodato a letto e desideroso di morire si potrebbe pensare a priori ad una storia zuccherosa,...
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27 settembre 2009 Opinione di XANDER su "Mare dentro"
Eccellente film, un'altro capolavoro di Amenabar che questa volta ci offre una storia molto toccante e vera che si basa su un'argomento molto delicato. Eccellente l'interpretazione di Javier Bardem e una colonna sonora bellissima. Attenzione spoiler: drammatico nel vero senso della parola (mi sono venute le lacrime per il finale)
voto al film: 
25 agosto 2009 Opinione di AndyMorrison su "Mare dentro"
Ottimo. Bardem eccellente. Il film ci porta in un mondo che tutti conoscono ma che pochi hanno vissuto o almeno hanno avuto a che fare per conto di terzi. Da non perdere.
voto al film: 
15 agosto 2009 Opinione di VAJONT su "Mare dentro"
Personalmente,questo è il film più commovente a cui abbia mai assistito!attori straordinari e una storia/persona a cui è impossibile non portare rispetto e affetto. CAPOLAVORO!
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