Grazie zia (1968)
Con Lou Castel, Lisa Gastoni, Gabriele Ferzetti, Nicoletta Rizzi, Luisa De Santis
La trama
La morbosa relazione tra un finto paralitico e una sua giovane e ricca parente.
Alvise è un ragazzo nevropatico che si finge paralitico e viene affidato alle cure della giovane e benestante zia Lea. Tra i due instaura un rapporto dai risvolti morbosi, manipolato dalla lucida follia del malato, il quale induce la zia a lasciare l'amante e a mettere in atto il suo progetto di autodistruzione...
Nonostante le sue presunzioni, in realtà in questo film prevalgono personaggi, situazioni e dialoghi estremamente convenzionali. Ma la pellicola ebbe in Italia un grande successo, diventando "fenomeno di costume". Bravissimo Lou Castel, che tre anni prima aveva interpretato _I pugni in tasca_ di Marco Bellocchio.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 27/12/2011 - utile per 16 utenti
Voto al film: 
“Sai, non so proprio che cosa mi succeda, Stefano. Sono nervosa, irrequieta: una volta lavorare serviva a darmi equilibrio, adesso mi infastidisce anche quello”.
“Ci sono momenti così, capita a tutti. Vedrai, ti farà bene stare lontana un po’ da casa. E poi, quel tuo nipote: una bella seccatura! Ma quando se lo riprendono? Dopo che sarai impazzita?”.
“Alvise è malato!”.
“Malato... ”.
“Sì, malato!”.
“Ma se è malato, che si curi! Non ha nessun diritto di rompere le scatole agli altri”.
Il loro rapporto finisce, così, per incrinarsi, a scapito di un sempre più crescente interesse di Lea verso Alvise, mentre Stefano, sconcertato dall’improvviso cambiamento di Lea, lasciatasi travolgere dalla passione per il nipote, subisce, ormai impotente, il suo disprezzo. L’imminente matrimonio e il trasferimento a Roma, dove lui lavora come giornalista televisivo, sono già un lontano ricordo:
“Che cosa vuoi?”.
“Che cosa voglio? E me lo domandi? Che tu faccia le valigie. Subito! La famosa decisione che dovevi prendere tu, l’ho presa io per te: ti porto a Roma”.
“A Roma?”.
“Lea, che cosa ti succede? Forse ho mancato in qualcosa? Non lo so, spiegami, perché io non capisco più. Perché non cerchiamo insieme di analizzare, di capire quello che ti sta succedendo?”.
“Ma non c’è niente da capire, Stefano. È tutto giusto quello che dici. È sempre tutto giusto”.
“Che cosa vuol dire tutto giusto? Lea, lo dico per il tuo bene, ma quello che sta succedendo in questa casa… io, non lo so… ha dell’incredibile, dell’assurdo e io mi sento in dovere…”.
“Dovere?”.
“Dovere, dovere, sissignore! …di portarti via”.
“Che cosa stai dicendo? Vieni qui e mi parli di ordine, dovere… Non riesco a capirti”. ESPANDI +
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27 dicembre 2011 Opinione di FABIO1971 su "Grazie zia"
Alvise (Lou Castel), viziato rampollo diciassettenne di una ricca famiglia dell’alta borghesia veneta (“Questa fabbrica è mia, questa non è mia, questa non è mia, questa è mia, questa non è mia, anche questa è mia ma non mi piace… Se vuoi te la regalo! Ma ci credi, vecchio Giovanni, che te la regalo? Infatti non te la regalo”), è bloccato su una sedia a rotelle: nonostante medici ed esami clinici abbiano escluso qualsiasi impedimento fisico, il giovane si ostina a non voler...
voto al film: 
8 novembre 2010 Opinione di mm40 su "Grazie zia"
L'ascesa della carriera di Lou Castel passa anche per questa riproposizione, tre anni dopo I pugni in tasca, del personaggio del giovane arrabbiato e psicologicamente deviato. Poco a che vedere, però, con il debutto di Bellocchio, in questo Grazie zia, che è piuttosto la descrizione di un rapporto malato e di dipendenza fra prigioniero e secondino, fra paziente e dottore (e in effetti la zia è realmente dottoressa, nella pellicola), nel quale a sorpresa è il...
voto al film: 
3 settembre 2010 Opinione di Luke Vacant su "Grazie zia"
Memorabile nella storia, debole nella realizzazione (scene che potevano essere migliori, un uso troppo frequente della stessa musica), tuttavia un film necessario e interpretato ottimamente da un ottima coppia di attori, Castel in particolare. Straordinaria la scena del modellino del campo da battaglia con in sottofondo la bellissima canzone di Sergio Endrigo "Filastrocca Vietnamita".
voto al film: 
10 agosto 2009 Opinione di sasso67 su "Grazie zia"
Samperi è stato uno di quei registi che durante la sua carriera non ha mantenuto ciò che aveva promesso con le sue prime opere. “Grazie zia” è la sua opera prima e non è affatto male, perché denota una buona personalità di autore, con qualità registiche già abbastanza sviluppate. E’ una satira di costume non particolarmente originale (non le sono estranei modelli come “I pugni in tasca” di Bellocchio e,...
voto al film: 
5 febbraio 2009 Opinione di OGM su "Grazie zia"
Interessante esperimento di cinema nuovo, che allenta le maglie dell’impianto narrativo per lasciar spazio ad un racconto per episodi, sospesi nel tempo, che non affondano le radici nel passato e non hanno prospettive sul futuro. Questo racconto di vita per istantanee, che non delinea il percorso di un’evoluzione, ma offre solo una raccolta di eventi, è come una spruzzata di realismo intimista, però privato delle componenti dell’impegno e dell’introspezione. I personaggi si muovono...
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7 febbraio 2007 Opinione di Utente rimosso (Titanic900) su "Grazie zia"
L'esordio di Samperi è qualcosa di unico, un'opera strana peerò avvincente. Ogni tanto però cade in qualche intoppo (alcune scene potevano essere meglio realizzate e c'è un uso massiccio della stessa musica in molte scebe) ma sennò offre un buono spettacolo (bellissima la scena del modellino del campo di battaglia) ed i due interpreti sono una coppia veramente magnifica.
voto al film: 
18 novembre 2006 Opinione di emmepi8 su "Grazie zia"
Con il senno di poi è facile giudicare questo film in mala maniera, Samperi ha fatto (e sta continuando a fare) una carriera segnata dal voyerismo anche becero, ma immedesimandosi nel periodo la cosa deve avere preso una piega diversa; già la scelta del cast, con in testa Castel simbolo del cinema sessantottino italiano (pur essenso straniero) ci sottolinea una situazione ben precisa e poi uno sceneggiatore come Sergio Bazzini, con cui il regista ha fatto, il non disprezzabile,...
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9 giugno 2006 Opinione di will kane su "Grazie zia"
Certo che per il suo film d'esordio,Salvatore Samperi non badò a risparmiare niente allo spettatore:"Grazie,zia!" si apre con un elettroshock e si chiude con una "dolce morte".Al centro della pellicola il rapporto morboso tra il rampollo di ricca famiglia Alvise,viziatissimo e tarato nella mente,che rifiuta di camminare,e la sorella della madre,bellissima e legata al ragazzo da un affetto-dipendenza:la storia,intessuta su un rapporto sadomasochistico dapprima solo...
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