Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti (2010)
Con Thanapat Saisaymar, Jenjira Pongpas, Sakda Kaewbuadee, Natthakarn Aphaiwonk, Geerasak Kulhong, Kanokporn Thongaram
06/01/2012
I migliori film dell'anno, stagione 2010-2011 ("Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti")
Bene, come da promessa, la Befana tutte le feste porta via, e anche tutto lo scorso anno. Quindi, completiamo il nostro "Dizionario" con l'ultima, grande opera rimasta. Lo zio Boonmee che...
di Travis Bickle 1979
La trama
Molto sofferente per una grave insufficienza renale, lo zio Boonmee ha deciso che passerà i suoi ultimi giorni in campagna, circondato dalle persone che ama. Sorprendentemente, appare a prendersi cura di lui il fantasma della sua defunta moglie e il figlio da lungo tempo perduto si palese in una forma non umana. Contemplando le cause della sua malattia, Boonmee compie un pellegrinaggio nella giungla insieme alla sua famiglia che lo conduce a una misteriosa caverna su una collina: il luogo dove avvenne la sua prima incarnazione.
l film compone nelle sue inquadrature immobili fiaba e cronaca, fumetto pulp e l’antica arte dell’incisione e nel suo fermo immagine fa affiorare l’elemento in eccesso, il meraviglioso impercettibile, un cinema nuovo. L’unica Palma d’oro di Cannes 2010.
La recensione di FilmTv
Di Mariuccia Ciotta - FilmTV n. 41/2010
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 30/07/2011 - utile per 21 utenti
Voto al film: 
Onore dunque alla coraggiosa scelta di quella giuria che ha dato visibilità col premio (anche se poi all’atto pratico sono stati pochissimi quelli che hanno “osato” entrare in sala, e ancora meno quelli che hanno apprezzato il risultato) a un’opera difficilissima, ma preziosa e straordinaria come questa e che altrimenti avrebbe “colpevolmente” subito la sorte di tutte le altre pellicole di Apichatpong Weerasethakul, a partire proprio da Tropical Malady che qualche anno fa lo impose con prepotenza all’attenzione internazionale per la sconvolgente arditezza della forma, ma nonostante l’eco mediatica suscitata dalla sua presentazione ancora a Cannes (anno 2004), il premio speciale della Giuria vinto e l’inusuale particolarità del soggetto, circolò poco e male, anche se è comunque scaricabile dal web e si può persino guardare – sottotitolato – in streaming (in teoria la storia di un amore omosessuale che lega un giovane soldato, Keng, al contadino Tong, ma nella pratica del risultato, un misterioso, affascinante sconosciuto “oggetto” pieno di ermetismi, visivamente magnetico ma di difficile lettura, che nella seconda parte si trasforma in una indecifrabile quanto suggestiva avventura nella giungla tropicale, dove anche il mito può diventare realtà, e le leggende prendere vita).
Lo zio Boonmee, come le precedenti opere del regista, del resto, è un film altrettanto sorprendente ed enigmatico, allegorico e “imperscrutabile”, che rende ancor più evidente l’indissolubile rapporto che l’autore ha con la natura, un elemento questo singolare e prioritario, che nel suo cinema si trasforma nell’esplorazione di uno speciale, magmatico territorio seducente e onirico attraversato da forti cariche di emotività e di spiritualità che hanno origini lontane e si esprimono attraverso simbologiche presenze quasi magiche, non tutte completamente decifrabili qui da noi in occidente, ma di forte impatto emozionale.
Non è molto facile etichettare il cinema di Weerasethakul, e ancor più problematico racchiuderlo in una semplice definizione.
Ci sono opere che vanno infatti ben oltre lo sterile sperimentalismo, che fanno parte di un progetto più organico e complesso (si potrebbe dire che perseguono un’idea ben radicata e certa), e scelgono per questo di affrontare temerariamente dei terreni vergini mai visitati prima, di arrampicarsi su perigliosi pendii incuranti del pericolo, rischiando persino – se non comprese fino in fondo da chi distrattamente non si lascia attrarre da tanta avvolgente bellezza - di “annegare” la propria innovatività anche stilistica, nell’incomprensione totale che sfocia nel rifiuto, o peggio ancora nella noia che degenera verso la sonnolenza e lo sbadiglio, e persino nell’insofferenza del ridicolo: Lo zio Boonmee (come del resto tutto ciò che Weerasethakul ha realizzato fino ad ora) è appunto una di queste, rappresenta un “rara”, insolita esperienza che per alcuni può essere esaltante, ma risultare per altri assolutamente deludente, troppo ermetica e oscura come appare in superficie. ESPANDI +
- negative [8]
- sufficienti [3]
- positive [4]
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3 febbraio 2012 Opinione di michel su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Una principessa respinta si concede a un pesce fatato. Durante l'amplesso la sua bruttezza si scioglie come fango nell'acqua della fonte. L'importante è sapersi spogliare.
voto al film: 
30 luglio 2011 Opinione di spopola su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Il film è il risultato di un progetto più ampio, concepito inizialmente come installazione. Se non avesse vinto la Palma d’Oro a Cannes sarebbe rimasto, come gli altri fantastici lavori di Joe (così il regista ama farsi chiamare), invisibile al pubblico italiano. (Massimo Causo, I duellanti n. 63). Onore dunque alla coraggiosa scelta di quella giuria che ha dato visibilità col premio (anche se poi all’atto pratico sono stati pochissimi...
voto al film: 
17 aprile 2011 Opinione di ezio su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Lo scrivo con tutta la sincerita' possibile.Amo anche il cinema filosofico e intellettuale tipo Bergman.Ma ogni cosa ha il suo limite.Questo e' davvero un film saporifero,antinarrativo,in poche parole :da festival.Quasi invedibile,si salva qualche immagine fotografica.Una Palma d'oro incomprensibile (o forse comprensibile....per loro).
voto al film: 
21 febbraio 2011 Opinione di OGM su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Nel folto della giungla, la presenza umana è una tiepida fiammella, tenue e trasparente come le anime dei defunti sullo sfondo del buio della morte. Occorre muoversi adagio, ed in silenzio, onde evitare di infrangere quel velo di magica illusione che, in un momento imprevedibile, porta i mondi dei vivi e dei morti, della realtà e del sogno, a sfiorarsi con le dita. Un alone di incertezza, di pensieri attentamente scanditi e timidamente sussurrati, sfuma i contorni delle...
voto al film: 
17 febbraio 2011 Opinione di piernelweb su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Questo regista thailandese sdoganato dai Cahiers du Cinema ha vinto la Palma d'oro a Cannes non si sa per quale ragione. Lo zio Boonmee è un film ambizioso che vorrebbe raccontarci qualcosa sull'abbandono della vita terrena e sul rapporto uomo/ambiente/natura ma gira a vuoto per 2 ore senza produrre niente di cinematograficamente rilevante. A meno che non ci si accontenti di ascoltare la storia dell'uomo scimmia dagli occhi rossi o di sbirciare l'amplesso del pesce gatto con la...
voto al film: 
29 dicembre 2010 Opinione di Stepan su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Mi aspettavo immagini oniriche di grande fantasia e magia (tipo un Miyazaki non d'animazione), e invece l'ho trovato uno dei film più noiosi che abbia mai visto. Io apprezzo anche la lentezza nei film, se ha un senso. Ma se per fare della poesia si fa durare ogni inquadratura o sequenza anche inutile (per me) fino allo sfinimento, non ci sto: p.e. il monaco buddista che fa la doccia per un tempo che magari è inferiore al minuto, ma che a me è sembrato infinito...
voto al film: 
11 dicembre 2010 Opinione di agathe67 su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
un film sulla morte e sul ritorno alla morte che è anche ritorno al terra e al ventre materno...un film carico di simboli e di suggestioni che, devo essere sincera, nn è sempre facile decifrare. C'è in questo film una concezione della morte diversa da quella di noi occidentali, che nn facciamo altro che negarla ed esorcizzarla, cancellandola dalla nostra vita perchè la consideriamo un avvenimento spaventoso e terribile...in questo film invece i personaggi vivono...
voto al film: 
7 novembre 2010 Opinione di UjiOgami su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Zio Boonmee è il tipico film orientale da festival, criptico e simbolico, poetico e pregno di – supposte - filosofie orientali, di cui è facilissimo parlare male e altrettanto difficile parlare bene (per il notevole sforzo che richiedono i viaggi mentali necessari ad un'interpretazione dei segni), una caratteristica che porta solitamente i critici ad esaltare una pellicola anche quando sotto in realtà c'è poco o nulla. Stiamo comunque parlando di un...
voto al film: 
3 novembre 2010 Opinione di giampy.78 su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Capolavoro! Meritatissima Palma d'oro ad un cinema diverso che risce a sorprendere e a tenere costantemente alta l'attenzione sul semplice scorrere del tempo. Il passato, presente, il futuro che si mescolano. Con grazia rara Apichatpong Weerasethakul riesce a farci entrare pian piano in un mondo popolato di dolci fantasmi e trasforma anche noi in spettatori fantasmi dentro il suo cinema.
voto al film: 
27 ottobre 2010 Opinione di mapobo su "Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti"
Ammiro l'impegno di Weerasethakul, della giuria di Cannes, del pubblico in sala, ma perseverare può essere diabolico. E dopo l'immagine dell'amplesso di un pesce gatto con una donna, ho deciso di perseverare. Fermoimmagini, frammenti de "Il pianeta delle scimmie", fantasmi a cena e pesci gigolo fanno da contorno ad una trama decisamente soporifera per un pubblico annoiato.
voto al film: 
- negative [8]
- sufficienti [3]
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