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Womb (2010)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Womb: assente
Ritmo ritmo in Womb: assente
Impegno impegno in Womb: assente
Tensione tensione in Womb: assente
Erotismo erotismo in Womb: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Womb (voti: 3 media: 2,67) 3

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Trailer Originale

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La trama

Rebecca e Tommy erano fidanzatini da piccoli e, quando si rincontrano da adulti, la scintilla fa riaccendere il loro amore, evidentemente destinale. Ma la fortuna non è dalla loro parte: Tommy muore presto in un incidente, lasciando Rebecca a pezzi. Il suo dolore è tale che decide di usare i discussi servizi offerti dal "Dipartimento di Replicazione Genetica", un istituto che le impianta nell'utero un clone di Tommy cui lei darà la vita. La (ri)nascita del suo amato la rinchiude in una vita a due dove le sembra di aver trovato tutto ciò che chiedeva. Ma le conseguenze di quest'amore pronto a tutto non mancheranno di farsi sentire e di pesare man mano che il tempo passa e Tommy cresce.      

FLUTTUANDO SULL'ACQUA

Con una storia girata al di fuori del tempo e nel freddo paesaggio di un inverno nel Mar del Nord, Womb è un film che fluttua su uno dei temi più cari alla modernità: la clonazione. Non è casuale infatti che uno degli elementi che si ripresenta sotto varie forme in tutta la pellicola sia l'acqua: ricollegandosi sia ai primi esseri viventi sulla Terra sia al liquido amniotico in cui per nove mesi cresce un bambino, l'acqua del mare che circonda la palafitta in cui vive Rebecca diviene il simbolo della nuova sorgente di vita, artificiale e surreale al tempo stesso. Eludendo la fantascienza, i cloni voluti da Benedek  Fliegauf non sono altro che esseri umani dotati di sentimenti e paure, paragonabili solo ai gemelli identici. Con il solo potere delle mappe genetiche e senza caratteristiche da automa, questi cloni hanno però la forza di cancellare l'idea di passato e futuro per convogliare in un eterno presente, condotti dai misteri e dalla chimica dell'amore.

MITO ED ETICA

È l'amore che lega i due protagonisti a rompere tabù e regole sociali, rendendo la storia più simile a una favola o a un mito. Non a caso, si ritrovano echi di Orfeo ed Euridice, i due amanti della mitologia classica capaci di sfidare le suddivisioni preesistenti tra il regno dei vivi e quello dei morti, usando come unica arma il sentimento che li unisce e che risponde a uno schema chimico universale che determina la vita di chiunque.

Così come Orfeo affronta l'Ade e l'ira di Persefone in nome delle ragioni del cuore, anche Rebecca sfida la logica razionale in nome del "come sarebbe stato se". Lasciandosi guidare dalla passione, ricorre alla clonazione per generare una nuova vita che ridia senso alla sua, fortemente ancorata a eventi che le sono occorsi ben 12 anni prima. Si potrebbe parlare di un atto egoistico ma l'idea del regista era di farne invece un esempio di grande altruismo: riportare un essere umano in vita gioverebbe in primo luogo allo stesso, tornato sulla terra per poter vivere l'esistenza che gli è stata negata una prima volta, e non a chi ha deciso di farlo rinascere.

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 26/07/2011 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto mediocre

Una fantascienza languida e incolore,  che affronta il tema della clonazione guardando a Bertolucci. Per Fliegauf The Dreamers è il modello di un’icona femminile (Eva Green), di una rivolta giovanile (il fantasma del sessantotto trasfuso nell’eccentricità no global), di una poesia dell’incesto che, però, tramontata l’equazione tra trasgressione e rivoluzione, si consuma stancamente nel vuoto di ideali. Nella rarefazione svapora ogni barlume di romanticismo, perché il discorso sull’amore si interrompe sul nascere, a causa dell’assenza di un linguaggio sufficientemente evoluto. L’ansia di minimalismo toglie ossigeno al pensiero e al sentimento, scambiando l’afasia cinematografica per la rappresentazione dell’incomunicabilità. Questo film si mostra davvero incapace di parlare, ossia di articolare, in dialoghi ed immagini, il senso di una storia che inizia e finisce nell’anonimato,  non riuscendo ad esprimere nemmeno un’opinione, un gusto, una propensione a credere o a dubitare di qualcosa. Niente è considerato buono o cattivo, bello o brutto, e tutto appare ugualmente triste, e forse inutile, fino ad azzerare il ruolo dell’argomento principale all’interno del racconto. Questo arenarsi nel nulla potrebbe passare per una forma d’arte, se non rimanesse, nella mente dello spettatore, la sgradevole impressione di un messaggio che voleva essere formulato, ed invece è rimasto sospeso a metà percorso, soverchiato da una voglia di indeterminatezza un po’ fine a stessa.  Il womb del titolo resta così un contenitore sterile ed ermetico, che non è né l’utero cosmico, né il grembo materno, né l’incubatrice di un laboratorio, e sembra, invece, piuttosto, la metafora di una creatività che partorisce meccanicamente senza uno scopo preciso, e, soprattutto, senza abbracciare e curare, dopo la nascita, il frutto del concepimento. Difficile stabilire esattamente cosa avrebbe potuto salvare questo film; forse, di fronte a tanta desolazione morale e sentimentale, ci saremmo aspettati qualcosa che ci facesse veramente male o che, comunque suscitasse in noi un moto di disappunto o di ribellione. Invece l’uniformità dell’atmosfera ci costringe a restare a guardare, e a lasciarci pigramente trascinare nell’astensione da ogni giudizio.
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SI

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