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Un angelo alla mia tavola (1990)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Un angelo alla mia tavola: minimo
Ritmo ritmo in Un angelo alla mia tavola: forte
Impegno impegno in Un angelo alla mia tavola: molto forte
Tensione tensione in Un angelo alla mia tavola: forte
Erotismo erotismo in Un angelo alla mia tavola: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Un angelo alla mia tavola (voti: 23 media: 4,00) 23

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locandina di Un angelo alla mia tavola

La trama

L'avvincente biografia della scrittrice "pazza" neozelandese Janet Frame.

Biografia della poetessa e romanziera neozelandese Janet Frame, seguita in questo film dall'infanzia fino all'età di 35 anni circa. Estremamente timida e impacciata, non riesce a legare con la gente, e il suo comportamento "strano" la conduce addirittura al ricovero in manicomio, dove resterà per otto anni; i riconoscimenti letterari per il suo primo libro la salveranno dalla lobotomia.  

Dalla regista di "Lezioni di piano", un ritratto davvero convincente di una donna "diversa" ma di una personalità ricca di immaginazione e di capacità, e un risultato filmico appassionante ed emozionante tratto dall'autobiografia dell'interessata.

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 07/11/2011 - utile per 11 utenti

Voto al film: voto buono

L’arte che si impara da bambini, coltivandola in famiglia, con la fantasia, la cultura, la disciplina, e anche con il dolore. La storia della scrittrice neozelandese Janet Paterson Frame (1924-2004) è una favola che cresce con la sua protagonista: una ragazzina paffutella e goffa con un criniera riccioluta di capelli rossi, che ci mostra una maniera insolita, ma estremamente poetica, di essere un enfant prodige. Essere l’eroina di un libro per l’infanzia, una bambolina buffa, bizzarra, colorata è l’anticamera della gloria romanzesca, quella che consegna anche la follia, purché tragica e geniale, all’empireo della letteratura. In questo caso la consacrazione avviene, invece,  senza furia né clamori, entro la cornice della modestia, di un ipotetico disturbo mentale che è solo una patologia silente ed umiliante, eppure è una fonte di energia sufficiente a mantenere accesa la fiamma dell’immaginazione. Il suo carburante è la tensione tra un’anima particolarissima e un ambiente convenzionale, che pure, per la ragazza, è un punto di riferimento irrinunciabile per realizzare le sue aspirazioni.  La personalità di Janet – che molti chiamano Jean –  si forma abituando il cuore a contenere le sue passioni fuori dal comune, rendendo la sua straordinaria sensibilità compatibile con una normale vita di alunna, poi di studentessa e infine di insegnante. I suoi sogni e il suo sapere la allontanano da una realtà con la quale è comunque costretta a rapportarsi, e questo contrasto da un lato la rafforza nei suoi propositi, dall’altro lato, però, aumenta la sua fragilità. Jean vuole guardare al mondo standosene in disparte, senza essere a sua volta guardata. È religiosamente innamorata della propria diversità, ma non sopporta che essa diventi oggetto di curiosità. Eppure il destino non le consente di restare invisibile, perché, quasi a volerne a tutti i costi  sottolineare l’eccezionalità,  la bersaglia di lutti familiari, delusioni sentimentali e di crudeli terapie psichiatriche.  Janet si ritrova suo malgrado al centro di un’attenzione di cui non capisce né il motivo, né la natura; e il film di Jane Campion riproduce la disperante unilateralità della sua condizione restituendoci, della sua presunta schizofrenia, soltanto la metà in chiaro, quella lucidità in cui la donna è presente a se stessa, mentre si vede inspiegabilmente trattata come una pazza. D’altronde i suoi occhi sono due finestre di ingenuità, che inquadrano l’esistenza attraverso il vetro limpido della purezza interiore, dell’accettazione di tutte le forme in cui può presentarsi il bene della vita. La sua amicizia e convivenza con l’anziano ed eccentrico Frank Sargeson ne sono l’esempio lampante. Questa visione lineare, mai contaminata da orpelli interpretativi, è la stessa adottata dalla regia, che si ferma al piano narrativo, per rispettare il modo in cui la stessa Janet si racconta: le fonti sono i suoi tre volumi autobiografici, che corrispondono alle tre parti in cui è suddiviso il film, To the Is-Land, An Angel at My Table, The Envoy From Mirror City, riferiti, rispettivamente, alla sua infanzia, agli anni della malattia, al viaggio in Europa. ESPANDI +
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Opinioni su Un angelo alla mia tavola


7 novembre 2011 Opinione di OGM su "Un angelo alla mia tavola"
OGM

L’arte che si impara da bambini, coltivandola in famiglia, con la fantasia, la cultura, la disciplina, e anche con il dolore. La storia della scrittrice neozelandese Janet Paterson Frame (1924-2004) è una favola che cresce con la sua protagonista: una ragazzina paffutella e goffa con un criniera riccioluta di capelli rossi, che ci mostra una maniera insolita, ma estremamente poetica, di essere un enfant prodige. Essere l’eroina di un libro per l’infanzia, una bambolina buffa,...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)

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8 aprile 2011 Opinione di urios su "Un angelo alla mia tavola"
urios

Storia di una vita sofferta come un ricamo e di una malattia generata dalla permanenza in ospedale, e storia della creatività infine riconosciuta. La scrittura rende liberi.

voto al film: urios assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)



26 ottobre 2009 Opinione di jonas su "Un angelo alla mia tavola"
jonas

La storia vera di Janet Frame, una poetessa neozelandese con disturbi comportamentali che la fanno considerare una malata di mente e provocano la sua permanenza in manicomio per vari anni. Sebbene, paragonato agli orrori successivamente perpetrati dalla Campion, possa apparire un capolavoro, il film rientra in pieno (luoghi comuni compresi) negli schemi del biopic sul pazzoide di genio, tipo Shine o A beautiful mind. Brava e misurata l’esordiente Kerry Fox.

voto al film: jonas assegna il voto sufficiente a Un angelo alla mia tavola (1990)


9 novembre 2008 Opinione di sasso67 su "Un angelo alla mia tavola"
sasso67

All'epoca della sua uscita, il film di Jane Campion (fu proprio questo che rese celebre la regista neozelandese) costituì un vero e proprio caso cinematografico, anche perché metteva in scena la storia di una donna che fin da giovanissima aveva subito tentativi scientifici di annientamento della propria personalità. E tuttavia aveva resistito, diventando, fra l'altro, una scrittrice di valore. Oggi quell'impatto si è un po' attenuato, però il film mantiene una propria forza, anche...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)

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28 luglio 2007 Opinione di kkk su "Un angelo alla mia tavola"
kkk

vero, kolto e vissuto. in una parola aberrante.

voto al film: kkk assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)


8 giugno 2006 Opinione di orlandorimbaud su "Un angelo alla mia tavola"
orlandorimbaud

CHE BELLO!! BELLISSIMO!!!

voto al film: orlandorimbaud assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)



6 marzo 2006 Opinione di movieman su "Un angelo alla mia tavola"
movieman

Quei film che piacciono solo ai critici o giù di lì.

voto al film: movieman assegna il voto mediocre a Un angelo alla mia tavola (1990)


23 febbraio 2006 Opinione di z mostel su "Un angelo alla mia tavola"
z mostel

Tenero, delicato, dolceamaro. Un film che sossurra la vita di una donna e che in punta di piedi ne svela la timidezza, la capacità di amare e di ritornare bambina. Fotografia magistrale, ottima interpretazione personale di Kerry Fox. A mio parere un film perfetto.

voto al film: z mostel assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)



20 settembre 2005 Opinione di fedeico winslet su "Un angelo alla mia tavola"
fedeico winslet

L'opera prima di Jane Campion è forse il suo più grande e ambizioso capolavoro.Immerso nei colori opachi della Nuova Zelanda,UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA si presenta con uno stile essenziale e documentaristico.La Campion è un'autrice che conosce il cinema e sa descriverlo bene.Un genio,sì e vero,ma che di questi tempi pare non essere compreso da tutti.

voto al film: fedeico winslet assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)


18 settembre 2005 Opinione di columbiatristar su "Un angelo alla mia tavola"
columbiatristar

Jane Campion è poesia.. una persona a me molto cara vedrebbe un film di guerra solo se diretto dalla Campion.. chissà cosa salterebbe fuori se decidesse di farne uno... UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA è l'ennesima dimostrazione del talento di UNA GRANDE REGISTA.. il film è abbastanza lungo ma scorre tranquillamente accompagnato (come per tutti i suoi film) da bellissime musiche. il suo stile è perfetto. gli attori sono molto bravi.. tra eventi piacevoli e spiacevoli la Campion ci porta...

voto al film: columbiatristar assegna il voto buono a Un angelo alla mia tavola (1990)




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