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Tiro al piccione (1961)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Tiro al piccione: assente
Ritmo ritmo in Tiro al piccione: presente
Impegno impegno in Tiro al piccione: presente
Tensione tensione in Tiro al piccione: presente
Erotismo erotismo in Tiro al piccione: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Tiro al piccione

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Tiro al piccione (voti: 7 media: 3,29) 7

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locandina di Tiro al piccione

La trama

La drammatica fine delle illusioni durante la "repubblichina" di Salò.

Il giovane Marco Laudato (Jacques Charrier) si arruola, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, nelle forze armate della Repubblica di Salò. Vivrà in prima persona gli ultimi sussulti di un regime in disfacimento, di un mondo che la storia condanna alla scomparsa, di un'ideologia che genera ormai soltanto ferocia tesa a un'impossibile sopravvivenza. L'esordio di Montaldo si articola su due basi portanti, quella psicologica e quella sociale; la prima è sorretta da espedienti un po' didascalici; convince di più la seconda, nella sua cornice storica. 

L'opinione più votata

Di fixer scritta il 07/12/2011 - utile per 6 utenti

Voto al film: voto sufficiente

All’inizio degli anni ’60, il cinema italiano affronta l’argomento delicato del fascismo utilizzando un approccio che, pur ancora legato a certi schemi neo-realisti, cerca di utilizzare nuovi strumenti di approccio. In realtà, si tratta di un tentativo che presenta un difetto principale e cioè quello didascalico. Il fascismo (e tutti gli annessi e connessi e cioè odio, ferocia, soprusi, perdita della libertà ecc.) viene affrontato senza la libertà ed indipendenza di critica che sarebbero necessarie quando si parla di un argomento storico. Intendo dire che i condizionamenti dell’ideologia impediscono di guardare a una delle stagioni più drammatiche della nostra storia recente con il necessario rigore e la necessaria obiettività. Sappiamo bene, in ambito storiografico, quanto costò a uno storico di grande valore come Renzo De Felice, esercitare il suo lavoro di ricerca, pressato, attaccato e insultato da un’intera classe intellettuale supinamente schierata e di parte. Eppure, anche con questi ostacoli formidabili, è possibile notare qualche lavoro cinematografico di un certo livello. Mi riferisco a TIRO AL PICCIONE di Giuliano Montaldo (1961). E’ il suo primo film e, probabilmente, anche il migliore. E’ la storia di un giovane del Nord che si arruola in un’unità delle forse armate della repubblica di Salò, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Vicende belliche e non, fucilazioni di innocenti, diserzioni, ferocia inutile, porteranno Marco(Jacques Charrier) a prendere coscienza della propria estraneità rispetto a Salò.
L’argomento già di per sé è innovativo. E’ uno dei pochissimi esempi, fino ad allora, di un protagonista militante nella parte avversa. Marco Laudato si arruola nell’esercito dei repubblichini perché fedele, come si evince dalle sue parole e dalla sua condotta, a determinati valori come la Patria, il giuramento a Mussolini, l’onore e il rifiuto delle ideologie borghesi e decadenti. Ben presto si accorge che la popolazione, invece di applaudirli, li teme e li disprezza. Che le azioni della propria unità, invece di combattere gli alleati, si dedica ad azioni di rastrellamento, di rappresaglia e di caccia senza quartiere ai partigiani. Che episodi poi come la fucilazione di Elia (Francisco Rabal) e la diserzione del capitano Mattei Carlo D’Angelo) minano alla base le sue convinzioni ideologiche.
La parte migliore del film è l’aspetto storico: il realismo, la cura del dettaglio, l’ambientazione. Mi sembra anche indovinata la scelta di Jacques Charrier come protagonista. Il suo essere straniero accentua l’immagine della sua sostanziale estraneità a un mondo lacerato fra fazioni irriducibili. Non sembra un italiano quasi, tanto è incerta la sua base ideologica, la sua radice sociale, la sua mancanza di inflessione dialettale (a quel tempo così marcata), la sua provenienza geografica (Dice di essere cremonese, ma nulla traspare di queste sue origini). Questo punto apparentemente debole diventa, stranamente, un punto di forza ideologico. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Tiro al piccione


7 dicembre 2011 Opinione di fixer su "Tiro al piccione"
fixer

All’inizio degli anni ’60, il cinema italiano affronta l’argomento delicato del fascismo utilizzando un approccio che, pur ancora legato a certi schemi neo-realisti, cerca di utilizzare nuovi strumenti di approccio. In realtà, si tratta di un tentativo che presenta un difetto principale e cioè quello didascalico. Il fascismo (e tutti gli annessi e connessi e cioè odio, ferocia, soprusi, perdita della libertà ecc.) viene affrontato senza la libertà ed indipendenza di critica che...

voto al film: fixer assegna il voto sufficiente a Tiro al piccione (1961)

1 commento
[utile per 6 utenti]

11 aprile 2009 Opinione di mm40 su "Tiro al piccione"
mm40

Fucilazioni di civili innocenti in mezzo alla strada, in pieno giorno, riempiendosi la bocca di slogan cruenti e completamente fuori dalla realtà: il fascismo. Qui all'ultimo atto, la risibile farsa di Salò, che comunque riuscì a seminare sangue e terrore nel nord Italia e così pure fra le stesse truppe repubblichine. Più che la convinzione, potè la disperazione. I fascisti di Salò si aggrappano ad una realtà da loro stessi inventata, cercando di fuggire a quella materiale in cui gli...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a Tiro al piccione (1961)

1 commento
[utile per 1 utenti]


19 novembre 2003 Opinione di emmepi8 su "Tiro al piccione"
emmepi8

Film molto interessante, diciamo il primo che ha trattato l'argomento di Salò.Ha scontato lo scotto di questa scelta, rendendolo quasi invisibile nella distribuzione. Cosa sbagliata, perché poi era una critica e non un accondiscendenza, comunque mai giudicare un'opera d'arte, partendo da un principio politico...

voto al film: emmepi8 assegna il voto buono a Tiro al piccione (1961)



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