Tiro al piccione (1961)
Con Jacques Charrier, Eleonora Rossi Drago, Francisco Rabal
La trama
La drammatica fine delle illusioni durante la "repubblichina" di Salò.
Il giovane Marco Laudato (Jacques Charrier) si arruola, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, nelle forze armate della Repubblica di Salò. Vivrà in prima persona gli ultimi sussulti di un regime in disfacimento, di un mondo che la storia condanna alla scomparsa, di un'ideologia che genera ormai soltanto ferocia tesa a un'impossibile sopravvivenza. L'esordio di Montaldo si articola su due basi portanti, quella psicologica e quella sociale; la prima è sorretta da espedienti un po' didascalici; convince di più la seconda, nella sua cornice storica.
L'opinione più votata
Di fixer scritta il 07/12/2011 - utile per 6 utenti
Voto al film: 
L’argomento già di per sé è innovativo. E’ uno dei pochissimi esempi, fino ad allora, di un protagonista militante nella parte avversa. Marco Laudato si arruola nell’esercito dei repubblichini perché fedele, come si evince dalle sue parole e dalla sua condotta, a determinati valori come la Patria, il giuramento a Mussolini, l’onore e il rifiuto delle ideologie borghesi e decadenti. Ben presto si accorge che la popolazione, invece di applaudirli, li teme e li disprezza. Che le azioni della propria unità, invece di combattere gli alleati, si dedica ad azioni di rastrellamento, di rappresaglia e di caccia senza quartiere ai partigiani. Che episodi poi come la fucilazione di Elia (Francisco Rabal) e la diserzione del capitano Mattei Carlo D’Angelo) minano alla base le sue convinzioni ideologiche.
La parte migliore del film è l’aspetto storico: il realismo, la cura del dettaglio, l’ambientazione. Mi sembra anche indovinata la scelta di Jacques Charrier come protagonista. Il suo essere straniero accentua l’immagine della sua sostanziale estraneità a un mondo lacerato fra fazioni irriducibili. Non sembra un italiano quasi, tanto è incerta la sua base ideologica, la sua radice sociale, la sua mancanza di inflessione dialettale (a quel tempo così marcata), la sua provenienza geografica (Dice di essere cremonese, ma nulla traspare di queste sue origini). Questo punto apparentemente debole diventa, stranamente, un punto di forza ideologico. ESPANDI +
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7 dicembre 2011 Opinione di fixer su "Tiro al piccione"
All’inizio degli anni ’60, il cinema italiano affronta l’argomento delicato del fascismo utilizzando un approccio che, pur ancora legato a certi schemi neo-realisti, cerca di utilizzare nuovi strumenti di approccio. In realtà, si tratta di un tentativo che presenta un difetto principale e cioè quello didascalico. Il fascismo (e tutti gli annessi e connessi e cioè odio, ferocia, soprusi, perdita della libertà ecc.) viene affrontato senza la libertà ed indipendenza di critica che...
voto al film: 
11 aprile 2009 Opinione di mm40 su "Tiro al piccione"
Fucilazioni di civili innocenti in mezzo alla strada, in pieno giorno, riempiendosi la bocca di slogan cruenti e completamente fuori dalla realtà: il fascismo. Qui all'ultimo atto, la risibile farsa di Salò, che comunque riuscì a seminare sangue e terrore nel nord Italia e così pure fra le stesse truppe repubblichine. Più che la convinzione, potè la disperazione. I fascisti di Salò si aggrappano ad una realtà da loro stessi inventata, cercando di fuggire a quella materiale in cui gli...
voto al film: 
19 novembre 2003 Opinione di emmepi8 su "Tiro al piccione"
Film molto interessante, diciamo il primo che ha trattato l'argomento di Salò.Ha scontato lo scotto di questa scelta, rendendolo quasi invisibile nella distribuzione. Cosa sbagliata, perché poi era una critica e non un accondiscendenza, comunque mai giudicare un'opera d'arte, partendo da un principio politico...
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