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La caduta delle aquile (1966)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La caduta delle aquile: assente
Ritmo ritmo in La caduta delle aquile: presente
Impegno impegno in La caduta delle aquile: assente
Tensione tensione in La caduta delle aquile: presente
Erotismo erotismo in La caduta delle aquile: minimo

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La trama

Due aviatori della prima guerra mondiale si combattono nei cieli tedeschi.

Durante la Prima guerra mondiale, nella squadriglia più aristocratica dell’aviazione tedesca è fortissima la rivalità fra il tenente Bruno Stachel e Willi von Klugerman. Il primo aspira alla croce azzurra, l’altro, figlio di un generale, l’ha già ricevuta. I?due si sfidano sia nelle questioni di cuore, sia nelle prodezze d’aviazione militare e acrobatica. La loro contesa, durante una battaglia con il nemico, giunge ad esiti tragici. 

Notevoli le sequenze aeree. Non del tutto essenziali, invece, le tresche amorose della moglie del comandante con entrambi i protagonisti, ma con la Andress in scena non c’è di che lamentarsi. Il resto è nella media dei war movie dell’epoca.

L'opinione più votata

Di FABIO1971 scritta il 10/03/2010 - utile per 2 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Jack D. Hunter, scrittore, giornalista, reporter radiofonico, pianista, pittore, insegnante, spia: era daltonico, quindi non potè mai coronare il suo sogno di diventare pilota, ma compensò la sua passione giovanile per il mondo dell'aviazione (scatenata dalla visione di Ali, primo Oscar della storia del cinema, firmato da William A. Wellman nel 1927) concentrandosi negli studi. Imparò il tedesco per poter leggere in lingua originale le memorie di Manfred Von Richthofen, il Barone Rosso, conoscenza che gli tornò utile quando, durante e dopo la seconda guerra mondiale, venne reclutato dall'esercito americano e spedito proprio in Germania come spia. Poi, la carriera come scrittore (thriller, spionaggio, guerra), avviata proprio con questo The Blue Max (dal nome della più importante decorazione militare prussiana) alla base di La caduta delle aquile, scritto nel 1964 (sua la copertina originale della prima edizione del romanzo), che ne documenta il risultato più felice (primo di una trilogia con protagonista il suo personaggio più famoso, l'asso dell'aviazione Bruno Stachel, fu anche uno dei primi romanzi americani, divenuto subito un bestseller da oltre un milione di copie vendute, sulla prima guerra mondiale raccontata dal punto di vista di un tedesco). L'adattamento cinematografico, firmato da un nutrito pool di sceneggiatori (cinque, tra cui il palermitano Basilio Franchina, assistente alla regia per De Santis in Riso amaro e poi sceneggiatore, tra gli altri, di Roma ore 11, un paio di copioni insieme al Ben Barzman anch'esso coinvolto qui, ovvero La caduta dell'impero romano di Anthony Mann e L'attentato di Yves Boisset, fino alla sua ultima collaborazione, per Gostanza da Libbiano di Paolo Benvenuti), pur restituendone pathos e tensione, ne appiattisce spesso gli spunti più originali, lasciando impersonare sullo schermo il protagonista sui generis del romanzo di Hunter, un sottufficiale diciannovenne idealista ed alcolizzato, da un quasi quarantenne George Peppard, ribaltandone, tra l'altro, la sorte prevista per lui nel finale e concentrandosi essenzialmente sull'ambizione sfrenata del suo Bruno Starchel, sottufficiale di umili origini proletarie nella più aristocratica squadriglia aerea dell'aviazione tedesca: eroismo, coraggio, riscatto sociale, passioni travolgenti e morte per una commistione non del tutto riuscita tra war movie e melò, interamente affidata, nei suoi sviluppi drammaturgici, alle schermaglie tra Peppard, Jeremy Kemp (il suo avversario Willi von Klugermann), un impeccabile James Mason e la sempre radiosa Ursula Andress, oltre che alle stratosferiche evoluzioni aeree delle squadriglie di assi dell'aviazione. Girato in esterni in Irlanda, i cui verdi prati sterminati, però, mal si adattano ai paesaggi fangosi che invece caratterizzarono le sanguinose battaglie della guerra in trincea sul fronte occidentale, magistralmente fotografato da Douglas Slocombe (ma un doveroso plauso va attribuito anche al montatore Max Benedict), La caduta delle aquile deve proprio all'apparato spettacolare che sorregge il film, trionfando visivamente nei trapassi tra le travolgenti scene d'azione e i momenti più intimistici dell'introspezione psicologica, il motivo di maggior fascino: la regia di Guillermin, infatti, governa la vicenda senza particolari guizzi nell'ispirazione, affidandosi ciecamente, e con esiti sicuramente felici, alla maestria tecnica delle mirabolanti riprese aeree, alla cura delle scenografie, alle spettacolari sequenze delle battaglie in trincea, che sopperiscono alle movenze spesso monolitiche della sceneggiatura strappando il coinvolgimento dello spettatore.
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SI

Opinioni su La caduta delle aquile


2 aprile 2011 Opinione di emmepi8 su "La caduta delle aquile"
emmepi8

  Un film visto dalla parte dei tedeschi nel finale della Prima Guerra Mondiale, il film è prodotto dagli americani e giocano ampiamente sulla struttura spettacolare dei voli, riuscendo a fare delle scene discrete, tenendo conto che il film si rivolge ad una aviazione targata 1918. Interessante che il protagonista sia un eroe contestabile ed arrivista, solo che sceneggiatura e regia lo hanno banalizzato molto, rendendolo quasi innocuo, escluso un finale fortemente drammatico ed...

voto al film: emmepi8 assegna il voto sufficiente a La caduta delle aquile (1966)

nessun commento
[utile per 1 utenti]

1 aprile 2011 Opinione di fratellicapone su "La caduta delle aquile"
fratellicapone

L'ho rivisto oggi in TV. Spettacolari scene di duelli aerei dei biplani della prima guerra mondiale che combattevano come cavalieri in un torneo. Il film ruota intorno alla contrapposizione tra l'ufficiale pilota proveniente dal popolo e la casta degli ufficiali piloti tutti von...cioè nobili. Un altro mondo e un'altra epoca. C'è la moglie del generale, una bellissima Ursula Andress, reduce dal film di 007 nell'indimenticabile bikini bianco, che qui sputtaneggia con il giovane...

voto al film: fratellicapone assegna il voto buono a La caduta delle aquile (1966)



10 marzo 2010 Opinione di FABIO1971 su "La caduta delle aquile"
FABIO1971

Jack D. Hunter, scrittore, giornalista, reporter radiofonico, pianista, pittore, insegnante, spia: era daltonico, quindi non potè mai coronare il suo sogno di diventare pilota, ma compensò la sua passione giovanile per il mondo dell'aviazione (scatenata dalla visione di Ali, primo Oscar della storia del cinema, firmato da William A. Wellman nel 1927) concentrandosi negli studi. Imparò il tedesco per poter leggere in...

voto al film: FABIO1971 assegna il voto sufficiente a La caduta delle aquile (1966)

nessun commento
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14 febbraio 2010 Opinione di chribio1 su "La caduta delle aquile"
chribio1

nonostante che le evoluzioni pindariche di questo film d'aviazione della 1° guerra mondiale siano abbastanza in 1 certo senso ripetitive,sia le stesse che la storia in se' risultano ben amalgamate e scenograficamente studiate e svolte molto bene. Complimenti alle scene acrobatiche che risultano veramente e ancora accattivanti,anche troppo.voto.8.5.

voto al film: chribio1 assegna il voto buono a La caduta delle aquile (1966)



20 dicembre 2004 Opinione di maxcalifornia su "La caduta delle aquile"
maxcalifornia

un bellissimo film di guerra a sfondo d'amore. grande prova di Mason,Peppard.bellissime scene di battagli aeree.in questo film c'è la scena d'omaggio al pilota tedesco Manfred von Richtofen conosciuto meglio il BARONE ROSSO che nella sua breve carriera iniziata dal 1918 al 1921 abbatento 81 aerei. un record ineguagliato

voto al film: maxcalifornia assegna il voto buono a La caduta delle aquile (1966)



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