I quattrocento colpi
Con Jean-Pierre Léaud, Albert Rémy, Claire Maurier
Antoine Doinel (alter ego del regista in questo e in molti altri film) è ragazzo solo, indesiderato e incompreso. Per ribellarsi marina la scuola e rubacchia qua e là. Quando, con l'amico René sottrae una macchina da scrivere per pagarsi una gita al mare lo beccano e lo mettono al riformatorio. Esordio nel lungometraggio del ventiseienne Truffaut, è un inno alla libertà e alla gioventù considerato tra i film fondanti della nouvelle vague. Una descrizione dell'infanzia attenta e partecipa, priva di stereotipi e unita a una nuova idea del mondo e del cinema. "Il film del futurosarà un atto d'amore", scrisse poco prima il critico Truffaut, e questa sembra la messa in pratica delle sue aspirazioni. Doinel e Leaud torneranno in altri quattro film, fino all'ultimo "L'amore fugge" del '78. Gran premio speciale della giuria a Cannes nek 1958.
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