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Le Streghe di Salem

Regia di Rob Zombie vedi scheda film

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La recensione su Le Streghe di Salem

di GIANNISV66
6 stelle

Salem,1692. Alla luce malferma di una candela John Hawthorne (personaggio realmente esistito, era un antenato dello scrittore Nathaniel e fu uno dei giudici nei processi alle streghe) redige il suo diario. Scrive di un gruppo di donne che si riuniscono di notte per evocare il diavolo attraverso note maligne suonate su strumenti rudimentali.
Inizia così l’ultima opera di Rob Zombie, vista in anteprima al Torino Film Festival. Grande cultore del cinema horror, Zombie ha trasformato la sua passione in una professione (come ben si sa ha iniziato come musicista nel panorama dell’heavy metal) omaggiando la mitologia del genere nelle sue produzioni (e il suo miglior lavoro, La Casa dei 1000 corpi, come ho già avuto modo di dire, è di fatto un remake di Non Aprite Quella Porta).
Questa volta il buon Rob tenta il salto di qualità e si cimenta in una pellicola basata sul tema della stregoneria, di cui si captano subito le tentazioni autoriali. The Lords of Salem è indubbiamente caratterizzato da una profonda visionarietà, a lunghe inquadrature cariche di inquietudine si susseguono momenti in cui le scene si sovrappongono cercando di disorientare lo spettatore in una marea di richiami a simbologie religiose e sataniche.
Al di là del prologo iniziale e di alcuni intermezzi, la vicenda si svolge ai nostri giorni: nella cittadina di Salem Heidi (Sheri Moon Zombie, moglie e attrice – feticcio del regista) che lavora come d.j. in una emittente radio locale, si ritrova coinvolta in una storia di stregoneria e antiche maledizioni a causa di un disco dalla provenienze misteriosa, attribuito a un gruppo del tutto sconosciuto (The Lords of Salem), in cui vengono ripetute le stesse note usate per evocare il maligno oltre tre secoli prima.
Quella musica maledetta la farà precipitare in un vortice di delirio e allucinazioni, e nonostante l’aiuto del collega e amico (che di nome fa Herman White Salvador…..bianco salvatore, un angelo in incognito?) si troverà ad essere lo strumento della vendetta delle streghe perseguitate e giustiziate nella Salem del XVII secolo.
Non solo richiami a una certa simbologia, come detto più sopra, ma anche citazioni al cinema horror anni ’70 e pure a quello non horror (il poster che campeggia nella camera di Heidi), echi lovecraftiani (The Dunwich Horror) e gli immancabili rimandi al mondo del metal (al black metal in particolare, anche nell’uso del corpse paint già visto nel succitato La Casa dei 1000 Corpi).
Il tutto però alla fine appare sovrabbondante, al punto da sconcertare lo spettatore anziché terrorizzarlo, e questo è il limite più evidente di questa pellicola.
Se il film riesce a risultare inquietante e suggestivo in certi passaggi, in altri il regista si fa prendere la mano ed eccede nella sua visionarietà fino a rasentare qualche volta, spiace dirlo, il ridicolo.
Personalmente non ho potuto non trovare poi una forte incongruenza tra i richiami costanti che il regista fa alla simbologia mistica legata al culto della Vergine (e non aggiungo altro per non anticipare neanche parzialmente il finale) che appartiene al Cattolicesimo e non ha nulla a che vedere con i Puritani che furono i  persecutori delle streghe di Salem.
Il puritanesimo era un movimento religioso che partiva dal calvinismo, e in quanto tale contrario alla venerazione della Vergine Maria.
Insomma una falla abbastanza vistosa, almeno a mio avviso, nella costruzione logica della storia.
Alla fine dei conti una sufficienza di assoluta stima, non fosse altro per l’ottima prima parte, ma nulla di più. Credo che il film che concretizzi le proprie aspirazioni autoriali Rob Zombie lo debba ancora realizzare, ad oggi non è ancora riuscito ad eguagliare il suo brillante (e, quello sì, spaventoso) esordio.

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