Crocevia della morte (1990)
Con Gabriel Byrne, Marcia Gay Harden, Albert Finney, John Turturro, Jon Polito
La trama
Il boss Johnny Caspar, di origini napoletane, sta tentando la scalata al potere malavitoso detenuto dall'irlandese Leo. Questi però non cede ai suoi ricatti (dovrebbe consegnargli Bernie che è fratello di Vera, la sua amante). Ma Vera ha una relazione anche con Tom, braccio destro di Leo, che quando lo scopre pesta a sangue l'amico scacciandolo. È la guerra, che porta a una serie incredibile di omicidi dopo i quali i due ex amici si riconciliano ma andando ognuno per la propria strada. Terzo film e terzo centro dei fratelli Coen (Barton Fink) che ricostruiscono, tra citazioni e iperrealismo, cupo senso del destino e tragedia, il genere gangsteristico e le atmosfere di un romanzo come "Res Harvest" di Dashiell Hammett. Magistrale interpretazione di John Turturro.
L'opinione più votata
Di supadany scritta il 08/07/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Terzo film per i fratelli Coen che, al cospetto di un genere in voga da sempre (il gangster’s movie), riescono a realizzare un film importante riununciando al contempo di farne una copia carbone di altri film (che spesso si sono avvalsi di mezzi più imponenti, quindi si tratta di scelta autoriale assai saggia ed ammirevole), aprendo la strada a tanto cinema che verrà.
Stati Uniti, città non definita, negli anni del proibizionismo, Johnny Caspar sfida l’irlandese Leo (Albert Finney) per conquistare lo scettro del crimine.
Intanto Leo ha anche un problema in casa col fidato Tom (Gabriel Byrne), entrambi sono amanti di Vera (Marcia Gay Harden).
La situazione genera un’ondata di violenza, cambi di posizione e le sorprese sono dietro l’angolo.
I luoghi comuni del genere non mancano affatto, ma i Coen costruiscono un film diverso da quello che ci si aspetterebbe prima della visione leggendo solamente la trama.
Infatti si passa rapidamente da momenti tragici e tormentati ad altri più grotteschi (un marchio di fabbrica pronto ad esplodere), insomma nel pieno stile Coen che poi è stato possibile apprezzare in più circostanze negli anni a venire.
Una contaminazione efficace ed a tratti spiazzante, la sorpresa è (era, comunque oggi il film ha gioco forza un impatto diverso) così gradita, anche perché il complesso non perde comunque di efficacia, anzi trova una sua via ben definita.
Questo anche perché il film è ricco di un sano e piacevole citazionismo, riprova non solo di una sfida vinta, ma anche di un conoscenza di fondo importante.
Considerevole anche la fotografia che riesce ad inquadrare in maniera efficace la situazione.
In sintesi, questo rimane uno dei film dei Coen che mi ha entusiasmato di meno (ma a parte un paio di film, adoro tutta la produzione dei “terribili” fratelli), ma in ogni caso rimane un prodotto confezionato con intelligenza, abilità e conoscenza.
Cosa non da tutti, come minimo è una pellicola interessante e da vedere anche perché in un certo modo ha fatto da precursore ad incurisioni nel genere di altri registi assai rinomati.
- negative [3]
- sufficienti [3]
- positive [26]
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10 marzo 2012 Opinione di marcopolo30 su "Crocevia della morte"
Terzo film dei Coen dopo “Blood Simple” e “Arizona Junior” e terzo piccolo capolavoro. Storia di gangsters con atmosfere noir e un intreccio narrativo molto originale. Il protagonista ricorda in una certa misura il Clint Eastwood di “Per un pugno di dollari” ed è interpretato magistralmente da Gabriel Byrne. Consueta ricerca della regia di angoli di ripresa non banali, e immancabile il tocco di grottesco, cui provvedono in questo caso il figlio di Caspar e il prestanome dello...
voto al film: 
18 febbraio 2012 Opinione di steno79 su "Crocevia della morte"
Non conosco in maniera approfondita il cinema dei Coen per poter paragonare questo film al resto della loro produzione; questo "Miller's crossing" mi ha attirato soprattutto perchè avevo letto che si trattava di uno dei migliori esempi di gangster film degli anni Novanta. L'aspetto più interessante è quello di una padronanza stilistica già notevole se si considera che è soltanto il loro terzo film, con invenzioni di regia sorprendenti che garantiscono un'ottima resa a livello visivo e...
voto al film: 
2 gennaio 2012 Opinione di giuseppedimarco94 su "Crocevia della morte"
Grande messa in scena, intrigo imprevedibile giocato sul filo di un montaggio strepitoso. La camera segue le vicende del nostro Tom, antieroe all'antica, alcoolizzato e calcolatore, vano tra vani, dissoluto come da estetica d'altri tempi. Le dissolvenze ci guidano attraverso un dramma noir della vendetta. Azione cervellotica, ragionata, azione-non azione: il protagonista si muove tra due poi quattro-cinque fuochi incrociati: Caspar, Leo, Lazar, Bernie, Lazar, Eddie, neanche l'amata Vera...
voto al film: 
8 luglio 2011 Opinione di supadany su "Crocevia della morte"
VOTO : 7. Terzo film per i fratelli Coen che, al cospetto di un genere in voga da sempre (il gangster’s movie), riescono a realizzare un film importante riununciando al contempo di farne una copia carbone di altri film (che spesso si sono avvalsi di mezzi più imponenti, quindi si tratta di scelta autoriale assai saggia ed ammirevole), aprendo la strada a tanto cinema che verrà. Stati Uniti, città non definita, negli anni del proibizionismo, Johnny Caspar sfida...
voto al film: 
23 febbraio 2011 Opinione di Tarabas su "Crocevia della morte"
Come ha scritto qualcuno, un film di cappelli. Il cappello come simbolo di un'epoca e di un'estetica cinematografica, che i Coen si divertono a manipolare per riflettere sul genere del gangster movie e sull'uso dei generi in generale. Tutto bene, per carità, ma alla fine il gioco risulta troppo intellettualistico e poco cinematografico, un esercizio di calligrafia postmodernista senz'anima. Aggravante, spreca un cast con cui un Hawks o uno Huston avrebbero girato un film da...
voto al film: 
25 gennaio 2011 Opinione di michel su "Crocevia della morte"
GLI AMICI DEGLI AMICI SONO MIEI NEMICI America anni 20. Un boss di origine irlandese scopre che anche gli amici possono tradire specialmente quando c’è di mezzo una donna. Guerra tra bande, tradimenti e tutto perché la bella vuole salvare la pelle al suo infido fratello. Gangster film maturo e aggiornato che scoperchia il mito dell’onore, pietra angolare del genere e racconta una lotta di tutti contro tutti. Il risultato, cercato e ottenuto, rappresenta una fine...
voto al film: 
19 novembre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "Crocevia della morte"
CROCEVIA DEL CINEMA POSTMODERNO “L’amicizia è uno stato mentale” Miller’s crossing (Crocevia della Morte nella traduzione italiana) rappresenta uno di quei film che hanno in qualche modo anticipato le mode post moderne di fine millennio e hanno dato una bella scrollata alle certezze del noir classico. Il film è del 1990 (quindi precede le performance Tarantiniane e post Tarantiniane) ma per impostazione e sviluppo formale è...
voto al film: 
16 novembre 2010 Opinione di jonas su "Crocevia della morte"
Durante il proibizionismo, un boss irlandese si scontra con uno italiano per proteggere il fratello della sua amante; un suo uomo di fiducia, anche lui innamorato della donna, conduce uno spericolato doppio gioco per poterlo aiutare. Rivisitazione filologica dei classici meccanismi dei film di gangster: per me resta il miglior risultato dei Coen sul versante drammatico, insieme a Fargo. La trama è contorta come nei vecchi noir, ma l’organismo narrativo è esemplarmente...
voto al film: 
6 ottobre 2010 Opinione di emmepi8 su "Crocevia della morte"
Che i Coen sono sempre da veder lo sappiamo, qui non siamo ancora lontano dal loro exploit, ma il loro cinema era già guardato con con più che curiosità e gli stessi attori accettavano con fiducia i film proposti, e questo ne è un esempio. Si prende il noir, e spesso i due fratelli lo hanno scelto, ed hanno preso i lati più classici, ma rendendolo in una maniera più approfondita e sensuale, il senso dell'irreale c'è, ma sempre in...
voto al film: 
- negative [3]
- sufficienti [3]
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