Pioggia (1929)
07/04/2011
I bambini li guardano: Pioggia
I bambini li guardano è una rubrica settimanale di Cinerepublic in cui gli autori raccontano, in forma di cronaca dal salotto di casa, la visione di un film per grandi ad altri...
di yume
La trama
Una giornata di pioggia ad Amsterdam: dalle prime gocce all'acquazzone fino al ritorno del bel tempo. Splendido esempio di cinema di poesia. Uno dei primi esperimenti di un maestro del documentario, attivo fino agli anni '80, e qui ancora debitore dell'atmosfera dell'avanguardia.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 14/10/2010 - utile per 8 utenti
Voto al film: 
Cielo, nuvole sempre più nere stringono un aereo in volo, il vento si alza, la biancheria stesa svolazza, c’è battaglia tra nuvole nere e spazi di luce, uno stormo di uccelli in fuga, le prime gocce nel canale, piccoli cerchi concentrici si allargano, sempre più veloci.
Le case si specchiano nel selciato lucido, gli alberi nel canale, il cielo è di un grigio uniforme
Un passante apre la mano, la tende, sente le prime gocce, guarda il cielo con gesto consueto, tira su il bavero, prevede e si affretta, un ombrello si apre e una finestra di mansarda si chiude, un uccello bianco svolazza sull’acqua, ha le ali arruffate, non sa decidersi.
Pozzanghere sui bordi della strada, la vita si riflette a rovescio, le ruote lasciano lunghe strisce sull’asfalto, ombrelli neri, uno, due, una fila, la piazza gremita di ombrelli neri, uguali, lucidi, una bicicletta corre capovolta in una pozza d’acqua.
Qualche ombrello si chiude, passeggeri salgono sul tram, le gocce scorrono a righe sui finestrini, getti d’acqua schiumosa dai canali di scolo, grondaie sgocciolano allineando gocce ben separate fra loro, le strade si svuotano.
Lame di luce nel cielo, la pioggia rallenta, smette, l’acqua nelle pozzanghere ora è ferma.
Quindici minuti per un racconto visivo, dal sole alla pioggia e poi di nuovo al sole, un’avventura dello sguardo che trasmette al pensiero il suo ritmo e il suo umore, ne segna la gradazione e il tempo, un cine-poema di percezioni tattili, eppure solo apparentemente naturalistiche.
Joris Ivens e Mannus Franken girarono riprese per due anni, la pioggia di quindici minuti è la sintesi di tanti rovesci in tutti i punti della città, una costruzione dell’occhio che crea una realtà nuova, altra, non distinguibile da quella naturale.
Joris Ivens strizza da lontano il suo cine-occhio al compagno sovietico Dziga Vertov (“Io sono un occhio. Un occhio meccanico e sono in costante movimento!” ) che gira nello stesso anno, siamo nel ’29, L'uomo con la macchina da presa, la giornata di un cineoperatore per le strade di Mosca.
L’occhio che guarda attraverso l’obiettivo inventa la realtà da osservare, lo spettatore la percepisce come vera e l’accetta, anche se ne conosce l’artificio.
Il commento sonoro di Lou Lichtveld, aggiunto tre anni più tardi, si affianca all’immagine, il suono e la forma dell’acqua in uno spazio urbano diventano occasione per la creazione di uno spazio acustico e visivo globale, l’occhio vi si immerge, fa la sua esperienza percettiva, ne esce col suo ricordo prevalente, nel gioco della visione sempre mutevole.
“Chère imagination,ce que j’aime surtout en toi,c’est que tu ne pardonnes pas.”(André Breton)
Paola Di Giuseppe http://www.viadelcinema.it/viadelcinema/Europa_monografie/Europa_monografie.html
14 ottobre 2010 Opinione di yume su "Pioggia"
Frammenti di luce nell’acqua, case dai tetti aguzzi, una nave scivola nel canale, strade di Amsterdam, un carretto della frutta, gioco di luci, ombre sul selciato, c’è il sole, una finestra si chiude per un colpo di vento, facciate ridenti di finestre ordinate si allineano. Cielo, nuvole sempre più nere stringono un aereo in volo, il vento si alza, la biancheria stesa svolazza, c’è battaglia tra nuvole nere e spazi di luce, uno stormo di uccelli in...
voto al film: 
16 novembre 2009 Opinione di OGM su "Pioggia"
Registrare l'evento nel momento in cui accade è cronaca. Arte è, invece, cogliere l'attimo fuggente in cui l'evento temuto sta per accadere. Solo un grande documentarista della quotidianità, quale è Joris Ivens, può creare la tensione anche laddove il seguito è prevedibile e scontato, e riempire di emozioni anche il dopo, suscitando nostalgia per ciò che è stato. Questo film descrive il prima, il mentre e il dopo di un normale fenomeno...
voto al film: 
13 novembre 2009 Opinione di FABIO1971 su "Pioggia"
Poetico canto d'amore del documentarista olandese Joris Ivens alla città di Amsterdam, ritratta prima, durante e dopo un temporale, in linea con le suggestioni visive di analoghe cine-sinfonie cittadine (Berlino - Sinfonia di una grande città, di Walter Ruttmann, ad esempio) e con lo sperimentalismo visivo del suo esordio Il ponte. Ivens, affiancato da Mannus Franken, che collabora a regia e sceneggiatura, mutua dal formalismo delle avanguardie cinematografiche degli...
voto al film: 
24 ottobre 2009 Opinione di Dalton su "Pioggia"
Contemporaneo a L'UOMO CON LA MACCHINA DA PERSA di Vertov; fu il massimo dell'avanguardia a cui si poteva ambire nel periodo in cui venne realizzato. Oggi pare (come minimo) obsoleto e, perchè no, insensato: ma basterebbe soffermarsi una frazione di secondo al lavoro sulla fotografia negli esterni ...
voto al film: 
11 marzo 2008 Opinione di kotrab su "Pioggia"
L'elemento della pioggia còlto dall'astrazione dell'immagine in movimento, materia, tempo e spazio manipolati dal montaggio e successivamente, nel 1932, sonorizzati dalla musica similimpressionista di Lou Lichtveld. L'occhio della mdp si diluisce e fa da collegamento tra le coordinate inferiori della città di Amsterdam e degli umani e quelle superiori del cielo e degli uccelli con repentini stacchi e accostamenti evocativi. 8
voto al film: 
26 novembre 2005 Opinione di sokurov su "Pioggia"
Sono rimasto a bocca aperta! In questo film del 1929, c'è tutto lo studio sull'immagine,luce e movimento che si possa fare. E tutto in un quarto d'ora! Voto 10/10
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