Il buco (1960)
Con Michel Constantin, Jean Kennedy, Philippe Leroy, Raymond Meunier
La trama
Mahu, Roland, Geo, Vasselin e Gaspard, detenuti per reati comuni, decidono di sottrarsi al processo tentando di evadere. Dopo aver praticato un buco nel pavimento della loro cella i cinque scavano una galleria che consenta loro di uscire all'aperto. Da un romanzo di José Giovani, l'ultimo film di Becker, girato con assoluta economia di mezzi espressivi (il rumore degliattrezzi che scavano il buco) e una tensione insostenibile dall'inizio alla fine. Col suo gioco di rapporti e di sguardi che ricordano Bresson e anticipano Jean-Pierre Melville, il film si trasforma, per virtù di coerenza tematica e rigore di messinscena, in un canto disperato di libertà.
L'opinione più votata
Di Govinda scritta il 27/04/2011 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
La costruzione del film è lineare, come lineare è il piano di fuga dei carcerati, semplicemente abbattere tutto ciò che di solido si frappone tra loro e la libertà, che siano pavimenti di cemento, porte di legno, sbarre di ferro o muri di sassi.
Immagini coraggiose, di un cinema lucido e diretto che non esiste più, quelle che riprendono minuziosamente i passaggi cruciali per la fuga, su tutte lo sfondamento del pavimento della cella (quasi cinque minuti ininterrotti di martellamento), lo scavo del tunnel (potremmo contare i massi asportati durante la sua creazione) e l’esterno della prigione vista dal tombino (si può percepire la freschezza dell’aria mattutina dopo tanto scavare nel buio della terra).
Tale e tanta è la devastazione degli ostacoli alla fuga, tanta è l'attenzione e il rispetto che i galeotti hanno tra loro nel prendere le decisioni e nel dividersi i compiti. Atteggiamento che riflette un messaggio: l'etica della fedeltà ad una causa comune, sopra gli interessi particolari.
La fuga è un progetto condiviso tra gli originari occupanti della cella (Manu, Roland, Geo, Vasselin) della cui vita non sappiamo (e non sapremo) quasi nulla, cui si aggiunge, il debole Gaspard invischiato in fatti “sentimentali”.
Pur conservando qualche perplessità sul conto del nuovo arrivato, i quattro decidono di fidarsi. La contrapposizione tra la virile e genuina solidarietà dei primi e la melliflua personalità di quest’ultimo, complice la crescente tensione per la fuga, sviluppa un sottile gioco di gesti e sguardi che sfocia a tratti in alterchi ai limiti della violenza.
Capo indiscusso della spedizione è Roland Barbat alias Jean Keraudy alias Roland Darbant, cioè Roland Barbat, in arte Jean Keraudy, che interpreta se stesso e nel film il suo nome diventa Roland Darbant.
Guida silenziosa e potente, mi piace citare dall’opinione dell’utente Mathiasparrow: “un leggendario Dio dell’evasione”. La sua mano atrofica (anche se non è un uncino) mi fa venire in mente un passaggio di Saramago: “Con quella mano e quell'uncino puoi fare tutto quanto vuoi, e ci sono cose che un uncino fa meglio di una mano intera, un uncino non sente dolore se deve fissare un filo e un ferro, non si taglia, né si brucia, e io ti dico che Dio è monco, e ha fatto l'universo.”, in termini molto più profani è una specie di MacGyver ante litteram.
Più si avvicina l’uscita, più cresce il nervosismo, più affiorano segni dell’ineluttabilità di un destino infame e l’ultima notte sembra interminabile.
Grandissima anche l’immagine del colpo di scena finale quando controllando il corridoio dallo spioncino della cella con un artigianale periscopio, improvvisamente lì dove un attimo prima non c’era nessuno, compaiono in formazione d’assalto decine di guardie! Si salta dalla poltrona!
Gaspard incapace di cogliere l’occasione di tradire se stesso e il suo cedevole carattere, tradirà i compagni.
Loro pagheranno i debiti con la legge (salvo altri tentativi di fuga in futuro) mentre lui non avrà altre possibilità di redenzione.
Grande film, ottima resa di un romanzo di José Giovanni (che ha collaborato anche al film), forte la componente noir. I personaggi non sono solo buoni o solo cattivi e per loro il destino sembra conservare sempre una inevitabile delusione.
Vicini per questa sorte ineluttabile ai protagonisti di “Giungla d’asfalto” di John Huston, per lo stretto senso dell’amicizia a “Grisbì” dello stesso Becker, scomodato invece spesso inopportunamente “Un condannato a morte è fuggito” di Bresson, differente per contenuto e lontano per spessore, eccetto forse quella sviluppata capacità manuale di Roland (ma qui è sommaria lì è precisa) e l’insistenza con cui Becker inquadra le sue mani a lavoro.
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14 maggio 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Il buco"
Son quelle volte che cerchi un porno e ti ritrovi questi filmacci in bianco e nero di cui non hai mai sentito parlare e ti chiedi il perché non ne hai sentito parlare. Fuga da Alcatraz è diventato leggendario anche per la presenza del grande Eastwood. Qui di grandi ce ne sono ben più di uno e questo lavoro è decisamente la bella copia del film di Don Siegel eppure non ricordo l'abbiamo trasmesso in tv e gli abbiano dedicato le attenzioni date al più famoso epigono. Qui c'è...
voto al film: 
27 aprile 2011 Opinione di Govinda su "Il buco"
Un film asciutto e compatto che trasla le dinamiche politiche, sociali e familiari in un contesto carcerario. Lo fa senza fronzoli, senza distrazioni, rinunciando alla potenza suggestiva della musica ed alle stratificazioni di un'analisi psicologica. La costruzione del film è lineare, come lineare è il piano di fuga dei carcerati, semplicemente abbattere tutto ciò che di solido si frappone tra loro e la libertà, che siano pavimenti di cemento, porte di legno,...
voto al film: 
17 aprile 2010 Opinione di emmepi8 su "Il buco"
Becker non era un regista di primo pelo, ma ha saputo sempre scegliere un suo cinema che lo ha contraddistinto, chiudendo la sua carriera con un film scarno ed asciutto come questo sfidando le regole del mercato. Siamo in un periodo francese particolare per il cinema e Becker sembra proprio per aver voluto sfidare e convivere in questo nuovo mondo. Che sapeva ben muoversi nel cinema di genere lo sapevamo già e Rififi è un esempio lampante. La storia è presa da un...
voto al film: 
12 aprile 2010 Opinione di ed wood su "Il buco"
Ottimo esemplare del cinema francese dell'era gollista (prima della Nouvelle Vague), classico del cinema carcerario, si avvale di una regia asciutta, capace di riscattare opacità e prolissità del copione, riponendo attenzione sui dettagli, sulla realtà materiale della prigione, sul pesante e meticoloso lavorio propedeutico all'evasione di questi cinque "operai della libertà". Giuste le critiche all'eccessiva lunghezza e alla ripetitività di alcune...
voto al film: 
16 gennaio 2010 Opinione di Mathiasparrow su "Il buco"
Becker, atto ultimo: va in scena la perfezione, la Fuga per eccellenza. Nella classifica dei film d’evasione guadagna meritatamente il posto sul più alto in compagnia di poche altre perle del cinema mondiale. Dietro a quella che sembra “semplice” impeccabilità del meccanismo c’è in realtà una coscienziosa cura per ogni singolo ingranaggio; la regia si mantiene neutrale, non approfitta del potere della cinepresa per enfatizzare ma sceglie la...
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27 novembre 2009 Opinione di jonas su "Il buco"
Comincia in modo tutto sommato normale, quasi banale, e sembra incanalarsi entro le coordinate del filone carcerario. Si disinteressa del contesto (quasi nulla ci viene detto degli altri personaggi della prigione e del mondo esterno, addirittura si evita di inquadrare in viso il padre di uno dei protagonisti durante un colloquio in parlatorio) e si concentra sui detenuti chiusi in una cella che diventa il trampolino di lancio per l’avventura. Si prende i suoi tempi, a volte in modo che...
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10 novembre 2009 Opinione di Baliverna su "Il buco"
E' un capolavoro, tanto che le 2 ore e 20 non si sentono passare. Neppure le inquadrature ferme per lungo tempo sullo scavo del buco del titolo o i primi piani di oggetti e azioni di preparazione della fuga hanno alcunché di noioso. E' la sapienza del regista a rendere tutto interessante, solido, serio, intenso. E' un film che potrebbe piacere anche al grande pubblico, una volta che avesse lasciato cadere i soliti pregiudizi (vecchio, bianco e nero, ecc.). I personaggi sono tutti ben...
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5 novembre 2009 Opinione di OGM su "Il buco"
Un film che è quasi un documentario, grazie alla dovizia di accurati dettagli illustrativi della vita carceraria. Il realismo accompagna la narrazione con un ritmo invariabilmente uniforme; eppure il tempo non è una muta successione di istanti tutti uguali, nemmeno quando la scena, per interi minuti, è occupata da una mazza che batte contro il pavimento o contro una parete, estraendo pietre e calcinacci. Il suo meccanico scavare è infatti tinto di emozioni:...
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