Una storia vera (1999)
Con Richard Farnsworth, Sissy Spacek, Harry Dean Stanton
18/11/2010
Le emozioni del Cinema
Il Cinema, spettro delle nostre emozioni, panacea da ogni male che ci affligge, "croce" e delizia dei nostri peccati o semplice "macchina" per far soldi, acchiappando un pubblico ingenuo disposto...
di Travis Bickle 1979
La trama
L'anziano Alvin decide di riconciliarsi con il fratello e parte con il suo tosaerba.
Il vecchio Alvin Straight ne ha viste davvero tante, negli anni trascorsi sulla strada e in quelli passati sul prato di casa e nel drugstore dietro l'angolo. Un giorno prende il tagliaerba e parte, attraversa a passo di lumaca strade, campi di mais, cieli, il Mississippi per riconciliarsi con il fratello che non vede da troppo tempo.
C'è eccome l'orrore, in "Una storia vera"; ma c'è anche la saggezza che, più o meno, ci fa tirare avanti e invecchiare; c'è la tristezza lancinante sul volto di Sissy Spacek che guarda fuori dalla finestra e rivede sempre un bambino sul prato. È bellissimo. Elementare (nel senso più alto del termine). Straordinario Richard Fansworth, scandalosamente non premiato a Cannes e morto suicida un anno dopo l'uscita del film.
La recensione di FilmTv
Di Emanuela Martini - FilmTV n. 8/2000
Magico road movie di David Lynch, che recupera il respiro dei film di John Ford e l’umanità diffusa dell’America rurale
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 03/01/2011 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
i primi cinque minuti del film sono una specie di manifesto programmatico sulle reali intenzioni del regista: la mdp inquadra una tranquilla scenetta di vita quotidiana americana, Sissi Spacek (Rose, la figlia di Alvin) esce da un lato dell’inquadratura, la vicina di casa obesa (Dorothy) si stravacca al sole ingozzandosi di porcherie, poi esce dall’altro lato. Nello spazio delimitato dalle due case, in un lungo piano sequenza, la mdp plana lentamente verso la casa di Alvin Straight e si sofferma su una finestra, creando il senso dell’attesa. Lynch sorprende lo spettatore inchiodandolo non con una trovata visiva (per esempio il brulicare di neri insetti sotto il prato verde come in Blue Velvet) ma con un effetto sonoro, un tonfo sordo che ci lascia terribilmente in apprensione, fino a che scopriamo che è la semplice caduta di un uomo anziano che ha bisogno di un bastone in più per restare in piedi. Alvin Straight è una vecchia quercia ma guarda con terrore lo strumentario medico: non è disposto a prelievi di sangue o a operazioni chirurgiche, che la natura faccia il suo corso, se deve finire, così sia. Quando in una notte di tempesta arriva il fulmine notizia dell’infarto del fratello la decisione è inevitabile e resa urgente dal lento consumarsi dei granelli di clessidra. Il loro tempo sta per scadere, sarà meglio mettersi in viaggio e incontrarsi, ritornare a guardare le stelle e riconoscersi nel proprio sangue. Durante il lento procedere sulle strade della provincia americana (non la provincia luciferina di Twin Peaks ma quella angelica delle feste paesane del Wisconsin) gli incontri sono tutti moralmente esemplari. La ragazza madre in fuga dalla propria famiglia ricorda ad Alvin il triste destino di un’altra famiglia disgregata, quella della figlia balbuziente Rose Sissi Spacek, cui una giustizia poco lungimirante ha tolto la patria podestà sui quattro figli, per un incidente non causato da lei. Quel pallone blu che attraversa il campo visivo riassume più di tanti discorsi retorici, il dolore per una maternità negata. Ma è proprio questo dolore che fa affermare al vecchio Alvin il principio di famiglia, un gruppo di bastoncini di legno legati insieme e non più divisibili.
Lynch ritorna alla elegia romantica di Elephant Man, alla mediazione tra naturale e soprannaturale che stavolta, almeno per un momento, sembra riportare intatta quella armonia con l’universo che sembrava perduta. Ritorneranno gli incubi di Mulholland Drive e di Inland Empire, ma con questo poemetto morale, lento e senile, David Lynch sembra volere gettare una ciambella di salvataggio in mezzo alle tempeste dei suoi incubi peggiori, riprende fiato con una storia “dritta” che viene ridipinta e ritoccata fino a farla diventare piccolo rifugio di Paradiso. E piccoli squarci di Paradiso li avevamo già visti tra le pieghe di un termosifone in Eraserhead, nei finali ottimistici di Blue Velvet e Cuore Selvaggio, persino nell’apparizione celestiale di Laura Palmer in Fuoco cammina con me!. Qui l’orizzonte stellato sopra le teste canute dei due anziani si apre in tutte le sue possibilità infinite, ignaro della caduta libera verticale negli abissi infernali del subconscio.
- negative [6]
- sufficienti [5]
- positive [82]
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11 marzo 2012 Opinione di steno79 su "Una storia vera"
La storia vera di Alvin Straight è diventata il film più "normale" di David Lynch, quello meno sperimentale e più ancorato alla realtà, seppure si tratta di un'opera che, per il suo poetico elogio della lentezza, risulta agli antipodi del cinema hollywoodiano contemporaneo. Il genio figurativo del regista lo si ritrova in molte inquadrature paesaggistiche, ma anche nella maniera in cui filma l'anziano Richard Farnsworth e ne fa il fulcro di un dramma sulla memoria, le occasioni perdute e...
voto al film: 
20 gennaio 2012 Opinione di maso su "Una storia vera"
Abituati come siamo a vedere in un film di Lynch la rappresentazione delle perversioni umane mediante immagini urlate a squarciagola spesso disturbanti e al limite del digeribile a livello logico, ci sembrerà incredibile che abbia potuto partorire un film lineare e tenero come questo, visto che “Una storia vera” è un racconto di vita vissuta che potrebbe esser facilmente inserito in un trafiletto a pagina nove del Corriere della sera. L’ambiente rurale e placido dell’America con...
voto al film: 
4 novembre 2011 Opinione di alfatocoferolo su "Una storia vera"
La confessione di David Lynch, un viaggio struggente e atipico per i parametri cui ci ha abituato il regista statunitense. Nulla di contorto dunque, di inesplicabile ma solo la tenera e lineare storia di un uomo come tanti. Non c'è nessun orrore in realtà, se non quello paventato dal protagonista con parole mai così vere: "la cosa peggiore della vecchiaia è il ricordo di quando eri giovane". Ed è seguendo questo ricordo, quello del rapporto col fratello, che intraprende un viaggio di...
voto al film: 
30 giugno 2011 Opinione di busini su "Una storia vera"
Un viaggio da compiere per incontrare un fratello, niente di più semplice ed elementare. Gli occhi di Alvin entrano nel tuo cuore e non ti abbandonano più, gli occhi di un uomo che ha vissuto e che sa comprendere, come accade nell'incontro con la ragazza fuggita di casa. Il finale è inutile, il riavvicinamento tra i due fratelli è già avvenuto. La metafora della vita come viaggio non stanca mai.
voto al film: 
17 marzo 2011 Opinione di Franco Ricci su "Una storia vera"
l’altro giorno ho visto sto film che poi solo alla fine mi sono accorto che era di david linc, quello che aveva fatto quel film assurdo de eserese. ma me ne sono accorto solo alla fine senno manco lo guardavo. ci sta sto vecchio col trattore che all’inizio del film prende una botta in testa e cade per terra, si vede che cade colla capoccia perchè a un certo punto si fissa che vuole andare a trovare il fratello che si trova dall’altro capo del mondo e che se sentito...
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3 gennaio 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Una storia vera"
Elogio della Lentezza i primi cinque minuti del film sono una specie di manifesto programmatico sulle reali intenzioni del regista: la mdp inquadra una tranquilla scenetta di vita quotidiana americana, Sissi Spacek (Rose, la figlia di Alvin) esce da un lato dell’inquadratura, la vicina di casa obesa (Dorothy) si stravacca al sole ingozzandosi di porcherie, poi esce dall’altro lato. Nello spazio delimitato dalle due case, in un lungo piano sequenza, la mdp plana lentamente...
voto al film: 
3 gennaio 2011 Opinione di Florian Klose su "Una storia vera"
7/10: un piccolo gioiello, lento (non nell'accezione negativa del termine) come il tagliaerbe su cui procede il protagonista nel suo viaggio "reale" che poi finisce col diventare un tuffo nei ricordi e nella considerazione sui valori. Dialoghi semplici, familiari, paesaggi interessanti e via via più colorati mano a mano che ci si avvicina alla metà, e l'incontro finale, in uno scenario senza tempo, consumato dagli anni eppure tenacemente difeso. Quasi un invito a non perdere...
voto al film: 
26 settembre 2010 Opinione di luca826 su "Una storia vera"
VOTO 8 LENTO (Tv Aprile 2002) Lynch cambia registro, e adatta lo stile dando prova di grande tecnica sia cinematografica che di utilizzo del cosidetto materiale sentimentale. Bel film asciutto e puro come sono i paesaggi di questo road movie lento e meditativo, sempre pronto a farsi prendere dalla nostalgia (gli effetti sonori sui ricordi però sono discutibili). Il viaggio non è mai stato così non solo fisico, ma anche psicologico; il regista lavora di contrapposizioni...
voto al film: 
15 agosto 2010 Opinione di na su "Una storia vera"
Solo adesso mi rendo conto di non aver mai recensito questo film che è uno dei miei preferiti e, a mio parere, un piccolo capolavoro. Nella lentezza del viaggio intrapreso da Alvin Straight si sviluppa una profonda riflessione sulla vecchiaia e sulla vita in generale. Lynch ci regala il ritratto di un'America semplice e genuina, fatta di persone buone e piene di calore, lontano anni luce da ciò che i film hollywoodiani ci hanno abituati a vedere. Il viaggio di Straight...
voto al film: 
17 maggio 2010 Opinione di danandre67 su "Una storia vera"
film ben fatto, lento al punto giusto ,con ottimi dialoghi
voto al film: 
- negative [6]
- sufficienti [5]
- positive [82]
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