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A tempo pieno (2001)

[L'emploi du temps, Francia 2001, Drammatico, durata 132']   Regia di Laurent Cantet
Con Aurélien Recoing, Karin Viard, Serge Livrozet, Nicolas Kalsch



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in A tempo pieno: assente
Ritmo ritmo in A tempo pieno: presente
Impegno impegno in A tempo pieno: forte
Tensione tensione in A tempo pieno: presente
Erotismo erotismo in A tempo pieno: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a A tempo pieno

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a A tempo pieno (voti: 32 media: 3,88) 32

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La trama

La "professione" è diventata sinonimo di identità. Ma quando viene a mancare?

Cosa fai nella vita? "Il manager" risponderebbe Vincent, padre di famiglia, benestante, brava persona. Eppure mente, perché è stato licenziato da più di tre mesi e adesso deve giustificare le sue lunghissime assenze da casa. Un altro lavoro, un incarico internazionale all'Onu, ma è tutta una bugia. Che prima o poi qualcuno scopre.  

Leone dell'anno a Venezia 2001, il film di Laurent Cantet (che esordì con "Risorse umane"). Strameritato. Una costruzione drammaturgica condotta con rigore stilistico glaciale per sottolineare il solo principio ontologico del nostro mondo: "lavoro dunque sono". E se uno non lavora più? Magari per scelta? La storia di Vincent sembrerebbe solo esemplare se non fosse ispirata a un fatto reale, che si concluse in maniera ben più tragica del film. Anche se a ben vedere l'ultima sequenza che Cantet regala al nostro sguardo è agghiacciante e sembra aprirsi su uno scenario alla Michael Haneke. "A tempo pieno" riscrive (o dimostra come si siano riscritte) le regole della convivenza in base ai requisiti formali della "professione". Anche nel linguaggio, nel parlare di tutti i giorni, quando tra colleghi si instaura una "comunicazione felice" e non un rapporto umano. Dopo "A tempo pieno" non si può fare a meno di pensare al Grande Lebowsky come a un eroe dei nostri giorni.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 44/2001

Cosa fai nella vita? «Il manager» risponderebbe Vincent, padre di famiglia, benestante, brava persona. Eppure mente, perché è stato licenziato da più di tre mesi e adesso deve giustificare le sue lunghe assenze da casa. Un altro lavoro, un incarico internazionale all’Onu, ma è tutta una bugia. Che prima o poi qualcuno scopre. Leone dell’anno a Venezia, il nuovo film di Laurent Cantet (che esordì con “Risorse umane”). Strameritato. Una costruzione drammaturgica condotta con rigore stilistico glaciale per sottolineare il solo principio ontologico del nostro mondo: «lavoro dunque sono». ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 2010-10-19 23:01:01 - utile per 17 utenti

Voto al film: voto buono

Vincent (Aurèlien Recoing) è un importante manager che perde improvvisamente il lavoro. Non accetta serenamente questo stato di cose e arriva al punto di alzarsi ogni mattina per andare al lavoro come se nulla fosse successo. Prima non dice nulla alla moglie (Karin Viard) del licenziamento e poi si inventa un fantomatico impiego di prim'ordine all'Onu per giustificare le sue giornate trascorse fuori  casa. Bugia dopo bugia, Vincent si incammina in un percorso dal quale sarà difficile tornare indietro, scopre una vita diversa fatta di sotterfugi e inganni e assapora il gusto pieno della libertà anche se questo lo porterà a conoscere gente poco raccomandabile e frequentare ambienti che prosperano nell'illegalità. Dopo aver esordito con "Risorse umane", primo esempio di film sull'esperienza delle 35 ore, con "A tempo pieno" (Leone d'oro a Venezia) Laurent Cantet punta ancora l'accento sul mondo del lavoro, questa volta analizzandolo dal punto di vista di chi è sempre stato ai piani alti, abituato a rapportarsi con la vita partendo da una posizione di indiscusso privilegio economico. Lo fa in modo sobrio, delineando con estrema bravura i caratteri di una famiglia in cui non ci si può parlare fissandosi negli occhi senza correre il rischio di far crollare in un attimo quel castello di carta che Vincent ha costruito per procrastinare sempre più oltre il senso del proprio fallimento. Si ha paura di quello che si percepisce nelle pieghe del non detto. Aiutato in questo dalle ottime prove di Karin Viard, una moglie che capisce più di quanto la speranza di sbagliarsi vorrebbe, e Aurèlien Recoing, davvero straordinario nel vestire i panni di questo adorabile mascalzone. Vincent si sente il lavoro che fa e non sa pensare a una vita diversa da quella orientata dallo status lavorativo di sempre. La sua crisi d'identità è il tipico effetto di un mondo in cui ci si riconosce piu' per come si appare che per quello che si è. La verità non può che soccombere alla bugia se questa è più funzionale per il conferimento di quella credibilità in nome e per conto della quale amici e parenti sono disposti a offrirti credito incondizionato, stima e rispetto. La verità fa male se non si ha la forza di sopportarne il peso e la tempra morale per sapersi presentare in pubblico spogliato dell'autorevolezza derivante dal ruolo sociale che si è sempre occupato. Riprendendo le parole di Gervasini, credo sia vero che una volta visto questo film “non si può fare a meno di pensare al Grande Lebowski come a un eroe dei nostri giorni”. Tanto capace di farsi scivolare tutto addosso il Dude, senza scomporsi più di tanto e fiero del suo conclamato disimpegno, quanto schiacciato dal peso di una società che ti chiede di andare sempre a mille per restare a galla Vincent, che avendo una vita in stretta simbiosi con il lavoro di manager cha ha sempre fatto, diventa il più incredibile dei bugiardi allorquando viene meno il suo orpello sociale. Grande film.
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SI

Opinioni su A tempo pieno


2012-01-08 19:58:45 Opinione di barabbovich su "A tempo pieno"
barabbovich

Ispirato alla vera storia di Jean-Claude Romand, che per 15 anni ingannò familiari e amici, A tempo pieno racconta la vicenda di un truffatore indolente (Recoing) che, dopo essersi licenziato dal lavoro, passa per sette mesi le giornate girando tra alberghi di quart'ordine e parcheggi, facendo credere ai suoi cari di avere ottenuto un prestigioso posto all'ONU di Ginevra. Ma il gioco gli sfugge di mano, il giro di truffe, con la promessa di interessi astronomici nei conti svizzeri, si...

voto al film: barabbovich assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)

nessun commento
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2011-05-19 15:52:04 Opinione di ezio su "A tempo pieno"
ezio

e' un film glaciale che non lascia indifferenti.Se si pensa che e' tratto da un caso reale viene quasi il fastidio che il finale del film sia un po' diverso.Bisogna confrontarlo con L'avversario di N.Garcia girato dopo e di struttura simile.Ma Cantet e' in assoluto uno dei registi francesi piu' interessanti di questi ultimi anni.Ha avuto un premio a venezia,meritato.

voto al film: ezio assegna il voto ottimo a A tempo pieno (2001)



2010-12-13 08:23:05 Opinione di OGM su "A tempo pieno"
OGM

Un eccellente Aurélien Recoing interpreta la struggente parabola della menzogna, che, prima, timidamente, nasce per pudore, per un’ingenua forma di autodifesa, e poi s’innalza nell’inebriante vertigine di una fantasia di onnipotenza, per precipitare, infine, nel terribile abisso della vergogna. Il lavoro è una fastidiosa incombenza, una noiosa routine, fintanto che ci si sta dentro; però, quando da quel mondo si viene improvvisamente espulsi, si guarda...

voto al film: OGM assegna il voto ottimo a A tempo pieno (2001)

nessun commento
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2010-12-08 18:21:05 Opinione di jonas su "A tempo pieno"
jonas

Dopo gli operai di Risorse umane Cantet affronta l’altra faccia della disoccupazione, quella relativa ai colletti bianchi. In realtà la vicenda è più complessa, perché qui si tratta di perdere non solo un lavoro ma la propria identità, il proprio ruolo nel mondo: ne deriva la necessità di mentire a tutti (moglie, genitori, amici), un angosciante senso di smarrimento che si esprime negli sguardi pieni d’invidia per la normalità...

voto al film: jonas assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)

nessun commento
[utile per 2 utenti]


2010-11-07 18:46:22 Opinione di ed wood su "A tempo pieno"
ed wood

Anche se la sceneggiatura è un po' troppo macchinosa, resta un'opera notevole per come riflette sul Lavoro visto come "impiego del tempo". Il paradosso di questo film è che l'alienazione del lavoratore esplode nel momento in cui il lavoro viene a mancare. Il protagonista si inventa un lavoro inesistente per amore verso la propria famiglia, non rendendosi conto che sarebbe proprio l'amore della famiglia verso di lui a rendere assurda questa farsa. Dramma...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)

nessun commento
[utile per 6 utenti]

2010-10-19 23:01:01 Opinione di Peppe Comune su "A tempo pieno"
Peppe Comune

Vincent (Aurèlien Recoing) è un importante manager che perde improvvisamente il lavoro. Non accetta serenamente questo stato di cose e arriva al punto di alzarsi ogni mattina per andare al lavoro come se nulla fosse successo. Prima non dice nulla alla moglie (Karin Viard) del licenziamento e poi si inventa un fantomatico impiego di prim'ordine all'Onu per giustificare le sue giornate trascorse fuori  casa. Bugia dopo bugia, Vincent si incammina in un percorso dal...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)

8 commenti
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2010-10-18 16:10:33 Opinione di marco l su "A tempo pieno"
marco l

Buona pellicola sull'ambizione come motore dell'identità individuale in una società sempre più dominata dalla logica del profitto. L'avanzamento di carriera come unico presunto metro di meritocratica collocazione democratica, venute meno le appartenenze meramente dinastiche che dividevano il mondo in mecenati, artisti e plebe. E' forse un po' troppo lunga e lenta nella narrazione, in pieno stile francese, ma gli interpreti sono bravi e dunque il danno è minimo....

voto al film: marco l  assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)


2010-10-14 17:42:29 Opinione di chribio1 su "A tempo pieno"
chribio1

va bene sulla parte della ricerca di un lavoro e far finta di averne piu' di uno ma il film alla lunga con questa tiritera stanca.voto.5.

voto al film: chribio1 assegna il voto mediocre a A tempo pieno (2001)

1 commento


2010-09-28 12:54:14 Opinione di sasso67 su "A tempo pieno"
sasso67

Cantet punta più sul problema dell'impiego del tempo (come recita il titolo originale) di un senza lavoro, piuttosto che su quello dei soldi, come invece fa Nicole Garcia in L'avversario. Qui il tono è meno tetro e, come sembrerebbe dimostrare il finale, quasi aperto alla speranza. Recoing, che avevo già visto in 13 Tzameti, non fa rimpiangere Daniel Auteuil, che recita lo stesso personaggio nel film della Garcia.

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)


2008-12-29 12:12:54 Opinione di Alvin Straight su "A tempo pieno"
Alvin Straight

E' un film che fa riflettere molto sul rapporto tra uomo e professione lavorativa nella società contemporanea: quando si perde il lavoro, si arriva a mentire a tutti i familiari più stretti e ci si affida a personaggi loschi che ti procurano denaro nell' immediato. Il film è molto curato a livello stilistico con musiche molto intense, perfette per le atmosfere cupe e angoscianti, e con un' interpretazione magistrale del protagonista Aurélien Recoing. Laurent Cantet dimostra di essere un...

voto al film: Alvin Straight assegna il voto buono a A tempo pieno (2001)




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