Femme fatale (2002)
Con Rebecca Romijn, Antonio Banderas, Peter Coyote
03/05/2011
Il vocabolario dei sentimenti - Attesa (3)
Quel week end ero andato con la mia ragazza alla casa al mare di un mio carissimo amico, sulla Costa Azzurra. Erano anni che Max, il mio amico, mi invitava, ma, per un motivo o per...
di degoffro
La trama
La... doppia vita di una bellissima avventuriera.
Laura Ash è una ladra di gioielli e una manipolatrice abilissima. Sette anni dopo un furto clamoroso, torna in Francia, a Cannes, inseguita dai vecchi complici che ha raggirato e che la rintracciano attraverso la foto di un paparazzo...
L'insistito, emozionante, erotico, originalissimo incipit scaraventa il film dentro i nostri occhi, prima ancora che dentro i nostri cuori. Nulla è vietato alla cinepresa di un regista che magari, a tratti, eccede in virtuosismi, ma il cui sguardo è sempre capace di riflettere sul suo stesso prodursi, raddoppiandosi e triplicandosi fra specchi, split-screen, macchine fotografiche, videocamere e telecamere.
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 17/03/2011 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
“Basta con i sogni, puttana”
Accusato continuamente di popolare i suoi film di figure senza spessore e trame inconsistenti, Brian De Palma stavolta si incavola di brutto, e crea il suo film più sperimentale, destrutturando la narrazione con l’alibi del sogno. Prendendo come modello i salti mortali onirici di Lynch in Mulholland Drive, De Palma individua nel deja vù, una seconda possibilità da vivere che ha i suoi riflessi nella realtà del racconto. La sensuale ladra Laura Ash reagisce al lutto con una vita senza amore (e senza innamoramenti), cinica, disillusa, in cui la seduzione è l’arma della donna fatale, della fiamma del peccato che stordisce e rapisce in un vortice di perdizione. Ma la donna fatale è anche la donna del destino, che emerge dal liquido amniotico del sogno in vasca da bagno per mutare il corso degli avvenimenti, diventa il fottuto “angelo custode del cazzo”ed indica a sé stessa, si proprio a SE STESSA, una seconda possibilità, la strada della redenzione.
In un sogno è pleonastico spiegare tutto: perché si getti una donna dall’ultimo piano dello Sheraton, oppure sotto un camion o addirittura nella Senna senza ottenere alcuna informazione, perché sia facile sedurre Banderas in un gioco vojeuristico, perché un ambasciatore degli Stati Uniti si faccia prendere per il culo e si trovi di notte su un ponte senza scorta, perché uno smoking sia ancora macchiato di sangue dopo sette anni, perché nelle foto attaccate alla parete (come in Blow Up) possa essere nascosta tutta la verità. De Palma colpisce secco con immagini violente come colpi di rasoio: per esempio l’immagine di Rebecca completamente nuda sott’acqua in una sorta di crocefissione in apnea oppure la bottigliata in testa ad una onnipresente cameriera.
Tanti sono i punti di forza di questo film: la scena della seduzione lesbica iniziale con relativo furto di diamanti è condotta con la solita genialità registica ed ha come sfondo la Croisette del festival di Cannes (in rosso De Palmiano). Nel momento dell’arrivo dell’oscurità la soggettiva a infrarossi regala dei bellissimi momenti di cinema. Lo split screen che divide il fotografo dall’oggetto delle sue riprese (ma il funerale è il punto cruciale del deja vù) è ormai punto di forza dell’armamentario De Palliano e rimanda al gioco dell’osservatore osservato. Manca solo il piano sequenza. Altro momento notevole è lo spogliarello di Rebecca ad uso di Banderas che non si limita a guardare ma stavolta consuma (ma direi è consumato) richiama quello di Melanie Griffith in Omicidio a Luci Rosse. La scena dell’incidente in pieno centro a Parigi viene riproposta in due versioni: quella onirica e quella reale, con la differenza della zona d’ombra e del raggio di luce. Ma in realtà il deja vu sembra più una premonizione che una sensazione di avere già vissuto quel momento. Oppure il dejavù è una sensazione percettiva così forte da essere immagazzinata dal cervello come ricordo?
Si possono fare duemila congetture, il film ha dei punti che rimarranno comunque volutamente inspiegabili (la totale estraneità temporale delle due donne al tavolino, per esempio).
La battuta conclusiva di Rebecca alla domanda di Antonio Banderas “Ci siamo già visti?” è davvero geniale ed ha il solito retrogusto amaro e beffardo.
Finale alla Antonioni con un dettaglio nelle foto appese al muro che mostra quanto labile sia il confine tra sogno e realtà (modello Overlook Hotel di Shining).
Film seducente, sicuramente sopra le media, non di facile lettura, travestito da una superficiale patina di lusso che può ingannare.
- negative [21]
- sufficienti [18]
- positive [73]
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2 ottobre 2011 Opinione di stefano.giuliano su "Femme fatale"
Ok, sara` colpa mia che Brian De Palma non mi piace. Ma se c'e` una cosa che non tollero in un film e` il voler essere realista/realistico e inserire una serie infinita di assurdita`. La scena iniziale del furto e` assurda, dall'inizio alla fine, sia tecnicamente per come viene fatto il furto sia per come si comportano i personaggi. Inoltre la sorpresa del film (che si scopre alla fine) non e` male come idea, ma non e` certo nuova, e poteva, secondo me, essere gestita in modo molto migliore....
voto al film: 
27 luglio 2011 Opinione di kael80 su "Femme fatale"
Wow! Voyeurismo puro! Se De Palma voleva parafrasare Hitchcock, direi che il risultato è interessante, anche se estremizzato. Questo film è una questione estetica, ma non è un bluff. Un filo di somiglianza tra me (spettatore) e Jimmy Stewart c'era durante la visione e se l'idea non è proprio nuova (vedi Omicidio a Luci Rosse) il risultato è comunque accattivante (e ironico, seducente, ammiccante, intelligente, provocante, debordante, ecc...). Rebecca Romjin...
voto al film: 
18 luglio 2011 Opinione di negro su "Femme fatale"
Uno dei film più erotici ma al contempo meno volgari. La trama si intreccia e man mano svela tanti piccoli capolavori-scene che compongono questo mosaico che è l'apice del cinema per la mente.
voto al film: 
17 marzo 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Femme fatale"
Fenomenologia del deja vù “Basta con i sogni, puttana” Accusato continuamente di popolare i suoi film di figure senza spessore e trame inconsistenti, Brian De Palma stavolta si incavola di brutto, e crea il suo film più sperimentale, destrutturando la narrazione con l’alibi del sogno. Prendendo come modello i salti mortali onirici di Lynch in Mulholland Drive, De Palma individua nel deja vù, una seconda possibilità da...
voto al film: 
29 novembre 2010 Opinione di Carlo Ceruti su "Femme fatale"
La sceneggiatura è troppo cervellotica ed ingarbugliata per essere interessante e De Palma sopperisce alle sue deficienze con eccessi di virtuosismo e con numerose scene erotiche. Nella sostanza il film non convince. Tabellino dei punteggi di Film Tv ritmo:2 tensione:2 erotismo:2
voto al film: 
29 novembre 2010 Opinione di Luke Vacant su "Femme fatale"
Recensione col vecchio nickname Titanic900: "la prima opera che ho visto di De Palma è veramente bellissima. un gioiello, un film con un meccanismo a metà fra il thriller ed il sogno. oltretutto De Palma riesce a essere furbo, poichè fa credere all'inizio che la protagonista sta sognando e poi quando verso la fine la suspence prende forma, si scopre che è davvero tutto un sogno. insomma, veramente bello."
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13 agosto 2010 Opinione di wang yu su "Femme fatale"
Un film con una storia che non ha mai catturato la mia attenzione.
voto al film: 
12 agosto 2010 Opinione di emil su "Femme fatale"
dovessi giudicare il film in base ai virtuosismi di De Palma, prenderebbe subito un bel 10. E' un vero artista, un Houdini della ripresa, un mago; in realtà il regista eccede anche nella messa in scena, pigiando un po troppo sul sesso,cosa che infastidisce un pò. Gli attori? bah.. con De Palma quasi non servono, l'unico che è riuscito a farsi notare con de Palma è stato un certo Al Pacino.. Non piacerà a tutti ma solo a chi ama i virtuosismi di camera...
voto al film: 
12 agosto 2010 Opinione di Stuntman Miglio su "Femme fatale"
Brian De Palma è tecnicamente un mostro, un genio assoluto della messa in scena, uno che ha sempre sperimentato e apportato novità al mondo del cinema lasciando ai posteri più di una sequenza memorabile. Questo suo "Femme Fatale" è uno dei suoi migliori esercizi di stile : barocco e virtuoso come non mai, disperatamente ossessionato dalla sua protagonista (una Rebecca Romijn difficile da dimenticare nel ruolo della vita), apparentemente incurante di dare...
voto al film: 
- negative [21]
- sufficienti [18]
- positive [73]
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