Rashômon (1950)
Con Toshiro Mifune, Masayuki Mori, Machiko Kyo, Takashi Shimura
La trama
Un boscaiolo, un monaco e un passante raccontano la storia di un bandito accusato di aver ucciso un samurai e di averne violentato la moglie. Ognuno di loro dà alla storia una versione diversa. Ognuno di loro si accusa del delitto, ma incolpa gli altri della vera responsabilità dell'accaduto.
L'inconoscibilità del reale e insieme un altissimo amore per la verità: un capolavoro del cinema mondiale. Tratto dai racconti di Akutagawa, Leone d'oro alla Mostra di Venezia e Oscar per il miglior film straniero. Il film che ha fatto conoscere il cinema di Kurosawa all'occidente.
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 2011-04-04 18:39:33 - utile per 21 utenti
Voto al film: 
“Gli uomini sono deboli e debbono mentire, non c’è nessuno che dica la verità, non sappiamo fare altro che mentire a noi stessi…e ci ricordiamo solo quello che ci fa comodo….”
E’ sorprendente la datazione di questo film in rapporto alla modernità del tema trattato, quello della inafferrabilità della realtà e della difficoltà nell’arrivare alla verità dei fatti. Akira Kurosawa è il primo a parlarci di immagine fallace, di simulacro del visibile deformato dalla percezione soggettiva del narratore, di meschinerie di uomini mediocri che ammantano i loro racconti di falsa eroicità. Lo fa mostrandoci tre punti di vista differenti, mai in soggettiva, ma con il freddo occhio della narrazione oggettiva. Un samurai, la sua donna e il brigante Toshiro Mifune, eccoli i tre protagonisti della storia: il samurai muore, la donne fugge e il brigante viene catturato e portato in tribunale. E’ chiaro che tutti vogliono fare la figura degli eroi coraggiosi e delle donne virtuose ma come al solito dobbiamo volare basso e raccogliere questo concentrato di umane debolezze. Dunque veniamo alla prima versione dei fatti quella della donna: “sono stata violentata dal brigante (poi fuggito via) e ripudiata dal mio samurai, per il mio onore ferito non potevo che ucciderlo”. Questa prima versione fa acqua da tutte le parti, anche perché pur ammettendo le responsabilità dell’universo maschile, la via più decorosa d’uscita onorevole era il giapponesissimo suicidio. Fa venire i brividi anche la versione del morto tramite orribile medium: “Il brigante aveva sedotto con le sue lusinghe la mia sposa che aveva deciso di abbandonarmi e fuggire con lui. Inoltre voleva che mi uccidesse, non potevo sopportare questo affronto e quindi mi sono suicidato.”. Questa versione è ancora più incredibile perché non solo contraddetta dai reperti d’indagine ma sembra davvero impossibile che non ci sia stato duello con il brigante.
Purtroppo la realtà dei fatti è molto più semplice di tutte le congetture: il brigante incontrando la donna del samurai se ne innamora. I due vengono esortati dalla donna al combattimento che ha lei come premio. I due in maniera vigliacca non ne vogliono sapere di rischiare la vita e si affrontano in maniera farsesca, finchè il samurai perde la spada e viene ucciso. Insomma forse è meglio ricordare come piace a noi, rimuovere la vergogna e la viltà e regalare una immagine sindone. Uno, nessuno centomila, ognuno ha in dono la sua comoda sindone. Quasi perfettamente aderente ma in realtà solo un simulacro sporco di sangue che tenta di riprodurre il vero. Un pò come il Cinema.
PS Chiunque legga questa recensione è pregato di non cliccare sul si verdino dell'utilità per non urtare la suscettibilità di alcuni utenti. Eventuali apprezzamenti devono pervenire in privato in forma anonima. Vi ringrazio per la collaborazione. Snap
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2012-01-07 17:19:14 Opinione di tafo su "Rashômon"
Kurosawa è stato il più moderno dei classici, basta riflettere sulla capacità di questo capolavoro di essere formale e sostanziale filmico e post-filmico. Prima di tutto si prende il modello del film-giallo e lo si ribalta in modo che ogni attore incolpi se stesso dell'omicidio del samurai. Il bandito, la donna e la stessa vittima si assumono la colpa materiale del fatto rifiutandone quella morale che fanno ricadere sugli altri. Le tre versioni del fatto sono soggettive morali dove la...
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2012-01-03 12:10:05 Opinione di Viola96 su "Rashômon"
Cos’è la verità? La verità è un meccanismo di simbiosi con il reale che ti permette di avere una tua idea simile se non uguale a ciò che accade o è accaduto realmente. Naturalmente, di persona in persona, la verità cambia, poiché questa è soggettiva e non oggettiva, per cui, ognuno, di un episodio accaduto ha una sua versione, che può essere considerata falsa da alcuni e accettata come vera da altri. In Rashomon, capolavoro assoluto, senza età e senza censure del grandissimo...
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2011-10-09 16:18:21 Opinione di ed wood su "Rashômon"
Stilisticamente perfetto, ma poeticamente molto più povero di altri film di Kurosawa. Penso davvero che sia un film in parte sopravvalutato, per via della sua insolita struttura narrativa. Un flash-back multiplo, che rifrange la verità come se fosse un prisma e che si rivela essere croce e delizia del film. Delizia, certamente: anche se Welles c'era arrivato 10 anni prima, resta una costruzione inventiva ed ispirata, valorizzata da un montaggio impeccabile e da un plastico utilizzo dello...
voto al film: 
2011-08-09 21:33:59 Opinione di yume su "Rashômon"
“Nell’animale uomo l’istinto di abbellire la propria immagine è qualcosa di insopprimibile, gli esseri umani sono incapaci di essere onesti con sé stessi, non sanno parlare di sé stessi senza abbellirsi. Questo bisogno di manipolare la verità sopravvive anche dopo la morte, anche il fantasma del samurai ucciso non può rinunciare a mentire…Il film è come una pergamena, la pergamena dell’io che si srotola davanti ai...
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2011-06-06 22:48:58 Opinione di lorenzodg su "Rashômon"
La porta di Rashò è uno dei principali accessi alla città di Kyoto e dove si svolge l'apertura della pellicola "Rashòmon" (id. 1950) del regista giapponese Akira Kurosawa. Un film che ha fatto conoscere a livello mondiale l'arte e il genio del maestro nipponico. L'opera prende spunto dal racconto "Rashòmon" di R. Agutakawa del 1915 (e pubblicato nel 1916 su una rivista universataria di Tokio) che racconta di un servo (riparandosi sotto la porta del tempio)...
voto al film: 
2011-04-04 18:39:33 Opinione di Snaporaz68 su "Rashômon"
IL SIMULACRO DEL REALE “Gli uomini sono deboli e debbono mentire, non c’è nessuno che dica la verità, non sappiamo fare altro che mentire a noi stessi…e ci ricordiamo solo quello che ci fa comodo….” E’ sorprendente la datazione di questo film in rapporto alla modernità del tema trattato, quello della inafferrabilità della realtà e della difficoltà nell’arrivare alla verità dei fatti. Akira...
voto al film: 
2010-07-30 11:41:38 Opinione di Axeroth su "Rashômon"
Finchè l'uomo penserà solo a sè stesso, agli interessi propri (egoismo), finchè sarà convinto che il suo modo di vedere le cose è l'unica via per la Verità (presunzione, arroganza), finchè penserà di avere ragione seguendo solo il proprio modo di vedere le cose, senza consultare pareri altrui (non si mette in discussione: mancanza di umiltà): sulla Terra, e sul Nostro destino pioverà incessantemente. Quando l'uomo...
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2010-03-24 18:46:13 Opinione di prelelle su "Rashômon"
VOTO: 8/10. Il film che ha lanciato Kurosawa a livello internazionale e che rimarrà nella storia del cinema.
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2010-02-15 16:33:21 Opinione di steno79 su "Rashômon"
VOTO 10/10 Akira Kurosawa è stato uno dei quattro o cinque registi più importanti della storia del cinema. Rashomon fu il suo primo film che vidi, e probabilmente anche il mio primo film giapponese in assoluto : l'impressione fu fortissima, uno shock culturale indimenticabile e la dimostrazione tangibile che il cinema era prima di ogni altra cosa un'arte. Infatti, se esiste una categoria di film "innovativi" che hanno segnato una data per il loro contributo a un nuovo modo di fare...
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2010-01-19 17:27:08 Opinione di emmepi8 su "Rashômon"
Il film che fece scoprire il cinema giapponese nel mondo attraverso il premio a Venezia nel 1950, e mise in luce definitivamente il regista, un grande maestro come Kurosawa. Il film vinse anche l’Oscar. Una storia ed una messa in scena memorabile, un’impostazione recitativa innovativa per un cinema diverso, ma che riuscì a sfondare il muro di un cultura fino ad allora inaccessibile al nostro sguardo. Un volto nuovo del cinema che ci aprì le porte...
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