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Morte di un amico (1960)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Morte di un amico: assente
Ritmo ritmo in Morte di un amico: presente
Impegno impegno in Morte di un amico: minimo
Tensione tensione in Morte di un amico: minimo
Erotismo erotismo in Morte di un amico: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Morte di un amico

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La trama

Esistenze bruciate fra lo squallore delle borgate romane.

Bruno, orfano e sfaticato, si fa mantenere dalla convivente, la prostituta Franca. L'amico Aldo abita invece con la madre e i fratellini; la sua pigrizia gli impedisce però di trovare lavoro e di sistemarsi, cosicché - seguendo i cattivi consigli di Bruno - finisce per legarsi a Lea, una "collega" di Franca. La brutta fine di quest'ultima induce Aldo ad abbandonare Lea per l'onesta e semplice Adriana, ma il destino ha in serbo sviluppi tragici...  

Echi di "vite violente" in un film che infatti trae spunto da un soggetto firmato - tra gli altri - proprio da Pasolini e da Giuseppe Berto. Ciò malgrado, gli esiti non tengono del tutto fede alle premesse.

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 2009-07-27 14:39:15 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Il debutto alla regia di Pasolini (con lo straordinario “Accattone”) è del 1961, ma il suo “avvicinamento” progressivo al cinema (come soggettista e/o sceneggiatore, e poi anche come attore per “Il gobbo” di Lizzani, che rappresentò per altro per lui un’ottima esperienza per verificare dall’interno i meccanismi operativi del nuovo “mestiere”che di lì a poco si sarebbe apprestato ad intraprendere) era iniziato qualche tempo prima (e il 1959 è certamente l’anno più fruttuoso come “impegno e risultato”, poiché è proprio in quella data che si concretizza la collaborazione con  Bolognini  per “La notte brava” (per il quale “lavorerà” ancora l’anno successivo, unitamente a Marco Visconti e Alberto Moravia e con esiti certamente meno interessanti, ma solo a causa dell’eccessivo formalismo della regia che di nuovo tornò ad essere preponderante, per “La giornata balorda”, una rielaborazione coordinata in una trama organica, di alcuni spunti presi da “Racconti romani” e “Nuovi racconti romani” dello stesso Moravia).
Ancora del 1959, è di Pasolini il soggetto (scritto  con Giuseppe Berto e Oreste Biancoli) di questo “Morte di un amico”, che forse però mi sembra - fra tutti - sia quello che approda a un risultato finale meno in sintonia con la sua poetica.  L’universo è ancora quello dell’emarginazione (il sottoproletariato delle borgate romane) così ben messo a  fuoco nei  suoi romanzi di quel periodo (“Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”) che gli avevano assicurato, insieme alla notorietà e al successo,  anche l’ostracismo “ad oltranza” del clericalismo demofascista così virulento e implacabile nel “mettere all’indice” la non ortodossia dello scrittore friulano,  all’epoca “innamorato” e critico cantore di quel sottobosco “colorato” e vivo che rimarrà il costante centro della sua attenzione e del suo interesse, e non solo per ragioni di carattere antropologico, fino al tragico epilogo della sua vita. Un mondo dunque “esplorato” con inusitata “passione” anche conoscitiva, che costituirà la fonte  più cospicua (per la sua attività di quegli anni e non solo) della sua ispirazione creativa, fra “papponi” e puttane (che  ritroveremo anche, immersi però in una luce fortemente umanizzata che li renderà diversi da tutto ciò che era stato raccontato prima, sia in  “Accattone” che in “Mamma Roma”) che già avevano accompagnato in maniera insolitamente “provocatoria”, anche il suo lavoro di “paroliere” (si fa per dire, perché era certamente molto di più e di meglio ciò che Pasolini ha espresso anche in questo campo) per gli spettacoli “contro” di Laura Betti (come si chiamavano? ESPANDI +
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SI

Opinioni su Morte di un amico


2009-07-27 14:39:15 Opinione di spopola su "Morte di un amico"
spopola

Il debutto alla regia di Pasolini (con lo straordinario “Accattone”) è del 1961, ma il suo “avvicinamento” progressivo al cinema (come soggettista e/o sceneggiatore, e poi anche come attore per “Il gobbo” di Lizzani, che rappresentò per altro per lui un’ottima esperienza per verificare dall’interno i meccanismi operativi del nuovo “mestiere”che di lì a poco si sarebbe apprestato ad intraprendere) era iniziato...

voto al film: spopola assegna il voto sufficiente a Morte di un amico (1960)

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