L'eclisse (1962)
Con Monica Vitti, Alain Delon, Francisco Rabal, Lilla Brignone
La trama
Dopo una delusione amorosa, Vittoria incontra Piero, un agente di borsa cinico e disinvolto. I due diventano amanti proprio all'indomani di un crollo in borsa nel quale la madre di Vittoria ha perso parecchi soldi in favore di Piero. Questo getta un ombra sul loro rapporto che si sfalda. Continuando nella sua analisi del disfacimento della borghesia italiana, Antonioni compone il secondo capitolo della sua trilogia sull'incomunicabilità ("La notte", "L'eclisse" e "Deserto rosso") con la "musa" e allora compagna di vita Monica Vitti.
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 15/12/2010 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
Dopo i successi de L’Avventura (1960) e La Notte (1961), Antonioni realizza questa estrema parabola di decadenza umana che culmina in sette minuti finali veramente leggendari.
Anche se certe situazioni alla luce del tempo possono oggi apparire datate e farci sorridere, L’Eclisse mantiene una forte carica da espressionismo astratto che ne eternizza il valore.
Il motore immobile del film è il senso di estranietà dell’essere umano (lucido e autocritico) di fronte alla propria vita. Monica Vitti- Vittoria (in una delle sue migliori interpretazioni) incarna in maniere fedele e artisticamente inappuntabile la lucida consapevolezza della inadeguatezza dei propri sentimenti e del vuoto di senso che riempe le sua (e la nostra) vita. “Non lo so” è una frase ripetuta all’ infinito da Vittoria ed è manifesto dell’impossibilità a spiegare e a spiegarsi, dell’incapacità a comunicare al prossimo la distanza tra la propria realtà interiore e la realtà esteriore terribile e in alcuni tratti apocalittica (il fungo atomico minaccioso prende varie forme durante il film, nella cornice astratta creata da Vittoria all’inizio, nell’orribile costruzione (futurista?) dell’acquedotto dell’Eur che si innalza minacciosa, nel titolo del giornale del finale).
E anche il richiamo a una natura selvaggia (il Kenia dell’amichetta borghese) è contaminato dalla natura umana colonialista che estremizza la differenza tra bianco-acculturato e nero-ignorante.
Quello che si può veramente apprezzare in questo film di Antonioni è la capacità di narrare per sottrazione, fermandosi un millimetro prima di una possibile banalità. I dialoghi (scritti con Tonino Guerra, ma come si fa a non essere pessimisti…) sono pochi ma essenziali, lo scambio di battute viene incorniciato dal silenzio, silenzio che evita possibili frasi fatte e luoghi comuni. Un esempio del cinema di sottrazione è la rappresentazione della morte: l’ubriaco annegato nel laghetto dell’EUR ci viene solo parcellarizzato in una mano contratta e gocciolante d’acqua. I due amanti a letto sono parzialmente coperti dalla spalliera del letto e mostrati solo a metà, cosi come la colonna massiccia nella Borsa di Roma separa esattamente a metà l’immagine dei due quasi a volere suggerire una cronica incompletezza (notate come Vittoria, per tutto il film, cerchi di appoggiarsi a qualcosa). La morte (spirituale) dei due personaggi principali, ci viene proposta in sette minuti finali che indirettamente ci elencano i luoghi dove i personaggi avevano intrecciato sogni e sensazioni, adesso privati della loro presenza. Qui Antonioni in un montaggio alla ejzenstein stimola lo spettatore a fare un bel salto nel vuoto e cerca di fare ricostruire nella sua mente le associazioni e le somme per difetto, in un equivalente pittorico di un bel monocromo nero (arte astratta) in cui il bianco del contrasto è solo cornice, in cui il contenente privato del contenuto assume una valenza di malinconica assenza. ESPANDI +
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2 dicembre 2011 Opinione di mm40 su "L'eclisse"
La vera protagonista di questo film è la metropoli estiva, assolata e desertica che pare non solo popolata da fantasmi, ma un fantasma essa stessa per prima; ripetute sono le inquadrature in campo largo che Antonioni utilizza per mostrare quanta solitudine, quanto senso di sconforto vaghino per le strade di un'irriconoscibile Roma. In tale contesto, le vicende di Vittoria, Riccardo e Piero non costituiscono che l'adeguato specchio umano del senso di disperazione e decadimento di cui...
voto al film: 
15 dicembre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "L'eclisse"
L’ estinzione del genere umano per autoanalisi Dopo i successi de L’Avventura (1960) e La Notte (1961), Antonioni realizza questa estrema parabola di decadenza umana che culmina in sette minuti finali veramente leggendari. Anche se certe situazioni alla luce del tempo possono oggi apparire datate e farci sorridere, L’Eclisse mantiene una forte carica da espressionismo astratto che ne eternizza il valore. Il motore immobile del film è il senso di...
voto al film: 
6 ottobre 2010 Opinione di tafo su "L'eclisse"
Se vi piace il cinema delle risposte, il cinema realista che mentre fotografa l'esistente di fatto contribuisce a realizzarlo o infine il cinema integralista o ideologico, allora Antonioni non fa per voi.Il suo è il cinema delle domande, che rifiuta " le fissità psicologiche del realismo "(Barthes) e che sfida ogni ideologia con la radicalità del suo guardare. Quelli che non capiscono questo, non potranno mai apprezzare il finale fatto di cinema concreto, dove le cose...
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27 settembre 2010 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "L'eclisse"
Il capitalismo è come il gioco d'azzardo: se non ci si ferma in tempo, ti spezzano le gambe. Ed in effetti, non è solo una metafora, il capitalismo è semplicemente una sfida al rialzo, la cui posta in gioco è il destino di un uomo, di una famiglia, di un'industria, di un paese, del mondo umano, i suoi protagonisti sono anonimi, e stanno quasi tutti rinchiusi dentro alle sedi del potere economico, circondati da avari, malati del potere, in mezzo alla baraonda...
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29 agosto 2010 Opinione di Axeroth su "L'eclisse"
Sicuramente un capolavoro per ciò che rappresenta, ma sostanzialmente è a parer mio un film mal fatto... il finale poi è a dir poco orribile e toglie molti punti al film.... Nella mia modesta opinione la grandezza dei film si colgono principalmente da 3 qualità fondamentali senza le quali lo spettatore si dimenticherebbe facilmente della pellicola, ovvero: colonna sonora, montaggio (sequenza immagini), e finale. La colonna sonora perchè lega le immagini...
voto al film: 
20 agosto 2010 Opinione di OGM su "L'eclisse"
Questo film è un omaggio al vuoto e al silenzio, in cui il dolore viene in superficie, insieme alla verità. Il frastuono strazia la vita, quando questa è fatta di niente, della sostanza evanescente dei soldi, della carta velina delle inutili apparenze. A sopravvivere, nei deserti delle frenesie cittadine, è soltanto l’amore, che appartiene comunque all’eternità, anche quando si posa su oggetti futili, oppure si accontenta di parole accennate e...
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4 marzo 2010 Opinione di fox1969 su "L'eclisse"
Un piccolo capolavoro che ci regala atmosfere veramente particolari, create con una bella fotografia, un buon montaggio ed una colonna sonora che si fonde alle immagini creando un senso di mistero. Solo gli ultimi dieci minuti, culmine artistico del film, ne giustificano la visione. Belle le interpretazioni,di Alain Delon ma soprattutto di Monica Vitti che con elegante semplicita, bellezza, sguardi ed espressioni trasmette non solo sensualità e spensieratezza ma anche paura e dubbi...
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13 gennaio 2010 Opinione di Death By Water su "L'eclisse"
Antonioni affida il racconto, più che alle saldi mani della sceneggiatura (di Tonino Guerra come accadeva per il resto della "Trilogia") a una poetica visuale, in cui scomposizione e composizione dei piani vanno di pari passo. La rarità dei piani sequenza è fattore comprovato: ve ne sono soltanto in prossimità dei primi piani dei due protagonisti. Per il resto si assiste a un frazionamento convulso, a piacimento dell'autore, scatti fulminei della macchina da...
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11 marzo 2009 Opinione di jonas su "L'eclisse"
Antonioni al suo peggio (o al suo meglio, a seconda dei gusti): personaggi scioperati che si ciondolano qua e là e ogni tanto proferiscono qualche frase con aria pensosa. Dopo non più di 15’ lo spettatore minimamente avveduto si rende conto che non succederà nulla fino alla fine. E invece, sorpresa: proprio alla fine, una serie di inquadrature di spazi dai quali ogni presenza umana si è eclissata, come fossero nature morte. Il fatto che siano queste ultime a...
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5 ottobre 2008 Opinione di steno79 su "L'eclisse"
Uno dei film più maturi di Antonioni, soprattutto dal punto di vista formale : non è tanto la scarna vicenda a contare, quanto l'analisi di situazioni, sentimenti, stati d'animo, condotta con mezzi squisitamente cinematografici e risolutamente moderni. Può apparire noioso e pesante solo a chi non è disposto a compiere un piccolo sforzo per accostarsi a un'opera di un certo impegno, ma è assolutamente raccomandato a tutti gli altri. Ottima ambientazione...
voto al film: 
- negative [5]
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