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The Company (2003)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in The Company: minimo
Ritmo ritmo in The Company: forte
Impegno impegno in The Company: presente
Tensione tensione in The Company: presente
Erotismo erotismo in The Company: assente

Il voto di FilmTV

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a The Company (voti: 49 media: 2,98) 49

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La trama

Ordinaria e straordinaria quotidianità di un'importante compagnia di balletto americana.

Il Joffrey Ballet di Chicago è impegnato nella preparazione di un nuovo spettacolo, _The Blue Snake_. I sacrifici e le rivalità sono all'ordine del giorno nelle fila degli aspiranti ballerini: fra di loro c'è Ry, divisa tra la volontà di diventare un'"étoile" e la realtà di un lavoro da cameriera...  

Più che un film, _The Company_ sembra la prova generale di un film, dove la "scena" fagocita il "fuoriscena", trasforma la fatica e i conflitti in leggerezza e coralità, ribalta in coreografica perfezione le stridenti imperfezioni della vita privata. Durante le giornate di prove ed esercizi e durante le serate - spesso solitarie e sfinite - dei ballerini, la macchina da presa di Altman affonda con la consueta fluidità nei volti, nei piedi massacrati, negli sguardi stizziti o preoccupati, nei muscoli e nelle articolazioni dolenti; si serve del suo zoom proverbiale, del sovraffollamento amplificato dalle pareti a specchio e del consueto "overlapping dialogue" per sottolineare i personaggi e le loro dinamiche, per farci intuire le vicende individuali che stanno dietro la costruzione di ogni spettacolo. In dettaglio si sofferma solo sulla storia d'amore tra la protagonista Ry e Josh (l'unico non ballerino del film, che fa l'aiuto cuoco in un ristorante) e sul dirompente ego del direttore della compagnia, magistralmente interpretato da un incanutito Malcolm McDowell.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Emanuela Martini - FilmTV n. 14/2003

Altman, affascinato dalle dinamiche di una compagnia di balletto, fruga impietoso dietro le quinte. E realizza “la prova generale” di un film

Una stagione nella vita di una delle compagnie di danza più famose del mondo, il Joffrey Ballet di Chicago, che mescola tradizione e classicismo e sfida sulle punte gli incubi della modernità (c’è persino una coreografia su musiche di Angelo Badalamenti e David Lynch). Una giovane attrice, Neve Campbell, che prima di passare al cinema ha studiato danza classica ed è stata ballerina e che da tempo voleva fare un film sul mondo del balletto (infatti è anche produttrice di The Company). ESPANDI +

L'opinione più votata

Di vincenzo carboni scritta il 01/10/2011 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto ottimo

Etereo, inafferrabile, dell’inconsistenza dell’aria… Eppure questo film lascia esaltato lo spettatore proprio nella mancata promessa di un trauma (o trama) intorno al quale si sviluppa il significato di una vita, il principio primo che istituisce la vita come narrazione, con al centro un evento e poi –prima e dopo- lo sviluppo di questo. Altman sembra affermare che la Storia non esiste, non la storia di un individuo, ma la Storia, quella che pretende di fissare i fatti che lasciano traccia da quelli che ne sono esclusi, i fatti in grado di lasciare orme su un marciapiede di cemento e quelli che alzeranno nella migliore delle ipotesi solo un po’ di polvere. Chi si arroga il diritto –se non la Storia- di celebrare un fatto estromettendo tutti gli altri? Quali sono gli estromessi se non quelli che non hanno voce, ossia il flatus vocis rauco, quasi afono delle esistenze che non hanno niente da dire se non stare nel flusso di discorsi che altri approntano per loro (Che si fa stasera? Si esce, non si esce? Quando torni?). Josh entra in casa di Ry senza farsi sentire, lei fa il bagno e lui non la uccide con trenta coltellate. Colpo di scena: garbatamente gli chiede di poter entrare nella vasca con lei. Al suo no, invece di deflorare la sua risposta entrando lo stesso nella vasca e prenderla fin quasi a violentarla, riaccosta lo scorrevole di cristallo e aspetta sul divano. Al cinema è il fantasma che aspettiamo si mostri, non lo scorrere del mondo. Il cinema è una promessa continua e annoiata di godimento per lo sguardo, e dove questo manca è lo sguardo a mancare: è perso, smarrito, senza oggetto da fissare, come la falena che deve avere una fiamma contro cui bruciare. O meglio: contro cui far restare bruciato il proprio sguardo. Al cinema non chiediamo di meglio che avere fiamme –ossia climax- contro cui far restare accecato il nostro sguardo. Il desiderio segue sempre la via quieta e gentile di una passeggiata senza meta, piuttosto che la scena costruita da un abile venditore di eventi per suscitare il nostro eccitato interesse. È la metafora della danza in cui l’ego dell’artefice è sempre fuori scena, e ha bisogno del compromesso con il corpo e la mente del danzatore –ossia dell’altro-per creare l’evento. Fuori dalla scena il teatro resta fuori, tanto che è necessario ad ognuno il giusto compromesso con la vita per creare da sé il capolavoro che non si è mai. Il capolavoro è quanto resta fuori, quanto non riusciamo, è il tratto che mi separa dall’altro e che non arriverà mai a raggiungerlo. L’arte è quanto riesco a giungere in ritardo. È Ry che arriva a cose fatte: Josh ha preparato per due ma si è addormentato. A Ry non resta che sdraiarsi sul divano vicino a lui e prendere il suo braccio per farsi ipnagogicamante abbracciare. Questi scarti, questi resti di una vita fuori scena sono il cinema di Altman, e non da questo film; basti pensare a ‘M.A.S.H.’, a ‘California Poker’ (il finale è la scoperta smarrita che si desidera perdere), a ‘Il lungo addio’ con la lunghissima e mirabilmente assurda scena iniziale in cui Marlowe va a cercare in piena notte il cibo preferito dal suo gatto. Questo ‘The company’ è forse il più cassevetesiano dei suoi film, quello in cui è ancora più evidente il vuoto di fatti –perché i fatti non esistono- in cui incamminiamo le nostre vite: ci dobbiamo accontentare di un amico con cui conversiamo all’infinito su cosa fare per la sera (‘Shadow’: Cassevetes), oppure di una spalla slogata nell’atto di compiere una prodezza che tuttavia non mortificherà il proprio amor proprio; di un complimento che il maitre ci riserva restandone quasi feriti tanto che al contrario di esaltarci ci getta in un incredulo e sgomento ritiro in sé stessi, nella privatissima e orgogliosa ricerca di un senso per sé soli. La solitudine entro cui i personaggi si muovono non ha epos, è il luogo di confine a ridosso del quale le cose sono così impalpabili da non poter essere dette. Si possono ballare, si possono vivere ma senza parole, senza sapere dove guardare: smarriti, e felici di niente.
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SI

Opinioni su The Company


27 marzo 2012 Opinione di mm40 su "The Company"
mm40

Scritto da Barbara Turner e - episodio unico più che raro - dalla protagonista Neve Campbell (impegnata anche in veste di co-produttrice), questo The company è un malriuscito tentativo da parte del sempre curioso sperimentatore Altman di approcciarsi, alla sua maniera, al mondo del balletto. Alla sua maniera: cioè coralmente, attraverso la messa in scena delle quotidiane disavventure di più personaggi - fra alti e bassi, fra gioie e dolori - uniti non tanto dalla reciproca conoscenza o...

voto al film: mm40 assegna il voto mediocre a The Company (2003)

nessun commento
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1 ottobre 2011 Opinione di vincenzo carboni su "The Company"
vincenzo carboni

Etereo, inafferrabile, dell’inconsistenza dell’aria… Eppure questo film lascia esaltato lo spettatore proprio nella mancata promessa di un trauma (o trama) intorno al quale si sviluppa il significato di una vita, il principio primo che istituisce la vita come narrazione, con al centro un evento e poi –prima e dopo- lo sviluppo di questo. Altman sembra affermare che la Storia non esiste, non la storia di un individuo, ma la Storia, quella che pretende di fissare i fatti che lasciano...

voto al film: vincenzo carboni assegna il voto ottimo a The Company (2003)

nessun commento
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7 giugno 2010 Opinione di chribio1 su "The Company"
chribio1

finalmente dopo 2 tentativi andati a vuoto tempo fa,sono riuscito a vederlo ma purtroppo non mi e' piaciuto.voto.5.

voto al film: chribio1 assegna il voto mediocre a The Company (2003)


22 luglio 2009 Opinione di joe cavana su "The Company"
joe cavana

Questo film del maestro Altman, può essere preso da due differenti punti di vista: quello del documentario, e quello del film. Se preso come documentario è stupendo. Se preso come film allora è solo una pellicola infinitamente noiosa dove succede veramente poco e può piacere solo agli appassionati di danza. Mentre lo spettatore comune può solo dire: belli i balletti e bravi i ballerini, perchè il film non ha una vera storia, o almeno è una...

voto al film: joe cavana assegna il voto mediocre a The Company (2003)



17 gennaio 2008 Opinione di okkio su "The Company"
okkio

Film sicuramente lento e ripetitivo, poco dinamico, un musical senza canzoni cantate ma con molta musica ballata, interpretata, vissuta, per passione o per lavoro. Pochi dialoghi, molte scene statiche, tempi inevitabilmente quasi teatrali. Ciò che mi è piaciuto di più di questo lavoro di Altman è la posizione che assume l'autore stesso, che si intrufola dietro le quinte con la mdp, poi si stacca e osserva da lontano, poi entra - forse invitato - in casa di qualcuno e mostra. Emozioni,...

voto al film: okkio assegna il voto nd a The Company (2003)


18 luglio 2007 Opinione di Fabri82 su "The Company"
Fabri82

Un film che è un vero e proprio documentario sulla danza, capace di parlare motlo + agli appasionati della danza che al grande pubblico, ma tutto sommato molto intenso e poetico.. ed essendo un ballerino non potevo che uscirne estasiato. Colonna sonora fantastica! Voto: 29/30

voto al film: Fabri82 assegna il voto buono a The Company (2003)



13 dicembre 2006 Opinione di ultrapaz su "The Company"
ultrapaz

È stata una vera impresa arrivare alla fine di questa pellicola ed ammetto di aver saltato diversi pezzi (soprattutto i vari e lunghissimi balletti..). Tremendamente noioso, piatto e lento, inconcludente, senza una vera trama, senza sussulti o situazioni pressochè interessanti, questo "The Company" non stimola assolutamente la visione. Robert Altman questa volta non riesce a trasmetterci emozioni e non ci fa appassionare ai personaggi ma dirige un'opera quasi sperimentale, filmando la...

voto al film: ultrapaz assegna il voto mediocre a The Company (2003)


31 agosto 2006 Opinione di sorellinadialex su "The Company"
sorellinadialex

Non c'è molto su cui basarsi, visto che dietro questo "film" (chiamarlo film è un vero eufemismo), non c'è trama. Devo ammettere che riuscire a vederlo tutto è stata una vera impresa. Lo definirei un documentario riservato agli amanti del ballo.

voto al film: sorellinadialex assegna il voto mediocre a The Company (2003)



18 giugno 2006 Opinione di ceo_85 su "The Company"
ceo_85

Scritto da Neve Campbell e diretto da Altman, The Company è uno sguardo nel mondo della danza teatrale, perfetto come un documentario, emozionante come spettacolo, interessante come cinema/esperimento. Non perfetto, non un capolavoro all'altezza del regista, eppure vibrante di passione come pochi. Da provare...

voto al film: ceo_85 assegna il voto buono a The Company (2003)


22 maggio 2006 Opinione di tobanis su "The Company"
tobanis

Altman fa tutto ma si dimentica una cosa "un pelo" importante, il film. Resta perciò una specie di documentario, in cui la protagonista in pratica ha pagato per farsi vedere ballare (è tra i produttori), anche perché come attrice non è granchè. Noiosetto, solo per cultori del ballo, storia insignificante, recitazioni insufficienti, scritto male, diretto così cosà. Eccessivo il voto della critica, che non si è sentita di bocciare il "maestro" e lo promuove solo perché diretto da Altman.

voto al film: tobanis assegna il voto mediocre a The Company (2003)




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