Le conseguenze dell'amore (2004)
Con Toni Servillo, Olivia Magnani, Adriano Giannini, Angela Goodwin, Raffaele Pisu
La trama
In un hotel svizzero che pare un acquario, la parabola di un uomo solo e misterioso.
Titta di Girolamo, un distinto cinquantenne, vive da otto anni in una camera d'albergo di una cittadina della Svizzera italiana. Apparentemente ha passato tutto questo tempo senza lavorare, trascorrendo le sue giornate al bar dell'hotel tra una sigaretta e l'altra. L'unico elemento che turba questa routine è l'arrivo, una volta al mese, di una valigia che viene depositata davanti alla sua porta. Quali segreti nasconde?
"L'abitudine alla vita non è un buon motivo per vivere", diceva Jean-Claude Izzo. Al di là dei risvolti noir, dell'esigenza di un colpo di scena esplicativo che forse non è poi così importante, la seconda pellicola - dopo _L'uomo in più_ - del regista napoletano lavora su questo tema: sull'abitudine, sul vuoto, sulla mancanza di senso dei gesti e dei pensieri di un individuo alla deriva. Calato in una dimensione squisitamente metafisica, allora, quello di Sorrentino diventa un grande film. Non importa, cioè, che "dietro" ci sia una storia di mafia, e che la fine di Titta rimandi simbolicamente alla sua ormai appurata "imbalsamazione" (pietrificato di fronte a tutto, alla vita come alla morte). In fondo, il senso del film è già nel suo essere così sospeso, "svuotato", liquido. Non a caso, Sorrentino e il direttore della fotografia Luca Bigazzi ci mantengono all'esterno, schermando la visione attraverso vetri e filtri e facendoci assistere alla tragedia del protagonista (straordinaria la prova d'attore di Servillo) come fosse immerso in una sorta di acquario.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 40/2004
In un hotel che pare un acquario l’abitudine alla vita di un uomo solo e misterioso. Convince il nuovo film di Sorrentino
L'opinione più votata
Di Travis Bickle 1979 scritta il 04/04/2011 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
La tragedia di un uomo (non) ridicolo
In una desolante camera d'albergo s'annodano invasivi i pensieri mai dubbiosi di un uomo "statico", nel suo cammino che si vagheggia da sé, fra angolazioni prospettiche e colori freddi di un'anima inaridita. E' Titta, personaggio che respira nella monotonia della flemma di una sigaretta e della sua dose regolare, compulsiva d'eroina. Impassibile e immoto, osserva una barista con occhi che assaporano, forse, la sua pelle, di giacerne in amplessi dove smorirsi per non essere moribondi, un profumo che gli danza intorno mentre, "inesistente", la vede sfilare da dietro il vetro, il vetro di tutta una vita.
T'incardini e obnubili l'anima, i fremiti agonici sono lamenti appena sussurrati, una voce off che mormora ed eloquia con la parte umana di sé, in desideri che s'avvilirono nella monocromatica evanescenza, nel tepore che soffia di amori mai gustati, di ricatti che espugnerai con la "vigliaccheria" eroica, di un suicidio annunciato, immerso nel catrame, nei ricordi che bussano dentro un volto sgualcito da un'amarezza sovrana, da battiti di ciglia che vaniloquiano sul Tempo e le sue (s)cadenze, nell'abito elegante di una compassata noia appena appena sfiorata da labbra di una donna forse fervida d'immaginazione, dal tocco di un caffè in un angolo dove, nella solitudine, c'è rimembranza armoniosa di un corpo che non c'è più, solo un fantasma in un luogo "sperduto" della Svizzera, fra strozzini mafiosi e una valigia che appare e scompare, di una BMW che ti svecchierà quando la guidi con la beffarda indolenza di chi morde strade asfaltate di uomini di latta.
Il Tempo oscura le palpebre, e arcani sogni lo tengon desto, nei sospiri evocativi di un amico "dimenticato" che torna alla memoria, il Tempo svanito che ora si soffoca chiudendo gli occhi.
(Stefano Falotico)
- negative [9]
- sufficienti [16]
- positive [103]
- leggi tutte le opinioni
31 marzo 2012 Opinione di VAJONT su "Le conseguenze dell'amore"
Film meraviglioso che tratta il tema della solitudine ! Toni Servillo che recita per sottrazione è un piacere per gli occhi. Brava e bella Olivia Magnani. voto 9
voto al film: 
20 marzo 2012 Opinione di Kurtisonic su "Le conseguenze dell'amore"
Forse il bellissimo titolo è l'unico punto debole del film di P.Sorrentino, perchè è fuorviante e ingannatore, perchè di tante cose parla il film e fa riflettere, ma " l'amore " per il protagonista non ha significato, non rappresenta niente che riconosca. Interpretato dall'attore italiano del momento ( che si protrae con merito ormai da lungo tempo), Tony Servillo, il protagonista principale è un anonimo e scialbo commercialista, Titta di Girolamo, confinato in una piccola cittadina...
voto al film: 
13 dicembre 2011 Opinione di ultrapaz su "Le conseguenze dell'amore"
Un film strepitoso pieno di amarezza, rimpianti e disillusione...Sorrentino dirige da dio una pellicola lenta ed estenuante che comunque non ti fa staccare gli occhi dallo schermo per tutta la sua durata! Anche grazie allo splendido cast, su tutti un Toni Servillo al limite della perfezione e quasi pauroso nella sua interpretazione..
voto al film: 
28 novembre 2011 Opinione di tonypolster su "Le conseguenze dell'amore"
Le conseguenze dell'amore sono quelle che un uomo (uno straordinario Toni Servillo) decide di attuare fino in fondo per riprendersi quella vita che la mafia gli ha rubato, a costo, paradossalmenlte, di negare la propria vita finendo "cementificato" per darle finalmente un senso. E' la vicenda di un commercialista al soldo della mafia punito dalla stessa per un investimento sbagliato, condannato nel più assoluto anonimato, in una vita fatta di silenzio e attesa, a riciclare i soldi della...
voto al film: 
22 novembre 2011 Opinione di luisasalvi su "Le conseguenze dell'amore"
Titta Di Girolamo (Servillo), commercialista della mafia, punito per aver fatto un investimento sbagliato, vive segregato in solitudine da dieci anni in un albergo svizzero da dove esce solo per depositare ogni tanto una valigia di dollari sporchi della mafia ad una banca. Non sto a raccontare i dettagli della vicenda; ci sono episodi e personaggi collaterali abbastanza interessanti, la storia del protagonista si scopre con il tempo… tempo molto lento, perché avvengono pochi fatti, i...
voto al film: 
11 aprile 2011 Opinione di giacoluca su "Le conseguenze dell'amore"
Nonostante sia molto molto lento, infarcito di silenzi beckettiani ha secondo me un suo ritmo. La scena iniziale rimane sicuramente impressa con la muscia dei Lali Puna in sottofondo.
voto al film: 
4 aprile 2011 Opinione di Travis Bickle 1979 su "Le conseguenze dell'amore"
La tragedia di un uomo (non) ridicolo In una desolante camera d'albergo s'annodano invasivi i pensieri mai dubbiosi di un uomo "statico", nel suo cammino che si vagheggia da sé, fra angolazioni prospettiche e colori freddi di un'anima inaridita. E' Titta, personaggio che respira nella monotonia della flemma di una sigaretta e della sua dose regolare, compulsiva d'eroina. Impassibile e immoto, osserva una barista con occhi che assaporano, forse, la sua pelle, di giacerne in amplessi...
voto al film: 
3 aprile 2011 Opinione di brunius su "Le conseguenze dell'amore"
Mi sembra un ottimo film. L'amore viene visto come rivoluzione e riscatto di una esistenza claustrofobica. L'interpretazione di Servillo rende benissimo questa istinto di morte che trova però riscatto nella possibilità di vita data dall'amore. Il film perciò è essenziale, senza fronzoli.
voto al film: 
9 dicembre 2010 Opinione di tobanis su "Le conseguenze dell'amore"
Per un caso fortunato, e non apposta, ho visto tutti e 4 i film diretti da Sorrentino. Fortunato, perché sono tutti bei film. Ok, magari non hanno le caratteritische classiche per fare grandi incassi: non hanno cioè budget stratosferici, trame insignificanti, sceneggiature scritte col culo, interpreti rubati allo scarico della frutta, regie piatte e teenager che mostrano le tette terrorizzate da maniaci. Pertanto rimangono film seguiti da una nicchia, che magari con...
voto al film: 
20 novembre 2010 Opinione di panflo su "Le conseguenze dell'amore"
Non riesco, non riesco a farmelo piacere ; secondo me vi è troppa staticità palesemente imposta dal regista e non dalla vicenda, la quale , se non fosse cristallizzata in moduli da palcoscenico, risulterebbe alquanto interessante. Vi ritrovo l'Antonioni dell' incomunicabilità portata all'esasperazione, il Resnais di Marienbad e l'ambientazione Kubrickiana di Shining, con quei corridoi claustrofobici. Come poi nel "Divo" il personaggio è...
voto al film: 
- negative [9]
- sufficienti [16]
- positive [103]
- leggi tutte le opinioni


























