Il ferroviere (1955)
Con Pietro Germi, Sylva Koscina, Saro Urzì, Carlo Giuffrè, Amedeo Trilli
La trama
Il lento declino di un uomo senza amici e con la famiglia a pezzi.
Andrea Marcocci ha lavorato per tutta la vita nelle ferrovie, ma non ha mai fatto amicizia con i colleghi; in più i figli si dimostrano una delusione: il maschio infatti non vuole lavorare, mentre la ragazza continua ad avere relazioni extraconiugali. Andrea inizia a bere sempre di più fino a quando subisce un incidente ferroviario: in quel difficile frangente, i compagni di lavoro gli negano la solidarietà perché lui aveva lavorato durante uno sciopero...
Rappresentazione affettuosa e patetica di una famiglia proletaria. Presentato a Cannes, in seguito il film ottenne un buon successo di pubblico. Il regista-attore Germi domina la scena.
L'opinione più votata
Di FABIO1971 scritta il 01/09/2010 - utile per 9 utenti
Voto al film: 
[Pietro Germi agli amici dell'osteria]
La battuta citata è estratta da un dialogo cruciale di Il ferroviere, decima regia di Pietro Germi: cruciale non tanto nell'economia drammaturgica del film (perchè il senso, attraverso le evoluzioni della vicenda, viene comunque ribadito spesso nell'arco della narrazione), quanto perchè esemplificativa delle posizioni politiche del regista genovese, socialdemocratico e antifascista, e snodo cruciale dei suoi controversi rapporti con la critica italiana di sinistra dell'epoca (essenzialmente il gruppo di Cinema Nuovo). Agli operai di Germi, definiti da Umberto Barbaro "metodici e abitudinari come piccoli borghesi", infatti, viene imputata la scarsa aderenza alla realtà sociale, l'arrancare su posizioni storicamente sorpassate, l'assenza di una vera e propria coscienza di classe (precisamente, nelle parole di Guido Aristarco, "dei doveri politici, sociali e morali del lavoratore") e bisognerà attendere più di un decennio affinchè (nonostante, ovviamente, alcune voci fuori dal coro) l'annosa querelle giunga al termine. Il ferroviere nasce da un'idea di Alfredo Giannetti, autore anche della sceneggiatura insieme a Germi e Luciano Vincenzoni (script poi revisionato da Ennio De Concini e Carlo Musso): è un melodramma malinconico ed accorato, uno sguardo sofferto sulle miserie intime e sociali di una generazione uscita dalla guerra e che faticava a districarsi nel mondo del lavoro e tra le pareti domestiche. Andrea Marcocci (Pietro Germi) è un ferroviere alcolizzato che trascura la famiglia e si ritrova coinvolto in un incidente mortale sul lavoro: nella stessa giornata, infatti, prima un uomo si getta sotto al treno da lui condotto, poi lui stesso, scosso dall'accaduto, non si accorge di un semaforo rosso rischiando di schiantarsi contro un altro treno in transito. Schiavo della bottiglia e divorato dai sensi di colpa, Andrea non si rende conto che la sua vita e quella dei suoi familiari stanno andando in pezzi e, tra due vigilie di Natale, si consumerà la sua tragica parabola, rievocata dalla voce fuori campo del figlio Sandrino (uno straordinario Edoardo Nevola). Tra scioperi e aspre rivendicazioni sindacali Germi dipinge con toni appassionati il ritratto di un operaio-crumiro, sfumandone i tratti più culturalmente stereotipati proprio per affrancarlo da una caratterizzazione esclusivamente ideologica ed immergerlo nella controversa e mutevole realtà del tempo (fondamentale, in questo senso, il trapasso del protagonista dal proprio individualismo e dalle sue ambizioni alla consapevolezza della loro inutilità di fronte alla realtà della vita che gli si è prospettata). Non solo: Germi evita la retorica del sentimentalismo a buon mercato con i rabbiosi ed improvvisi sussulti drammatici della narrazione, lascia parlare (e, nel caso del suo Andrea Marcocci, anche sproloquiare) i suoi personaggi per avvicinarli ancor di più, attraverso il taglio neorealista del racconto, al suo pubblico (che, infatti, accorse in massa), compone con preziosa cura formale (magnifiche la fotografia di Leonida Barboni e la colonna sonora di Carlo Rustichelli) alcune sequenze di straordinaria suggestione (lo pseudo-moralismo del pre-finale, orchestrato da uno struggente crescendo di disperazione, con i figli e gli amici che finalmente si riavvicinano al protagonista), si contorna di un cast d'interpreti, da lui stesso capeggiati con sanguigna irruenza, che lo assecondano con efficacia (da Sylva Koscina a Saro Urzì e Carlo Giuffrè) stemperando gli umori più vibranti nella tenerezza di gesti intimi e dolenti. Nonostante le inevitabili imperfezioni, resta ancora oggi una delle opere piu incisive e vitali del suo autore.
24 gennaio 2011 Opinione di michel su "Il ferroviere"
CHIUSO PER LUTTO, SI RIAPRE ALLE 5 È il vigoroso racconto di un uomo qualunque e della sua famiglia colti nel momento dell’incomprensione e del dolore. Un po’lungo ma di ottima fattura (sceneggiatura, interpretazione) il film è il risultato di un compromesso tra il Neorealismo e le esigenze di un cinema più commerciale. Senza essere originale il film ha momenti felici nella descrizione dell’ambiente operaio e Germi attore ha dato vita a una figura ad...
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1 settembre 2010 Opinione di FABIO1971 su "Il ferroviere"
"I sindacati... Buoni i sindacati, te li raccomando i sindacati, buoni solo a riempirti la testa di chiacchiere e a pigliarti i soldi, coi loro giornali pieni di belle parole, giustizia, i diritti del lavoratore, vent'anni di belle parole... Prima ce le dicevamo di nascosto all'orecchio, d'inverno ci si scaldava con le belle parole, quando in casa non c'era neanche un truciolo per la stufa e noi a parlare di giustizia. E intanto i dritti pigliavano la tessera e facevano carriera..."....
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8 aprile 2010 Opinione di alfatocoferolo su "Il ferroviere"
Film tristissimo che mostra una realtà misera e comune a tante famiglie del dopoguerra. L'impatto emotivo è forte, la figura del protagonista è fiera ma triste ed appare ancor più patetica attraverso gli occhi e le parole (fuori campo) del figlio più piccolo che, com'è ovvio che sia, vede il padre come un mito indistruttibile. Germi è una sorta di gigante buono che mostra il suo lato debole tracannando un bicchiere di...
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9 dicembre 2009 Opinione di OGM su "Il ferroviere"
Il duro realismo de "Il ferroviere" è fatto di composta rassegnazione, di rabbia compressa dietro la spessa corazza della dignità. Quando, sotto i colpi di un destino infame, l'unità e la solidarietà si spezzano, l'uomo è costretto a farsi monade per continuare a esistere: allora è istintivamente indotto a chiudersi ed allontanarsi per sottrarsi ad ulteriori attacchi. Questa - e non le smanie egoistiche o le velleità individualistiche –...
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9 ottobre 2009 Opinione di antonio de curtis su "Il ferroviere"
Capolavoro di Germi bravo sia come regista che come attore
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11 gennaio 2009 Opinione di will kane su "Il ferroviere"
Devo denunciare un peccato di molta critica: la non elevazione di Pietro Germi ad autore tra quelli da ricordare come Fellini, Antonioni e Visconti. Sarà vero che, soprattutto nell'ultima fase della carriera non ha fatto cose mirabolanti ( la preparazione e la concezione di "Amici miei" però, si sa, era sua, e comunque la mano di Monicelli lì è imprenscindibile). ma al cinema italiano questo regista ha dato veramente tanto. E in più, con un approccio popolare che lo rende...
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19 ottobre 2008 Opinione di mm40 su "Il ferroviere"
Drammone strappalacrime d'altri tempi, costruito con grande perizia da uno straordinario Germi, ai massimi livelli sia come regista che come attore. Forse la sua prestazione guadagna di pathos per quel tocco autobiografico innegabile nell'opera; fatto sta che, per quanto visto oltre mezzo secolo dopo il film risulti abbondantemente datato, siamo di fronte comunque ad un'opera di indiscutibile valore. La narrazione affidata alle ingenue parole del figlio più piccolo è un ottimo espediente...
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10 luglio 2008 Opinione di sasso67 su "Il ferroviere"
Uno dei capolavori della filmografia di Germi ed un qualcosa che, a mio parere, mutatis mutandis, potrebbe costituire una sorta di "La vita è meravigliosa" all'italiana. Qui non c'è dietro il New Deal ed il boom economico è ancora di là da venire, ma Germi sopperisce all'assenza dei grandi ideali suggerendo il ricorso ai valori più tradizionali, quali l'affetto della famiglia e degli amici. A fare da collante e da espediente narrativo, il piccolo Sandrino, la cui voce, sentita oggi,...
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25 giugno 2008 Opinione di bradipo68 su "Il ferroviere"
Se si va a vedere bene questo film contiene in se'tutte le tematiche che saranno trattate nel successivo Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti.Il tema principale è la disgregazione della famiglia che avvine sotto gli occhi del ferroviere,il tutto visto attraverso gli occhi di Sandrino,il figlio piu'piccolo.Viene descritta l'Italia del boom economico che pero'non è per tutti,è descritta la situazione operaia,è descritto il lento declino di un patriarca che almeno ha la consolazione...
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24 febbraio 2008 Opinione di PP su "Il ferroviere"
Voto 8,5. Autentico ed indiscusso capolavoro del cinema italiano, tale da collocare Germi subito affianco ai grandi maestri del dopoguerra. Germi offre un mirabile esempio di cinema genuino e diretto: non a caso il filtro narrativo è dato dagli occhi di un bambino. Il ferroviere Martocci con la sua dura vita fatta di binari e “uva”, le sue contraddizioni, la sua virile coerenza, la sua immensa debolezza... Intorno a questo personaggio indimenticabile, i drammi semplici ma potenti di...
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